Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento | Web Agency Brescia
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Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento

Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento

Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento


Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento

Puntuale come ogni anno, Sony ha aggiornato la gamma TV introducendo i modelli 2020 annunciati al CES di Las Vegas. Il marchio giapponese ha mantenuto anche quest’anno un approccio agnostico rispetto alle tecnologie disponibili. Televisori LCD e OLED convivono dunque ancora una volta e si rivolgono a differenti tipologie di utenti risultando più o meno adatti a seconda dell’uso. Le novità per la gamma OLED sono due: A9 nell’unico taglio da 48″ e A8 nei tagli da 55″ e 65″. Resta poi sul mercato la serie AG9 che abbiamo recensito lo scorso anno.

Il prodotto che abbiamo testato è il 55″ della serie A8, diretto successore degli AG8 del 2019 che sono pertanto usciti di produzione. Le novità rispetto ai predecessori sono numerose: Sony ha voluto portare molte delle caratteristiche degli AG9 su una fascia di prezzo inferiore, introducendo al contempo alcune caratteristiche che mancano anche sugli attuali top di gamma AG9. La dotazione è quindi più ampia rispetto al passato: ritroviamo ovviamente la Smart TV Android, il supporto a HDR10, HLG e Dolby Vision, la tecnologia Acoustic Surface Audio e soprattutto il processore X1 Ultimate, lo stesso che equipaggia i migliori TV realizzati da Sony.

Nel corso della prova valuteremo l’efficacia di questi cambiamenti e l’offerta complessiva, raffrontando il pacchetto confezionato da Sony con i modelli di costo superiore.

SOMMARIO

CARATTERISTICHE TECNICHE E DOTAZIONE

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Il design della serie A8 riprende lo stile già da tempo impiegato da Sony per i suoi OLED. Le linee sono minimaliste soprattutto sul frontale: a dominare è quasi unicamente lo schermo mentre le cornici sono molto sottili, con lo spessore che aumenta leggermente solo sul lato inferiore. Qui trovano spazio il LED di stato posto al centro e il piccolo logo Sony collocato in un angolo, un elemento così minuscolo che ad una prima e distratta occhiata è difficile scorgerlo.

Sul bordo troviamo una finitura metallica con gli angoli arrotondati, un elemento che circonda tutti i lati e che conferisce una piacevole sensazione di pregio. Il retro presenta una doppia finitura: la porzione più sottile è lucida e uniforme. Come sugli OLED Sony appartenenti alle precedenti generazioni lo spessore cambia nella porzione più centrale. Qui la finitura è diversa e presenta una serie di scanalature verticali che conferiscono un aspetto particolare al prodotto. Il maggiore ingombro è legato alla necessità di ospitare l’elettronica, i connettori e una parte della sezione audio, nello specifico il doppio subwoofer che si abbina ai due attuatori collocati dietro al pannello realizzando una configurazione a 2.2 canali.

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Anche gli A8 ricorrono quindi alla tecnologia Acoustic Surface Audio, la soluzione proprietaria Sony introdotta dalla serie A1 (QUI la nostra recensione del modello KD-65A1) e migliorata poi nel corso degli anni. I già citati attuatori diffondo i suoni generando vibrazioni (impercettibili ad occhio) sullo schermo. La potenza erogata è pari a 10 W x 2 più 5 W x 2 (2 speaker e 2 subwoofer). Sono supportate le tracce in DTS e Dolby Atmos.

Le porte sono collocate all’interno di due rientranze poste lungo il lato destro (guardando il TV da dietro), in parte sul bordo e in parte sotto. A lato troviamo (dall’alto verso il basso) lo slot CI+, un ingresso video composito più audio stereo tramite adattatore su jack da 3,5 millimetri, l’uscita cuffie, due porte USB 2.0 (5 V, 500 mA) e il primo degli ingressi HDMI 2.0b (tutti con HDCP 2.3). Sotto sono invece collocati la terza porta USB (5 V, 900 mA), gli altri tre ingressi HDMI (il numero 3 è provvisto di eARC, il canale di ritorno audio migliorato e capace di veicolare anche le tracce lossless), l’uscita digitale ottica, la porta Ethernet e i connettori per l’antenna. A8 dispone di sintonizzatori TV DVB-T2 e DVB-S2 pienamente compatibili con HEVC.

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Il piedistallo è composto da due elementi in metallo che vanno a posizionarsi vicino ai due lati. Il sistema che permette di agganciarli al corpo del televisore è particolare. Non si usano viti ma si sfrutta un gioco di incastri piuttosto solido che viene inoltre mantenuto in posizione dal peso dello stesso TV. Gli utenti possono optare per due modalità di montaggio: quella classica colloca il lato inferiore a poca distanza dal piano di appoggio, realizzando una soluzione molto pulita e gradevole alla vista. La seconda opzione orienta diversamente la base in modo da incrementare lo spazio tra il piano e il bordo del televisore. In questo modo è possibile collocare agevolmente una soundbar senza che quest’ultima vada a coprire una parte dello schermo. Nella parte retrostante dei piedini è inoltre presente un sistema per incanalare e occultare/mantenere ordinati i cavi.

La costruzione di A8 è di alto livello, sicuramente superiore alla media. Il prodotto trasmette una notevole sensazione di solidità e di cura nei dettagli, come ad esempio un supporto capace di garantire una apprezzabile stabilità anche a seguito di sollecitazioni dovute a spostamenti o all’inserimento di cavi. Il design è molto piacevole, specialmente quello della base che riesce a non farsi notare grazie ad un approccio minimalista molto ben riuscito.

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L’elaborazione video è uno degli aspetti che più hanno beneficiato delle novità introdotte rispetto alla serie AG8. Il processore 4K HDR X1 Extreme è stato sostituito dal più prestante X1 Ultimate, lo stesso che troviamo su tutti gli altri televisori Sony di fascia più elevata, come ad esempio gli AG9. La capacità di calcolo consente di applicare varie elaborazioni atte ad ottimizzare la qualità video:

  • Super Resolutionobject-based”: analizza l’immagine in ciascuna scena per incrementare il livello di dettaglio in ogni singolo oggetto (particolari individuati dal processore video).
  • Rimasterizzazione HDRobject-based“: analizza l’immagine in ciascuna scena e ottimizza i colori dei singoli oggetti nei video in HDR.
  • Super Bit Mapping 4K HDR: ricrea transizioni più morbide, uniformi e precise tra le sfumature di colore.
  • Pixel Contrast Booster: un sistema di controllo dei pixel capace di incrementare il volume colore e di riprodurre le componenti cromatiche con maggiore precisione anche in scene ad elevata luminosità.
  • Triluminos Display: assicura una maggiore fedeltà nella riproduzione dei colori e amplia la gamma cromatica.

Un’altra novità introdotta nelle nuove serie 2020 è Ambient Optimization, un pacchetto di elaborazioni che coinvolge audio e video. Questa tecnologia è pensata per compensare l’impatto dell’ambiente sulle prestazioni del televisore. I sensori di luminosità e il microfono sul telecomando raccolgono i dati relativi alla quantità di luce e all’assorbimento e/o riflessione dei suoni nella stanza. Le informazioni ricavate vengono utilizzate per effettuare una regolazione audio e video basata sulle caratteristiche dell’ambiente in cui viene posizionato il TV.

