Italia offline: 6 milioni di famiglie non usano internet | Web Agency Brescia
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Italia offline: 6 milioni di famiglie non usano internet

Italia offline: 6 milioni di famiglie non usano internet

Italia offline: 6 milioni di famiglie non usano internet


L’emergenza sanitaria ha costretto moltissime persone ad intrattenere un rapporto diverso e più continuo con la tecnologia, e a farlo in fretta, mettendo in evidenza tutte le criticità relative ad una scarsa alfabetizzazione informatica diffusa e all’impreparazione del mondo del lavoro.

Durante il lockdown lo smart working ha messo sotto stress le linee fisse e mobili, che però a quanto pare hanno retto bene l’urto (le prime in particolare). Forse anche perché la percentuale di individui, e di interi nuclei familiari che non hanno accesso ad Internet, in Italia è ancora alta.

Secondo quanto emerge dal Rapporto annuale Istat, la percentuale degli italiani che utilizzano regolarmente internet nella fascia di età compresa tra i 16 e i 74 anni nel 2019 si è attestata al 74%. Sebbene rispetto agli ultimi tre anni vi sia da registrare una crescita del 5%, si tratta comunque di un dato che evidenzia un ritardo rilevante rispetto alla media europea, pari all’85%. E infatti nella classifica che tiene conto di questi dati ci posizioniamo quartultimi, preceduti dalla Grecia e seguiti solo da Portogallo, Romania e Bulgaria.

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Un ritardo confermato anche dalla quota dei non utenti, che è pari al 20%, contro la media europea dell’11%. Bassa anche la percentuale di residenti che possono vantare competenze digitali elevate: solo il 22%, mentre la media europea arriva al 33%.

Le famiglie completamente offline sono infatti 6.175.000, ovvero il 24,2% del totale. Come detto, i dati sono relativi al 2019, e rendono però l’idea di quale fosse lo stato delle cose poco prima dell’arrivo della pandemia, e quindi quale possa essere stato l’impatto sulle fasce di popolazione più deboli nel momento in cui internet ha assunto una centralità ancora maggiore.

Le famiglie più svantaggiate sono quelle composte di soli anziani e quelle con una scarsa istruzione (laddove il titolo più elevato all’interno del nucleo risulti essere la licenza media). Ad impressionare è la differenza legata al territorio: al Sud, e nei comuni fino a 2.000 abitanti, la percentuale di famiglie in cui nessun componente fa uso di internet sfiora il 30%.

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Numeri che fanno il paio con quelli relativi alla dotazione informatica dei minori tra i 6 e 17 anni: al Sud la percentuale di ragazzi che non possiede né un computer né un tablet raggiunge il 19%, contro il 10,5% del Centro e il 7,5% del Nord. Una cifra che aumenta al decrescere del livello di istruzione dei genitori, arrivando al 25,6% laddove nessuno dei due è andato oltre la scuola dell’obbligo.

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L’esperimento della didattica a distanza si è quindi scontrato con la presenza di diseguaglianze di carattere sociale e territoriale ancora forti, capaci di rendere difficile l’accesso all’istruzione proprio nei nuclei familiari più deboli in questo senso. In generale, il rapporto evidenzia una difficoltà diffusa nell’uso degli strumenti digitali da parte degli studenti: sono ben 3 milioni e 100 mila, ovvero il 45,4% del totale (sempre nel campione compreso tra i 6 e i 17 anni), quelli che hanno denunciato una difficoltà nello svolgimento della didattica a distanza.

Questo perché la presenza di un tablet o un computer e di una connessione internet sono condizioni necessarie ma non sufficienti a garantire un’esperienza efficace, dal momento che entrano in gioco altri fattori: come il numero (e la qualità) dei dispositivi capaci di connettersi ad internet internamente ai nuclei familiari, che normalmente risulta inferiore al necessario, e cioè a garantire che lo stesso dispositivo non debba essere condiviso con altri fratelli, ad esempio.

Il divario digitale e la mancanza di dotazioni informatiche adeguate sono – lo confermano i dati – aspetti da ricondurre a fattori di carattere sociale, generazionale e territoriale: tutte criticità su cui la crisi sanitaria ha insistito, evidenziandole. La speranza è che l’improvvisa urgenza di convertire molti aspetti della vita quotidiana, e di farlo usando internet, abbia prodotto la giusta attenzione sull’impreparazione di larghe fasce della popolazione e del mondo produttivo e sulla necessità di intervenire in tal senso.

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