Stabilizzazione ottica e elettronica: come funzionano? Il Test con OPPO Find X2 Pro | Web Agency Brescia
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Stabilizzazione ottica e elettronica: come funzionano? Il Test con OPPO Find X2 Pro

Stabilizzazione ottica e elettronica: come funzionano? Il Test con OPPO Find X2 Pro

Stabilizzazione ottica e elettronica: come funzionano? Il Test con OPPO Find X2 Pro


Le fotocamere degli smartphone sono formate da molte, anzi, moltissime componenti: sensore, lente, sistema di messa a fuoco, tutti elementi molto importanti e che nel corso degli ultimi anni sono stati oggetto di una evoluzione quasi impensabile. Tra questi troviamo anche la stabilizzazione che a partire dalle ultime due o tre generazioni di smartphone ha compiuto passi da gigante ed è anche uno degli aspetti da tenere maggiormente in considerazione se si vuole una fotocamera particolarmente performante.

La stabilizzazione è ovviamente importante sia in ambito fotografico che nella registrazione dei video. Nel primo caso, infatti, permette di tenere lo shutter aperto per più tempo, e quindi di catturare più luce, senza rischiare di causare del micromosso, mentre nel secondo caso fornisce alle nostre riprese un aspetto decisamente più professionale. Un aspetto che fino a poco tempo fa era ottenibile solo e soltanto con l’ausilio di uno stabilizzatore esterno, o gimbal.

In questo contenuto cercherò quindi di spiegarvi come funzionano i principali sistemi di stabilizzazione, ovvero quello ottico e quello elettronico, rispettivamente noti come OIS e EIS. Oltre a ciò ho messo alla prova l’ultimo OPPO Find X 2 Pro, che abbiamo recensito qui, uno degli smartphone che in questo momento offre la migliore stabilizzazione, per riuscire a capire effettivamente a che punto siamo arrivati e in quali occasioni ha ancora senso utilizzare una gimbal per catturare le nostre immagini.

STABILIZZAZIONE OTTICA O OIS

Con l’avanzata di funzioni quali l’HDR e la modalità notturna la stabilizzazione ottica della fotocamera è diventata uno degli elementi più importanti nell’analisi del comparto fotografico di uno smartphone. Ormai tutti i prodotti offrono la stabilizzazione elettronica ma sono ancora pochi quelli che offrono la stabilizzazione ottica su almeno una delle fotocamere che compongono il proprio set.

La stabilizzazione ottica o OIS è una soluzione hardware che combina l’azione di un sistema micro-elettromeccanico e del giroscopio per rilevare i movimenti e bilanciarli con uno spostamento uguale e contrario dell’ottica. Se ad esempio scattando una foto ci capiterà di muoverci leggermente verso destra, la stabilizzazione risponderà con un movimento compensante verso sinistra. Ovviamente i costi di miniaturizzazione e implementazione di un sistema simile sono molto elevati e quindi si tratta di una caratteristica che vediamo quasi esclusivamente sui top di gamma.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa tipologia di stabilizzazione? Tra i punti a favore troviamo sicuramente il fatto che, trattandosi di una soluzione hardware, non ci sia crop dell’immagine e quindi l’inquadratura rimane sempre invariata e il sensore viene usato per intero. Inoltre, parlando di video, trattandosi di una soluzione meccanica è molto difficile che si vengano a creare distorsioni o strane aberrazioni solitamente dovute all’intervento del software su porzioni dell’immagine; parlo ad esempio dell’effetto gelatina.

Gli svantaggi sono invece da attribuire principalmente ai costi di produzione. Realizzare un valido sistema di stabilizzazione ottica non è per nulla economico e questo incide poi ovviamente sul costo di vendita dello smartphone. Oltre a ciò parliamo sempre e comunque di un componente meccanico e in movimento, che aggiunge una complessità in più e che, seppur di rado può rompersi o non funzionare come dovrebbe.

STABILIZZAZIONE ELETTRONICA O EIS

La stabilizzazione elettronica o EIS (Electronic Image Stabilization) è stata introdotta abbastanza di recente. Diciamo da quando i processori di immagine hanno raggiunto una potenza sufficiente da poter supportare gli algoritmi e l’intelligenza artificiale in tempo reale. La funzione è esattamente la stessa della stabilizzazione ottica ma a differenza di quest’ultima non utilizza parti meccaniche ma sfrutta le dimensioni e la risoluzione del sensore che spesso superano quelle delle immagini catturate, per compensare i movimento dello smartphone.