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Ovviamente non poteva mancare il supporto a HDR: A8 gestisce i formati HDR10, HLG e DolbyVision. Le immagini in movimento possono trarre giovamento dall’ultima (ma non per importanza) novità introdotta nelle serie 2020. Parliamo di X-Motion Clarity, una tecnologia pensata inizialmente per i pannelli LCD e ora portata anche sugli OLED. Si tratta nello specifico di un intervento capace di combinare il Black Frame Insertion (BFI: ne parliamo più approfonditamente in questa guida), ora operante ad una frequenza di aggiornamento superiore e variabile (contro i 60 Hz delle precedenti generazioni), con l’interpolazione dei fotogrammi. I risultati, come vedremo nel capitolo sulla prova di visione, sono davvero ottimi.

La Smart TV è sempre affidata alla piattaforma Android TV, qui presente con tutte le funzioni correlate. Troviamo l’accesso al Play Store, le funzionalità di Chromecast integrate e l’interazione con Google Assistant tramite il microfono presente nel telecomando con in più la possibilità di abbinare uno speaker esterno. Se si opta per questa configurazione è possibile interagire anche tramite i comandi vocali di Alexa. Il media-player interno è capace di leggere file presenti sulla rete locale o su memorie/hard disk USB formattati in FAT16, FAT32, exFAT e NTFS. Le tipologie di file che si possono riprodurre comprendono sostanzialmente tutti i principali formati video, audio e immagine.

La serie A8 dispone inoltre del Netflix Calibrated Mode, è certificata IMAX Enhanced (nel corso dell’anno arriveranno almeno 100 nuovi titoli), supporta HomeKit e AirPlay 2. Completa la dotazione la possibilità di eseguire una calibrazione completa (anche automatizzata) grazie alla sinergia con il software CalMAN di Portrait Displays.

Chiudiamo con una rapida panoramica sul telecomando fornito in dotazione. L’unità di controllo è modellata ad immagine e somiglianza di quella che dall’anno scorso accompagna modelli come la serie AG9. La disposizione dei tasti è assolutamente identica e garantisce un’ottima ergonomia e una buona risposta alla pressione dei pulsanti. Troviamo il microfono integrato, azionabile tramite l’apposito tasto, nonché i pulsanti per accedere direttamente a Google Play Movie e Netflix.

La differenza tra questo modello e quello degli AG9 consiste nei materiali utilizzati. Il telecomando di A8 è realizzato interamente in plastica e trasmette una minore sensazione di pregio e solidità. Non si tratta di un aspetto che ne pregiudica l’uso ma, data la grande cura riposta da Sony e riscontrabile in molti dettagli, è un peccato non poter disporre di una finitura in metallo. Quello che invece ci piacerebbe veder aggiunto è un sistema di retroilluminazione dei tasti, una funzione utilissima quando si guarda il TV al buio.

Il TV KD-55A8 viene proposto al prezzo di listino di 2.199 euro.

LE MISURE E I CONSIGLI PER REGOLARE LA TV

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La gamma OLED 2020 di Sony non ha portato mutamenti alle modalità video presenti e alle opzioni disponibili per la calibrazione dei televisori. La dotazione è pertanto la stessa che abbiamo descritto l’anno scorso per la serie AG9. Le modalità disponibili sono sempre Brillante, Standard, Cinema, Gioco, Grafica, Foto e Personale. Come da tradizione per le recenti generazioni di televisori del marchio giapponese non esiste una netta separazione tra SDR e HDR. L’attivazione di HDR10 o Dolby Vision viene semplicemente segnalata all’interno dei menu tramite un piccolo logo in alto a destra.

Le impostazioni di base sono condivise ad eccezione degli standard differenti come ad esempio lo spazio colore (che ovviamente cambia). Per il bilanciamento del bianco è sempre possibile selezionare uno dei due banchi separati per la temperatura colore (Esperto 1 e 2). C’è poi la Modalità Calibrata per Netflix che si può attivare quando si utilizza il servizio streaming in SDR o HDR. Come l’anno scorso occorre prestare attenzione quando si disattiva tale modalità: A8 non ritorna all’impostazione precedentemente selezionata dall’utente. In SDR si passa dalla Modalità Calibrata a Standard (molto luminosa e tendenzialmente fredda, a livello di temperatura colore) mente in Dolby Vision viene selezionato Dolby Vision chiaro (per ambienti luminosi).

Le impostazioni che consigliamo sono le seguenti:

SDR e HDR

  • Ambiente luminoso: Cinema
  • Ambiente oscurato: Personale

Dolby Vision

  • Ambiente luminoso: Dolby Vision chiaro
  • Ambiente oscurato: Dolby Vision scuro

Nel caso in cui l’HDR dovesse risultare non sufficientemente luminoso, per i gusti di chi guarda, si può provare ad agire sui parametri “Super contrasto”, “Gamma” e ” Intensità del nero” per rendere più brillante il quadro su basse luci e mezzi toni (avvicinandosi al picco il TV tende progressivamente a comportarsi in modo più neutro), ben sapendo però che in questo modo la resa non sarà più accurata come dovrebbe poiché tutto viene schiarito.

Per chi dispone del software Calman vi sono poi ulteriori possibilità rese disponibili tramite l’applicazioneCalman for Bravia“, scaricabile gratuitamente tramite il Google Play Store. Quando si avvia l’app si deve selezionare l’ingresso a cui è collegato il generatore di segnale (che può anche essere il PC Windows su cui gira il programma) e si deve mettere in comunicazione il computer con il televisore tramite Wi-Fi, un’operazione semplificata grazie all’IP del TV visibile sullo schermo in alto a destra.

Quando il collegamento viene stabilito si sbloccano alcune impostazioni aggiuntive: parliamo nello specifico delle modalità Personale per professionisti 1 e 2 e del bilanciamento del bianco a 20 punti (di base la regolazione è su 10 punti). Per i nostri test abbiamo utilizzato un colorimetro SpectraCal C6 HDR2000, un generatore di segnale DVDO TPG, HDFury Integral, HDFury Vertex, HDFury Linker, il misuratore di input lag realizzato da Leo Bodnar e Calman 5.11 Ultimate.

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La modalità scelta per la taratura manuale è quella Personale per professionisti 1 (che di fatto è praticamente sovrapponibile alla Personale), caratterizzata da una luminosità di circa 255 cd/m2 – nits con le regolazioni di fabbrica. Consigliamo pertanto di diminuire sensibilmente il parametro “Luminosità” se il televisore viene utilizzato in ambienti con poca luce. Ricordiamo inoltre che la quantità di luce emessa dallo schermo dipende direttamente anche da un secondo parametro denominato “Luminanza di picco”, regolabile su vari livelli e che tendenzialmente consigliamo di tenere su “Alto” (quello che assicura la base di partenza più alta) anche per armonizzare il più possibile i valori tra SDR e HDR (come abbiamo detto molti parametri sono condivisi).

Di base la calibrazione di fabbrica garantisce buone prestazioni, non troppo dissimili da quelle che avevamo misurato lo scorso anno sulla serie AG9. Sulla scala dei grigi si nota la tendenza a riprodurre una temperatura colore tendente al freddo con un eccesso di blu che risulta più evidente avvicinandosi al bianco al 100%. Il DeltaE, l’errore rispetto al risultato ottimale, si attesta mediamente a 3,9 con una punta massima di circa 6 che corrisponde al bianco. Il gamma ha un andamento piuttosto lineare e si abbassa solo sui primissimi livelli della scala dei grigi (intorno al 10%) schiarendo l’immagine un po’ più del dovuto (di base il gamma è impostato al valore 2.4). L’andamento è comunque ottimo come testimoniato dal valore medio, che si attesta a 2,36.

Sui colori la resa è ancora più precisa. Di base la copertura dello spazio colore Rec.709 è pari al 99,8%, e dunque sostanzialmente completa. Le coordinate delle componenti cromatiche primarie (rosso, verde, blu) e secondarie (ciano, magenta, giallo) si attestano quasi tutte al di sotto della soglia critica per l’occhio umano (non si deve oltrepassare il 3). L’unico ad andare oltre è il ciano che fa segnare un massimo di 3,8 sulla saturazione al 20%, scendendo poi a 3,4 al 40% e a 3,2 al 60%. Tutte le altre misurazioni restituiscono valori inferiori a 3. Il comportamento sul Color Checker, che prende in considerazione molte più tinte tra cui gli incarnati, conferma l’ottima fedeltà di cui A8 è capace. Il DeltaE massimo è pari a 6,3 sul bianco con una media di 2,2. Se però si escludono il bianco ed i grigi, che come abbiamo visto presentano alcune imprecisioni, si nota come tutti i colori siano al di sotto del 3, con la punta massima di poco inferiore per il rosso.

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Per la calibrazione è consigliabile impostare il gamma al valore 2.2 (che corrisponde all’impostazione “0” sul TV) poiché è quello il riferimento che il pannello utilizza e su cui vengono poi applicate le impostazioni e anche la mappatura dei toni in HDR. Si può comunque optare anche per un valore 2.4 in SDR ma consci del fatto che sarà necessario eseguire alcuni passaggi in più e che il risultato finale sarà quasi certamente non altrettanto accurato in entrambe le modalità (SDR e HDR). Con i controlli del bilanciamento del bianco a 2 punti è già possibile ottenere ottimi risultati. Del resto come si può notare dai grafici lo scostamento del blu è piuttosto regolare su alte e basse luci.

Ovviamente con i 20 punti le correzioni risultano ancora più accurate. L’unica accortezza che ci sentiamo di suggerire è di prestare attenzione ai risultati dei cambiamenti apportati soprattutto sulle alte luci. Modificare uno dei punti sui livelli più alti della scala può portare alterazioni anche su altri punti. Per ottenere il massimo risultato è quindi necessario ricontrollare i punti più prossimi e trovare dunque una media. Quanto detto vale però per i più pignoli poiché raggiungere un DeltaE medio sotto l’1, un valore già molto basso, è un’operazione tutt’altro che difficile. Nel nostro caso abbiamo voluto spremere fino in fondo il TV (del resto lo facciamo sempre) e ci siamo fermati solo quando siamo giunti al risultato che secondo noi rappresenta l’ideale.

Il DeltaE medio sulla scala di grigi, a taratura eseguita, si attesta a 0,3 con una punta massima di 0,7 sul bianco al 95%. Il gamma risulta quasi perfettamente lineare a parte due lievissime flessioni al 5% e al 95%. Il valore medio è 2,198, praticamente coincidente con il riferimento scelto di 2.2. Per quanto riguarda i colori primari l’errore più consistente è quello relativo al rosso al 100% della saturazione: abbiamo misurato un DeltaE di 2,29, dunque già sotto la soglia del visibile. Abbiamo poi il blu al 100% (DeltaE 2,15), tutte le altre componenti cromatiche si attestano sotto al 2 con un errore medio di 0,91. Anche il Color Checker riporta miglioramenti simili a seguito della calibrazione: il DeltaE medio è 0,91 con un massimo di 2,7.

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Sony A8 è quindi capace di esprimere prestazioni ottime a seguito della taratura con punte di eccellenza. Prima di passare a HDR vogliamo spendere qualche parola sulla regolazione dei colori. Durante le fasi di taratura manuale è sconsigliabile fissarsi unicamente sul raggiungimento del grafico perfetto con il classico gamut Rec.709. In tali condizioni si ha contezza unicamente del comportamento tenuto dal pannello con le saturazioni al 100% e questo non consente di avere un quadro completo della situazione. La regolazione del rosso, ad esempio, permette teoricamente di abbassare il DeltaE a livelli ancora più bassi.

Purtroppo i risultati, perfetti sulla carta, si rivelano però lungi dall’essere ottimali non appena si visiona qualche contenuto reale o quando si passa al grafico con tutte le saturazioni intermedie. Spostare troppo il rosso, ad esempio per correggerne il lieve eccesso di saturazione, porta inevitabilmente a spostare tutti i livelli inferiori (80%, 60%, 40% e così via). In parole più semplici una correzione apparentemente perfetta del rosso porta in realtà ad ottenere un errore più alto, in alcuni intervalli visibile ad occhio, su tutte le saturazioni del rosso inferiori al 100%. Si tratta della riprova di un concetto che è utile ribadire: i grafici sono fondamentali per analizzare le prestazioni di un televisore ma non dicono sempre tutto quello che è necessario sapere.

In SDR l’ultima serie OLED di Sony evidenzia un funzionamento dell’Automatic Brightness Limiter (ABL) in linea con i modelli della generazione precedente. L’ABL, che è presente su tutti gli OLED, limita la massima luminosità quando si visualizzano immagini ad elevato APL (Average Picture Level). Quando la percentuale di elementi luminosi, rapportata alle parti buie, supera una determinata soglia, ecco che l’ABL entra in azione e riduce il quantitativo di luce emessa su tutto lo schermo. Il limite per il 55″ A8 è fissato a circa 145 cd/m2 – nits su schermata con il bianco che copre tutto il quadro. Se non si eccede questo valore si evitano completamente le fluttuazioni di luminosità che potrebbero verificarsi a volte quando la luminosità è impostata a livelli più elevati e il bianco copre una porzione molto ampia di schermo.

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Anche su A8 è presente il sistema di protezione che scurisce l’immagine quando vengono rilevati elementi statici (specialmente se luminosi) su schermo per un tempo prolungato. Lo abbiamo notato e misurato durante l’utilizzo delle schermate test, piccole finestre che coprono il 10% dello schermo con valori di luminanza spesso elevati (soprattutto in HDR). Il calo, pur in tali condizioni di stress, è progressivo e non particolarmente incisivo, tanto che durante l’uso reale con sorgenti di vario genere non abbiamo mai notato alcun abbassamento apprezzabile ad occhio.

In HDR la taratura di fabbrica mostra una tendenza a virare la scala dei grigi su una temperatura colore fredda, un comportamento grosso modo sovrapponibile a quello che abbiamo descritto per l’SDR. Il blu tende a risultare più preponderante mano a mano che ci si avvicina al bianco al 100%. Lo scostamento non è però troppo rilevante, non a caso anche la curva EOTF (Electro-Optical Transfer Function) e quella relativa alla luminanza risultano molto vicine al riferimento. Si nota solo la tendenza ad avere una quantità di luce un po’ sovrabbondante sui primissimi livelli di grigio, in particolare sul 5%.