In sostanza l’intelligenza artificiale analizza in tempi brevissimi i movimenti rilevati dall’accelerometro e li interpreta in modo da allineare i frame uno con l’altro e mantenere il soggetto sempre correttamente orientato nella scena. Questo processo avviene seguendo due metodi differenti. Il primo, e meno recente, prevede l’individuazione di un dettaglio ad alto contrasto e muove l’inquadratura all’interno del sensore in modo che questo elemento risulti sempre nello stesso punto dell’immagine. L’avanzare delle tecnologie legate al machine learning ha permesso poi di sviluppare il secondo metodo che, tramite l’intelligenza artificiale, determina il soggetto e lo blocca all’interno della scena.

Quali sono pro e contro di questa tecnologia? Tra i punti a favore abbiamo sicuramente l’efficacia, che con il passare del tempo è andata sempre aumentando, la praticità e i costi decisamente più contenuti rispetto a quelli necessari per sviluppare un sistema di stabilizzazione ottica. I contro sono invece definiti principalmente da due elementi: il primo è la possibile comparsa di effetti di distorsione, mentre il secondo è dato dal crop del sensore che inevitabilmente riduce l’ampiezza dell’inquadratura.

STABILIZZAZIONE IBRIDA O HIS

E infine abbiamo la stabilizzazione ibrida, detta anche HIS, ovvero Hybrid Image Stabilization, che nient’altro è che l’unione delle due tecnologie appena spiegate Ovviamente parliamo di un sistema di stabilizzazione che troviamo solamente nelle soluzioni top di gamma, quelle che solitamente hanno la stabilizzazione ottica e che abbinano ad essa quella elettronica. Si tratta probabilmente del metodo più efficace per stabilizzare un’immagine ma che non è comunque del tutto privo di contro.

Anzitutto partiamo dal crop che è presente come per la stabilizzazione elettronica ma in forma decisamente minore. In questo particolare caso, infatti, l’EIS viene applicato ad una immagine che a tutti gli effetti è già parzialmente stabilizzata grazie al lavoro dell’OIS e quindi può intervenire in tono minore preservando buona parte dell’inquadratura.

Il sistema di stabilizzazione ibrida ha la sua applicazione più utile nella registrazione dei video mentre non è fondamentale quando si scattano fotografie. I risultati dell’applicazione di questo sistema di stabilizzazione doppia possono essere in alcuni casi davvero incredibili.

IL NOSTRO TEST


Stabilizzazione ottica e elettronica: come funzionano? Il Test con OPPO Find X2 Pro

Come vi dicevo ho sfruttato le capacità del nuovo Oppo Find X2 pro e l’ho messo alla prova in diversi contesti per capire fino a dove si può spingere oggi uno smartphone top di gamma. Questo prodotto offre una stabilizzazione ibrida sul sensore principale per garantire prestazioni ottimali in tutte le situazioni e permette di modificare il livello di intervento della componente elettronica per regire al meglio anche nei casi più estremi, ovviamente non senza qualche compromesso legato principalmente a risoluzione e crop dell’immagine.

Ho messo alla prova questo prodotto in 4 differenti contesti: camminando, correndo, legato alla pettorina del mio cane e agganciato sul manubrio della mia mountain bike. I risultati? Vediamoli insieme.

La clip ripresa camminando sfruttando il livello standard di stabilizzazione, che è anche l’unico che ci permette di girare in 4K a 60 fps, ha una resa davvero ottima. L’inquadratura non soffre minimamente dei movimenti della camminata ed è tutto talmente fluido da sembrare quasi finto. Non si notano artefatti o strani effetti di distorsione nemmeno nelle porzioni più esterne dell’inquadratura, a testimonianza del fatto che la stabilizzazione elettronica interviene in questo caso in maniera contenuta ed è stata comunque progettata al meglio.

Considerazioni molto simili anche per la ripresa effettuata correndo. Find X2 Pro svolge un lavoro eccellente già con il livello standard di stabilizzazione permettendoci quindi di ottenere risultati più che soddisfacenti senza dover attivare il livello di stabilizzazione più invasivo e conservando quindi la risoluzione 4K a 60 fps e una inquadratura sufficientemente ampia. Se per la camminata il risultato è paragonabile a quello dell’utilizzo di una gimbal qui abbiamo qualche leggerissimo sobbalzo in più, decisamente compensato dal fatto di non doversi portare appresso un aggeggio comunque abbastanza ingombrante e pesante. Direi che possiamo comunque ritenerci più che soddisfatti del risultato ottenuto.