La fedeltà cromatica è meno precisa rispetto alla gamma dinamica standard, un comportamento del resto normale in quanto legato sia ai limiti tecnologici con cui tutti i pannelli devono scontrarsi (non è ancora possibile una piena copertura degli spazi colore più ampi) sia con quelli relativi agli OLED (volume colore su tutti). Complessivamente le prestazioni sono comunque buone e assicurano una visione piuttosto fedele di tutte le sorgenti, seppur con meno accuratezza dispetto ai contenuti in SDR.

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Come abbiamo già chiarito la taratura in SDR viene di fatto “portata” in HDR rendendo più veloci le operazioni (si esegue un’unica calibrazione anziché due). L’unica accortezza da avere consiste nel verificare che le impostazioni in SDR e quelle in HDR costituiscano effettivamente il miglior compromesso possibile per entrambe le modalità di fruizione. In alcuni casi (ad esempio su alcuni colori) gli effetti di una regolazione in SDR possono peggiorare il risultato in HDR e viceversa, motivo per cui è bene effettuare un controllo incrociato per assicurarsi di aver ottenuto un bilanciamento ottimale.

Al netto delle suddette osservazioni i risultati sono ancora una volta ottimi anche in HDR: le curve EOTF e di luminanza presentano un andamento ancora più regolare. Solo al 5% permane una leggerissima tendenza ad enfatizzare il quantitativo di luce emesso (lo si nota più facilmente cambiando la scala del grafico). Non si tratta comunque di un aspetto anche solo lontanamente problematico e anzi riteniamo che tale comportamento possa essere il risultato di una precisa scelta, atta a garantire un livello di dettaglio ottimale proprio sui livelli più prossimi al nero assoluto, quelli più ostici per i pannelli OLED.

La scala dei grigi risulta molto più precisa e priva di dominanti sia sulle basse sia sulle alte luci. La riproduzione dei colori migliora sia a livello di tinta e saturazioni (100% e inferiori) sia in generale e anche sul Color Checker. La copertura dello spazio colore DCI-P3 è pari al 94,06% xy e al 96,72% uv mentre quella del BT.2020 raggiunge il 69,32% xy e il 72,47% uv.

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I valori riguardanti il picco di luminosità sono invece i seguenti:

  • Schermata al 1%: circa 698 cd/m2 – nits
  • Schermata al 2%: circa 702 cd/m2 – nits
  • Schermata al 5%: circa 659 cd/m2 – nits
  • Schermata al 10%: circa 611 cd/m2 – nits
  • Schermata al 25%: circa 447 cd/m2 – nits
  • Schermata al 50%: circa 280 cd/m2 – nits
  • Schermata al 75%: circa 203 cd/m2 – nits
  • Schermata al 100%: circa 147 cd/m2 – nits

La misura del volume colore relativo (CIE L*a*b) ha evidenziato una copertura del 109,389% per il BT.709, del 73,313% per il DCI-P3 e del 49,591% per il BT.2020. La gestione delle immagini in movimento è decisamente cambiata rispetto allo scorso anno: la grande novità è costituita dal “black frame insertion” che opera ora ad un massimo di 96 Hz anziché a 60 Hz fissi come sulla generazione precedente. Per attivare questa funzione occorre impostare il Motionflow in modalità Personale. In questo modo si può agire separatamente su due parametri: Fluidità e Nitidezza. Il primo abilità l’interpolazione dei fotogrammi e aumenta quindi la fluidità delle immagini aggiungendo nuovi frame alla sorgente. Nitidezza è invece il black frame insertion che, come l’interpolazione, lavora su 3 livelli. A Minimo, che equivale a spento, si succedono i parametri 1, 2 e 3.

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Il livello di dettaglio aumenta progressivamente: a 1 siamo intorno alle 380 linee, a 2 si sale fino a circa 450 linee mentre arrivando a 3 si ottiene una risoluzione di circa 650 linee, grosso modo in linea con la serie AG9 del 2020. Per ottenere un livello di dettaglio ancora più elevato si possono abilitare simultaneamente sia Nitidezza sia Fluidità.

Aumentando il numero dei fotogrammi si eleva parimenti anche il dettaglio. A 1 l’elaborazione è ovviamente più blanda: le immagini ottengono una fluidità superiore ma in misura piuttosto blanda. Al secondo livello si nota già un quadro visibilmente differente rispetto all’originale. I film o i contenuti a 24 fotogrammi acquisiscono il famoso “effetto soap opera”, la definizione usata per identificare la perdita di quella cadenza particolare (e scarsamente fluida) che caratterizza da sempre le opere cinematografiche. A 3 l’effetto viene portato ai massimi livelli.

Se si combinano Nitidezza a 1 o 2 con Fluidità al valore 2 si ottiene una risoluzione in movimento di circa 900 – 1080 linee, mentre portando Fluidità al 3 si può andare ancora un po’ oltre. Sconsigliamo assolutamente di attivare Nitidezza al 3 poiché la resa è in linea con quella degli OLED commercializzati negli anni precedenti.

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Di fatto è un’opzione non realmente utilizzabile: la luminosità crolla e le immagini perdono stabilità in modo evidente, generando uno sfarfallio (in gergo “flickering”) sopportabile solo per pochi minuti. Anche portare Fluidità al massimo è poco saggio: è vero che la riduzione della sfocatura in movimento è superiore, ma è altrettanto innegabile che quello che si guadagna qui lo si perde in naturalezza. Nelle giuste condizioni (ad esempio soggetti in movimento su sfondi ricchi di dettagli fini) si possono inoltre generare artefatti che capaci di distrarre e di risultare fastidiosi per lo spettatore.

La perdita di luminosità legata all’inserimento del black frame insertion è la seguente (misurata in HDR):

  • Nitidezza su Minimo: circa 630 cd/m2 – nits
  • Nitidezza su 1: circa 533 cd/m2 – nits
  • Nitidezza su 2: circa 340 cd/m2 – nits
  • Nitidezza su 3: circa 160 cd/m2 – nits
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Il black frame insertion influisce infine anche sulla curva EOTF in HDR: anche al minimo (Nitidezza a 1) si nota come l’immagine venga scurita lungo tutta la scala dei grigi. Nel capitolo sulla prova di visione vedremo meglio come il Motionflow impatta sulle prestazioni e quali sono le combinazioni consigliate per la visione di film e programmi televisivi.

Concludiamo questa ricca panoramica con la calibrazione automatica. La procedura è la sempre la stessa fin dal suo esordio sui TV Serie Master (AF9 e ZF9). Si collegano PC e TV in Wi-Fi tramite Calman e si avvia l’app “Bravia for Calman”, selezionando l’ingresso desiderato. L’utilissimo controllo diretto (DDC, Direct Display Control) permette di semplificare la procedura anche in caso di taratura manuale, poiché non è più necessario entrare nei menu con il telecomando. Tutto si gestisce tramite un apposito menu a tendina integrato nel software per computer. In circa 15 – 20 minuti (a seconda della precisione richiesta) è possibile ottenere una taratura molto accurata.

LA SMART TV

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Sulla serie A8 è preinstallato Android TV in versione Pie (9.0), come abbiamo appurato anche consultando i dati forniti dal software AIDA64. L’applicazione ci ha anche permesso di identificare il SoC che gestisce tutte le funzioni. Rispetto allo scorso anno c’è un cambiamento: Sony ha scelto nuovamente di affidarsi al MediaTek MT5893 dotato di CPU quad-core a 64-bit con architettura ARM Cortex-A73 e di una GPU Mali-G71. Questa soluzione era stata riservata, nel 2019, ai prodotti di fascia più alta. Nessuna modifica invece per quanto riguarda il quantitativo di RAM e la memoria interna: sono rispettivamente 2,5 GB e 6.384 MB di cui circa 4.500 a disposizione dell’utente (nel nostro caso il TV segna 4.481 MB ma avevamo già installate alcune app).

Le prestazioni sono risultate (poco sorprendentemente) in linea con quelle di tutti i precedenti modelli Sony equipaggiati con il medesimo SoC. La reattività è ottima praticamente in tutte le circostanze: navigare tra i menu, aprire le applicazioni passando rapidamente da una all’altra, modificare il volume e cambiare sorgente. Nelle suddette situazioni non abbiamo mai riscontrato problematiche o incertezze tali da pregiudicare l’esperienza per l’utente.

L’unica parziale eccezione è costituita dal media-player integrato. La versione 2020 è stata in parte rivista con cambiamenti all’interfaccia grafica e alla logica di funzionamento. La velocità è stata incrementata e sembra risolta la limitazione che avevamo riscontrato sulle precedenti versioni, lente nel leggere dischi ricolmi di file (o con video molto pesanti) poiché il software cercava di analizzare tutti i contenuti presenti per creare un’anteprima.

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La compatibilità con i diversi formati ci è sembrata immutata. Abbiamo riprodotto senza difficoltà file in Dolby Vision e anche spezzoni tratti da Ultra HD Blu-ray (quindi massima qualità e bitrate impegnativo) con HDR10. Con quest’ultima tipologia di file abbiamo osservato qualche rallentamento durante l’avanzamento o il riavvolgimento rapido. A volte, facendo ripartire i film, abbiamo notato che nei primi istanti la fluidità non era quella corretta ed erano visibili alcuni scatti, segno che per l’elettronica e/o il software non è così agevole saltare da una parte all’altra di video così impegnativi.

Per il media-player Sony dichiara sostanzialmente la stessa compatibilità delle serie 2019: MPEG1: MPEG1/MPEG2PS: MPEG2/MPEG2TS (HDV, AVCHD): MPEG2, AVC/MP4 (XAVC S): AVC, MPEG4, HEVC/AVI: Xvid, Motion Jpeg/ASF (WMV): VC1/MOV: AVC, MPEG4, Motion Jpeg/MKV: Xvid, AVC, MPEG4, VP8.HEVC/WEBM: VP8/3GPP: MPEG4, AVC/MP3/ASF (WMA)/WAV/MP4 AAC/FLAC/JPEG. Per l’audio segnaliamo che, come lo scorso anno, in presenza di tracce in DTS-HD Master Audio non è sempre possibile procedere all’ascolto del “core lossy” in DTS. In alcuni casi l’audio è ben riprodotto ma in altri ci sono fastidiosi salti ad intervalli regolari o una evidente mancanza di sincronia con la traccia video.

Va comunque detto che il supporto al DTS in generale sta diventando sempre più raro sugli Smart TV, motivo per cui non ci sentiamo di far pesare troppo questo aspetto; sottolineiamo inoltre la possibilità di ovviare a tali inconvenienti con l’installazione di altre applicazioni, come ad esempio Kodi che già sui modelli 2019 si era dimostrata efficace in tal senso.

La disponibilità di applicazioni è del resto molto ampia, merito sicuramente della piattaforma Google ma anche degli sforzi compiuti da Sony. Troviamo infatti anche servizi non disponibili su altri televisori Android TV: l’esempio più significativo è costituito da NOW TV, una novità recente che si va ad aggiungere ai vari Netflix, Spotify, Amazon Prime Video, DAZN, Infinity, Wuaki.tv, Chili, Rai.tv, YouTube, VLC e tante altre ancora. Non manca nemmeno la grande novità del 2020: ci riferiamo a Disney+, arrivato anche in Italia lo scorso marzo. A quanto appena descritto si aggiunge poi AirPlay 2, che offre ulteriori possibilità a tutti i possessori di dispositivi Apple. Trovare mancanze è quindi davvero difficile, anche dal punto di vista qualitativo. Ultra HD, HDR10, Dolby Vision e Dolby Atmos sono tutti presenti se supportati dai servizi streaming. Tramite Rakuten TV si possono anche vedere film rimasterizzati secondo gli standard di IMAX Enhanced.

L’interfaccia grafica dei menu combina la classica GUI di Android con alcune personalizzazioni inserite da Sony. Per la parte più prettamente “smart” non si segnalano novità di rilievo. Più interessante è invece l’aspetto e l’organizzazione dei menu con tutte le impostazioni. Dalle serie 2019 è stato ripreso il menu ad accesso rapido che si sviluppa in orizzontale lungo il bordo inferiore dello schermo. Qui sono riportate in automatico le funzioni principali e alcune delle voci più comuni, in modo che l’utente possa cambiare velocemente la modalità video, quella audio, la luminosità eccetera. Volendo è possibile personalizzare il menu, eliminando o inserendo altri settaggi come ad esempio la rete internet, il Bluetooth e altro ancora.

Il cambiamento vero e proprio è stato invece apportato all’interno delle impostazioni audio e video. Scorrendo le varie voci e fermandosi sopra di esse si apre una piccola finestra che ne descrive il funzionamento con testo e immagini. Soffermandosi sul Motionflow, ad esempio, si ottiene una spiegazione concisa sul funzionamento delle voci “Fluidità” e “Nitidezza”, descritta come una soluzione che “regola il livello di nitidezza inserendo un fotogramma nero per ridurre l’effetto mosso”. Quando invece si passa alla regolazione dei colori viene mostrato un grafico 3D che schematizza il tipo di intervento operato tramite tinta, saturazione e luminosità.

Complessivamente il risultato è apprezzabile e di buona fattura. L’utente poco smaliziato si troverà sicuramente meno spaesato di fronte ad alcune diciture non esattamente chiarissime, come ad esempio quelle contenute nel menu “Limpido”, una traduzione probabilmente non molto azzeccata che raggruppa tutte le elaborazioni che riguardano l’ottimizzazione delle immagini, come ad esempio i filtri di nitidezza, rumore video, “de-contouring” (che viene chiamato come da tradizione “Gradazione uniforme”) e il sempre apprezzato “Reality Creation”. Non disdegneremmo però un’opzione per poter disabilitare questo tipo di visualizzazione: per un esperto può risultare più comodo scorrere rapidamente i menu senza ricevere alcuna informazione aggiuntiva.