La terza si è rivelata un pochino più complicata: agganciato alla pettorina del cane i sobbalzi risultano essere troppo accentuati per poter essere compensati al meglio e pur caratterizzati da una frequenza abbastanza regolare vengono attutiti soltanto parzialmente dalla stabilizzazione al livello standard. Fortunatamente questo Find X 2 Pro offre due ulteriori livelli di stabilizzazione, più invasivi ma più efficaci. Attivando la modalità Ultra Steady le riprese sono sicuramente più stabili ma il mio consiglio è quello di evitare di utilizzare questa modalità se non in determinate occasioni; il crop è infatti molto importante e l’inquadratura risulta essere, nella maggior parte dei casi, troppo stretta.

Il compromesso migliore a livello di inquadratura e stabilizzazione è quindi quello dato dalla modalità Ultra Steady Pro che sfrutta il sensore con lente grandangolare per avere un margine maggiore di crop senza ridurre eccessivamente l’angolo di visione. In questa modalità abbiamo forse il migliore compromesso tra stabilizzazione e crop ma la qualità dell’immagine è leggermente più bassa a causa di una accoppiata sensore-lente di qualità un pochino inferiore. Sia per la modalità Ultra Steady che per la Ultra Steady Pro la risoluzione massima è 1080P a 60 fps.

E chiudo con la mountain bike. Anche qui il risultato ottenuto con il livello standard di stabilizzazione non è di altissimo livello anche se questa volta non è colpa dell’ampiezza dei sobbalzi ma della loro frequenza. I movimenti sono troppo rapidi per essere compensati in maniera efficace e il tremolio resta abbastanza evidente.

Come nel caso precedente, attivando la modalità Ultra Steady la situazione migliora un po’ ma il crop è notevole e l’inquadratura ne risente abbastanza. Il miglior compromesso, sempre con i suoi limiti, è quindi ancora quello della modalità Ultra Steady Pro che si dimostra davvero più efficace ma i cui risultati sono ottimali sono in presenza di un ambiente ben illuminato. Come vedete dalle riprese fatte nel bosco, infatti, nelle situazioni di penombra si nota la presenza di un pochino di rumore e l’immagine risulta generalmente meno definita.

QUANDO BASTA LO SMARTPHONE E QUANDO NO?


Stabilizzazione ottica e elettronica: come funzionano? Il Test con OPPO Find X2 Pro

Ed eccoci al momento di tirare le conclusioni andando ovviamente a riprendere quanto detto all’inizio. Abbiamo capito che i sistemi di stabilizzazione delle fotocamere degli smartphone hanno ormai raggiunto un’efficacia molto molto buona, ma quali sono le situazioni in cui ancora siamo chiamati ad affidarci ad una gimbal o ad una action cam?

Per quanto riguarda gli stabilizzatori, o gimbal, gli scenari in cui sono ancora utili restano pochissimi, almeno per quanto riguarda gli smartphone top di gamma. Credo proprio che l’unico ambito nel quale ancora può aver senso acquistarne uno sia quello professionale. Probabilmente non sono molti i fotografi o videomaker che utilizzano lo smartphone per i loro lavori ma ci sono situazioni in cui può essere utile viaggiare molto leggeri. In questi casi la gimbal risulta essere utile soprattutto per riuscire a controllare al meglio movimenti come quelli di pan e tilt. Per il resto, come abbiamo constatato, la stabilizzazione di un prodotto top di gamma come il Find X 2 Pro di Oppo è ormai più che sufficiente.

Differente il discorso per quanto riguarda le action cam, sicuramente più adatte dello smartphone in alcuni contesti sia per l’efficacia del sistema di stabilizzazione che per la loro praticità d’uso. Attaccare uno smartphone da oltre mille euro alla pettorina del proprio cane che corre o al manubrio di una mountain bike su un sentiero sconnesso non è probabilmente la scelta più prudente. Meglio forse ancora affidare certi compiti alle videocamere sportive che sono pensate e progettate appositamente per questo scopo.

VIDEO

in collaborazione con Oppo

(aggiornamento del 17 agosto 2020, ore 20:22)

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