La critica che invece ci sentiamo di muovere è praticamente la stessa che avevamo riportato anche lo scorso anno (e del resto, al di là degli abbellimenti grafici, la struttura di base è rimasta inalterata). Per raggiungere alcune impostazioni è tendenzialmente necessario eseguire qualche passaggio di troppo e alcune azioni non risultano immediatamente intuitive. Per agire sui parametri audio e video si deve prima aprire il menu rapido, poi selezionare “Visualizzazione e suono” e in seguito passare ai menu “Immagine” o “Suono”. Da qui si deve poi scorrere verso il basso fino a trovare il parametro desiderato. La personalizzazione del menu rapido può ovviamente aiutare ma non risulta risolutiva, poiché riempirlo con troppe voci di uso non frequente finirebbe per minarne la sua ragion d’essere.

LA PROVA DI VISIONE

Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento

La serie A8 si presenta e si comporta di fatto come la diretta erede degli OLED AG9 di Sony. Pur trattandosi della sostituta degli AG8 è infatti dall’attuale serie ammiraglia che derivano molte delle migliorie apportate. Viene quindi naturale partire dall’accoppiata costituita dal processore video e dal SoC che gestisce Android TV. X1 Ultimate è tuttora l’elettronica che preferiamo per gran parte delle elaborazioni applicabili a tutte le sorgenti video. Nel corso degli ultimi anni la concorrenza ha sicuramente accorciato il divario e in alcuni ambiti riesce a pareggiare i risultati o anche a sopravanzarli, in determinate situazioni. Ciononostante il pacchetto predisposto da Sony resta eccellente per la varietà e l’efficacia degli interventi disponibili.

L’upscaling è uno dei fiori all’occhiello della serie A8, un esito di fatto scontato poiché le prestazioni di X1 Ultimate sono ormai note. Anche i segnali test più impegnativi faticano a mettere in crisi la conversione dei segnali alla risoluzione nativa del pannello. La visione di contenuti a risoluzione SD (Standard Definition) o HD non fa altro che confermare queste ottime impressioni. I nuovi OLED Sony riescono generalmente a visualizzare anche le sorgenti più difficili (quelle realizzate con elevata compressione) con sufficiente o anche discreta qualità. Gli unici casi in cui si può parlare di resa non soddisfacente sono quelli in cui il materiale di partenza presenta difetti così importanti da non poter essere mascherati in alcun modo; l’esempio classico sono alcuni canali del digitale terrestre.

Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento

Ovviamente il livello sale decisamente quando si sfruttano sorgenti HD e in particolare quelle Full HD di buona qualità. La capacità di esaltare il dettaglio presente è sicuramente la qualità migliore che X1 Ultimate esibisce in tali condizioni, merito anche di funzionalità quali il Reality Creation, che utilizza una serie di algoritmi (riduzione del rumore e maschera di contrasto) per far compiere a tutti i segnali quel salto di qualità necessario per sfruttare meglio il pannello Ultra HD. Occorre però non farsi prendere la mano: il Reality Creation, se usato con criterio e moderazione, è un validissimo ausilio ma se si eccede rischia di diventare dannoso e di snaturare le immagini.

Per ottenere il massimo delle prestazioni non si può comunque prescindere dall’uso di sorgenti con risoluzione Ultra HD e possibilmente anche HDR. Il microdettaglio esibito da materiale con la stessa definizione del pannello è visibilmente superiore e conferisce un maggior senso di profondità al quadro. Inutile dilungarsi sulle principali qualità dello schermo OLED: il nero assoluto, il rapporto di contrasto e l’elevata gamma dinamica sono pregi che ormai conosciamo bene.

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É invece più interessante sviscerarne il comportamento sulle bassissime luci, quei livelli prossimi al nero che da sempre costruiscono il terreno più ostico per la tecnologia OLED. Iniziamo dall’uniformità: l’esemplare che abbiamo ricevuto in prova ha esibito solo imperfezioni di lieve entità. Sui primissimi livelli della scala dei grigi, tra 2% e 5%, erano visibili alcune bande verticali che abbiamo visto quasi sempre sugli OLED di tutti i produttori.

Si poteva inoltre notare come i bordi dello schermo tendessero a scurire leggermente rispetto al centro (effetto vignettatura). Fortunatamente l’entità era tale per cui le suddette imperfezioni non erano visibili in condizioni di reale utilizzo (cioè con materiale diverso dalle schermate di test). Anche sul bianco non c’è nulla da segnalare: la parte in alto a destra e quella a lato del centro, a sinistra, mostravano un accenno di magenta ma la deviazione massima che abbiamo misurato (DeltaE 1,8) è ben al di sotto del visibile. L’uniformità del nostro campione si è dimostrata perciò molto buona.

Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento

Le porzioni di immagini più scure mostrano i passi avanti compiuti nel corso degli anni dai pannelli OLED. La serie A8 è meno incline a mostrare difetti che si manifestano sotto forma di rapidissimi sbalzi di luminosità, una sorta di “flash” che in alcuni frangenti (in particolare modo con i video più compressi e di bassa qualità) si palesano su tutti i televisori che sfruttano la stessa tecnologia. Da questo punto di vista si può affermare che, pur non essendo ancora giunti ad una soluzione ottimale, si notano ulteriori miglioramenti anche rispetto allo scorso anno.

La riproduzione delle sfumature è davvero ottima in tutte le situazioni, sia nelle porzioni più luminose sia in quelle più scure. Da questo punto di vista la tecnologia Sony è davvero una garanzia da ormai molti anni. La funzione “Gradazione uniforme” riquantizza il segnale in modo estremamente efficace e senza perdere una quantità sensibile dei dettagli più fini, come invece capita in modo più evidente con altri filtri di questo tipo. Tra i livelli di intervento disponibili abbiamo preferito “Basso”, solitamente capace di garantire l’equilibrio migliore. Se la sorgente è maggiormente affetta da “color banding” (transizioni troppo nette tra le tinte che si manifestano sotto forma di bande di colore) si può provare anche “Medio” mentre “Alto” ci è sembrato sempre eccessivo per via del dettaglio perso (non solo micro-dettaglio: anche qualche particolare meno fine tende a diventare poco evidente).

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Complessivamente la pulizia del quadro è quindi notevole, come del resto lo era già su AG9. Si conferma nuovamente quella resa equilibrata e naturale che è nel “DNA” dei televisori realizzati dal marchio giapponese. Le elaborazioni aiutano a migliorare le immagini senza modificare pesantemente la volontà creativa di chi realizza i contenuti. Non c’è di base una tendenza all’eccesso per stupire in ogni modo lo spettatore, anche a discapito della qualità. A darne ulteriore prova è l’intelligibilità delle basse luci: A8 le mostra su schermo con praticamente tutti i dettagli che dovrebbero essere presenti. Sono praticamente le stesse parole che abbiamo usato nel 2019 per descrivere le prestazioni di AG9 ed è una notizia sicuramente positiva: A8 non è un modello Serie Master ma di fatto si comporta allo stesso modo.

Anche in HDR l’ultimo nato di casa Sony conferma la stretta parentela che lo lega ai modelli degli anni precedenti. Come abbiamo visto nel capitolo sulle misure il picco di luminosità è in linea con quello di AG9 e AF9. Sony ha nuovamente preferito puntare su un approccio più conservativo ed è proprio questo a determinare un valore più basso rispetto ad altri televisori realizzati dai diretti concorrenti. Si potrebbe pensare che, per questo motivo, A8 risulti meno brillante ma la realtà è un po’ più complicata poiché bisogna tenere in considerazione il tone mapping, cioè lelaborazione che adatta la luminosità dei contenuti a quella dei pannelli. Su A8 questo intervento viene applicato in modo dinamico per HDR10, il formato che contiene metadati statici. Cosa significa? Il processore analizza le immagini e applica le dovute correzioni in tempo reale, modificando (se opportuno) l’equilibrio tra chiari e scuri in modo concettualmente simile a quello che si potrebbe ottenere con i metadati dinamici di Dolby Vision o HDR10+.

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Il tone mapping predisposto da Sony tende a privilegiare il cosiddetto “Average Picture Level”. In parole più semplici si può dire che il televisore è stato impostato per cercare di mantenere un livello di luminosità più alto (nel limite del possibile) quando la quantità di elementi brillanti all’interno di un immagine aumenta (quando l’APL è più alto). Lo si può notare anche consultando le misure relative ai picchi in relazione alla finestra usata. Se al 10% la differenza con altri OLED è sensibile sulla carta, salendo ad esempio al 25% si assottiglia molto, tanto che in alcuni casi A8 risulta alla pari se non addirittura più luminoso di altri modelli. Questo comportamento si traduce in una resa che non risulta normalmente più spenta (quanto meno in modo apprezzabile ad occhio) rispetto a prodotti capaci di un picco superiore.

I mezzi toni sono quindi privilegiati: Sony ha deciso di dare la massima attenzione laddove si concentra generalmente il maggior numero di dettagli, tutti chiaramente visibili su schermo. Qualche compromesso è invece presente sulle alte luci poiché il televisore tende ad andare in “clipping” un po’ prima rispetto ad altri modelli, tagliando tutte le informazioni e restituendo un bianco indistinto. Alcuni dettagli vanno perciò a perdersi o sono meno intelligibili. Anche in questo caso sono evidenti le similitudini con AG9 e con AF9: entrambe le serie (specialmente quella del 2019) sono state realizzate con lo stesso approccio per quanto riguarda l’HDR e il tone mapping.

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In Dolby Vision la situazione cambia parzialmente poiché questo formato è strutturato in modo diverso rispetto a HDR10. I metadati sono dinamici all’origine e determinano il modo in cui viene eseguito il tone mapping senza rielaborazioni da parte dell’elettronica. La versione implementata da sempre sui TV Sony è quella a bassa latenza (LLDV: Low Latency Dolby Vision). Cosa cambia rispetto al profilo che potremmo chiamare “tradizionale”? LLDV sposta parte del lavoro dal dispositivo usato per visualizzare le immagini alla sorgente. É infatti quest’ultima che deve farsi carico di comunicare al televisore come trattare il flusso video in ingresso per poterlo mostrare correttamente.

Con i contenuti in Dolby Vision abbiamo notato in alcune occasioni la tendenza a scurire leggermente le immagini, un’impressione che avevamo già maturato testando i precedenti OLED del marchio nipponico. Non si tratta di grosse differenze: per rilevarle ci si deve concentrare su alcuni particolari precisi con attenzione, comparando lo stesso contenuto in versioni differenti e/o su sorgenti diverse. Quello che invece si nota con più facilità e l’impatto causato dai metadati dinamici.

L’ottimizzazione compiuta durante la creazione dei contenuti permette di agire con più precisione su alcuni elementi, sia per migliorare la qualità delle immagini sia per un mero intento artistico (conferire alla scena un certo aspetto). Ecco dunque che le basse luci possono aprirsi un po’ di più per mostrare qualcosa che in HDR10 era meno visibile, oppure le alte luci che spostano un po’ più in avanti la soglia del clipping per arricchire il quadro con qualche dettaglio aggiuntivo. Non sono generalmente modifiche eclatanti (merito anche del tone mapping dinamico: queste elaborazioni sono sempre più efficaci) ma riescono spesso a rendere più piacevole la visione.

Chi cerca un po’ di spinta in più sulla luminosità può provare la modalità Dolby Vision chiaro, ben confezionata per quello che è il suo scopo: guardare i titoli in ambienti con presenza di luci. Come tutte le modalità giorno viene posta maggiore enfasi su quasi tutti i livelli di luminanza e per questo il quadro risulta ben più brillante di quanto non dovrebbe essere (giustamente: deve contrastare la luce nella stanza). Il prezzo da pagare, oltre alla minore fedeltà (una scena in penombra può sembrare ben più chiara del dovuto, ad esempio) è il dettaglio sulle alte luci: la soglia del clipping viene anticipata e alcune parti del quadro che ancora contenevano informazioni sfumano invece nel bianco.

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Concluso il capitolo riguardante il video passiamo all’audio, un aspetto spesso ben poco convincente sui moderni televisori piatti proprio per via del risicato spazio disponibile. La tecnologia Acoustic Surface Audio è come sempre molto efficace nel far corrispondere l’origine dei suoni con le immagini sullo schermo. Da questo punto di vista il sistema approntato da Sony non ha rivali: gli speaker posizionati lungo il lato inferiore spostano inevitabilmente il suono più in basso e generano un effetto meno naturale. Il doppio subwoofer è capace di riprodurre le basse frequenze in modo convincente. L’audio è corposo e può raggiungere volumi piuttosto elevati, anche se in prossimità del massimo si inizia a percepire un po’ di distorsione.

Sui medi si avverte invece una piccola perdita di dettaglio che sporca leggermente le prestazioni, in special modo sui medio-bassi, dove i subwoofer tendono a prendere il sopravvento in alcuni passaggi. La funzione Ambient Optimization si è rivelata utile per correggere le inevitabili ripercussioni che tutti le stanze non appositamente trattate esercitano sull’audio. Metterla in uso è semplicissimo: una procedura guidata (suggerita dal TV stesso in fase di configurazione iniziale) illustra tutti i passaggi. L’utente deve posizionarsi nel punto in cui si siede per guardare i programmi televisivi tenendo fermo il telecomando. Vengono quindi riprodotte una serie di frequenze che servono per misurare le caratteristiche della stanza e per compensarne gli effetti.

Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento
Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento

Abbiamo tenuto per ultimo l’aspetto che ci ha maggiormente convinto: le immagini in movimento. Nel corso degli ultimi anni abbiamo sempre sottolineato le limitazioni sussistenti, convinti che i margini per crescere fossero consistenti. Con A8 i nostri auspici si sono finalmente concretizzati. Il Motionflow arricchito con X-Motion Clarity riduce molto meglio la sfocatura e permette di raggiungere una nitidezza sensibilmente superiore. Sul materiale a 24 fotogrammi al secondo (i film su tutti) riteniamo che possa tornare utile attivare solo Nitidezza su 1: la risoluzione non migliora di moltissimo ma l’effetto “blur” già presente alla base e i movimenti più compassati (rispetto ad altre tipologie di materiale) rendono la visione molto piacevole senza troppi sacrifici sul fronte della luminosità.

Per i contenuti ricchi di movimenti molto rapidi, come lo sport, abbiamo preferito invece aggiungere anche Fluidità a 1 o 2. Incrementare il numero di fotogrammi non genera un effetto artificioso (anzi, nelle carrellate repentine vale l’opposto: più frame sono preferibili) e il numero di artefatti è solitamente ben contenuto e non disturba la visione. Tutto questo si traduce in un quadro molto più a fuoco, con palloni che sono molto meno proni a sdoppiarsi o a diventare quasi impossibili da seguire nei rapidi capovolgimenti di fronte. Il nostro giudizio è molto positivo: finalmente la qualità d’immagine degli OLED viene preservata anche quando il quadro non è fisso.

Chiudiamo come sempre con l’input lag. La serie A8 è più reattiva della AG9: dai 26,6 ms che avevamo misurato lo scorso anno si scende ora a 18,2 ms con sorgenti Full HD o Ultra HD, con o senza HDR. Peccato per l’assenza delle funzioni di HDMI 2.1 associate al gioco: Sony ha scelto di integrare unicamente l’eARC. Si possono raggiungere i 120 Hz ma solo in Full HD. Manca anche l’Auto Low Latency Mode, qui parzialmente sostituito dall’Auto Picture Mode. Questa funzione, usata in abbinamento con una PlayStation 4, abilita automaticamente la modalità gioco quando si accende la console. Non è però in grado di discernere tra giochi e video, quindi se si usa la console per vedere Netflix, ad esempio, si deve cambiare modalità video manualmente.

CONCLUSIONI

Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento
Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento Peccato per l’assenza delle funzioni di HDMI 2.1, c’ solo eARCRecensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento Il telecomando non rispecchia la classe del TVRecensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento Manca HDR10+

Con A8 Sony ha compiuto passi in avanti sotto quasi tutti i punti di vista, realizzando quello che accade non di sovente nel mercato dell’elettronica: offrire un prodotto migliore del precedente (AG8) ad un prezzo più basso. Sono cambiati in meglio il processore video, il SoC, il telecomando (anche se sull’unità in dotazione c’è qualcosa da dire), le prestazioni sonore e sono stati apportati cambiamenti apprezzabili all’interfaccia utente.

L’aspetto che ci ha colpito più di tutti è la gestione delle immagini in rapido movimento: dopo anni di evoluzioni sostanzialmente nulle abbiamo finalmente un sistema che, combinando due interventi simultanei, riduce molto più efficacemente la sfocatura. Il black frame insertion è finalmente utilizzabile (con le giuste impostazioni) e non ha nulla a che spartire con le versioni sviluppate fino al 2019. La perdita di luminosità è contenuta e non c’è più quel fastidiosissimo sfarfallio che rende vano il tentativo di guardare un film per intero o un evento sportivo dall’inizio alla fine. Dopo aver provato questo livello di prestazioni è davvero difficile tornare ai precedenti OLED.

Le prestazioni sono di alto livello: la qualità video è molto alta soprattutto in SDR, dove con gli opportuni interventi si riescono a ottenere risultati eccellenti. In HDR10 e Dolby Vision si gode di un’esperienza molto appagante anche se Sony ha utilizzato un approccio più conservativo rispetto ad altri marchi. Ne deriva un picco di luminosità più basso in termini assoluti ma piuttosto ben compensato da un sapiente uso del tone mapping dinamico. Anche confrontando direttamente altri modelli non è così immediato notare differenze sensibili.

Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento
Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento Recensione TV Sony A8: gli OLED ora al top anche nelle immagini in movimento

I nuovi processori aiutano ad ottimizzare sia le immagini sia la gestione della Smart TV. Soprattutto per quest’ultima il balzo in avanti è evidente: il SoC MT5891 di AG8 non era sempre sufficientemente reattivo e l’esperienza d’uso, in alcuni frangenti, ne risultava penalizzata. Con MT5893 non ci sono invece differenze rispetto a tutti gli altri Android TV Sony di fascia alta o medio-alta. I pregi legati a X1 Ultimate sono invece meno evidenti ma comunque presenti e permettono di affinare ulteriormente vari aspetti, elevando A8 ai vertici della categoria per tutto quello che riguarda l’elaborazione video.

La sezione audio si conferma di alto livello grazie alla tecnologia Acoustic Surface, ottima quando si tratta di far corrispondere l’origine dei suoni alle immagini su schermo. Il volume è generoso e rispetto allo scorso anno c’è la compatibilità con Dolby Atmos, utile per guardare Netflix e godersi le tracce a oggetti tramite eARC e una soundbar o impianto esterno. Il supporto al DTS è un altro punto a favore dato che ormai non sono tanti i prodotti che riescono a decodificarlo.

La principale mancanza, data la qualità complessiva (anche costruttiva) e la fascia di appartenenza, è costituita dall’assenza di molte funzioni legate ad HDMI 2.1. Di fatto l’unica presente è eARC, il canale di ritorno audio migliorato. Mancano tutte le funzionalità legate al gioco, da Auto Low Latency Mode al Variable Refresh Rate passando per l’Ultra HD a 120 Hz. Nell’anno di esordio di Xbox Series X e soprattutto (visto che parliamo di Sony) PlayStation 5 è un peccato ma evidentemente per questa tipologia di utilizzo Sony preferisce spingere altri modelli.

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Gli altri difetti sono di minore entità: il telecomando è molto comodo poiché riprende la disposizione dei tasti introdotta lo scorso anno su AG9 e altri TV di fascia alta. La finitura in plastica lo rende però poco piacevole al tatto: la sensazione è quella di avere tra le mani un’unità decisamente economica, ben diversa dal livello delle finiture in alluminio che troviamo sul televisore. Manca anche la retroilluminazione, un’aggiunta che vorremmo sempre vedere su prodotti di questo tipo.

Segnaliamo inoltre la decisione di non supportare HDR10+, il formato con metadati dinamici rivale di Dolby Vision. La sua assenza ha un peso relativo sia per via dell’elaborazione dinamica dei metadati di HDR10, che in qualche misura può compensare, sia perché ormai il mercato sembra pendere nettamente dalla parte di Dolby. Preferiamo comunque segnalare anche questo aspetto dato che ormai i modelli che gestiscono tutti i formati esistono e in numero non più così esiguo. Da tecnici avremmo infine preferito una netta separazione tra le impostazioni di SDR e HDR. Il sistema condiviso usato da Sony funziona ma crediamo che con interventi indipendenti si potrebbero ottimizzare ulteriormente le prestazioni.

Complessivamente il giudizio sugli OLED A8 è molto positivo: si tratta di prodotti maturi che garantiscono prestazioni solide, non a caso i pregi superano di gran lunga i difetti. Il rapporto qualità/prezzo è decisamente più favorevole rispetto ad AG8 e anche ad altri predecessori di fascia più elevata. A8 non è un Serie Master nel nome ma lo è praticamente nei fatti, grazie ad una dotazione che lo avvicina più ad AG9 che ad AG8. Risulta pertanto apprezzabile il percorso compiuto dai listini nel passaggio dalla gamma 2019 a quella 2020: il 55AG8 costava al lancio 2.499 euro contro i 2.199 euro di A8 e i 2.999 euro di AG9. Come per tutte le novità il prezzo si abbasserà gradualmente rendendo più conveniente l’acquisto nel corso dei prossimi mesi.

Un ringraziamento ad AudioQuality per il supporto logistico.

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