Taiwan chiude ai servizi cinesi di video streaming: guerra a Tencent e Baidu | Web Agency Brescia
8611
post-template-default,single,single-post,postid-8611,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1300,footer_responsive_adv,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-13.3,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,wpb-js-composer js-comp-ver-6.2.0,vc_responsive

Taiwan chiude ai servizi cinesi di video streaming: guerra a Tencent e Baidu

Taiwan chiude ai servizi cinesi di video streaming: guerra a Tencent e Baidu

Taiwan chiude ai servizi cinesi di video streaming: guerra a Tencent e Baidu


Gli ultimi due anni verranno forse ricordati come l’inizio della fine della globalizzazione, almeno quella software. La contrapposizione tra Cina e Stati Uniti ha infatti portato a due diversi schieramenti che, a suon di ban e proibizionismo, provano a far valere i propri interessi chiudendo ai servizi altrui. Ultima in ordine cronologico la decisione di Taiwan, apertamente contro la Repubblica popolare cinese e adesso contro anche i loro servizi di video streaming.

Con un provvedimento che farà di certo discutere in Asia e in Occidente, il ministro degli affari economici di Taipei ha ufficializzato l’interruzione di iQiyi (Baidu) e WeTV (Tencent), due servizi già illegali sull’isola ma ancora presenti grazie ad una scappatoia che li ha finora tenuti in vita attraverso compagnie locali. Tutto ciò non sarà più possibile a partire dal 3 settembre prossimo, uno schiaffo più simbolico che altro a due delle più grandi multinazionali cinesi in attività, Taiwan conta infatti “solo” 24 milioni di abitanti e non può certo ledere i numeri di questi colossi.

Il messaggio è quindi ciò che conta davvero, la Cina sta infatti affrontando un momento molto particolare della sua storia recente e lo scontro con gli Stati Uniti non potrebbe essere più duro: Trump ha bannato WeChat e TikTok, dando loro 45 giorni di tempo per eventuali mosse estreme come la vendita ad una società statunitense (MIcrosoft?).

Ma nel mirino di questa amministrazione – ormai agli sgoccioli – ci sono anche altri colossi come Huawei e Alibaba, seppur quest’ultima abbia negli States interessi ancora marginali. E poi c’è l’India, vicina di casa scomoda che ha chiuso la porta a 59 applicazioni cinesi tra cui anche TikTok, WeChat e Weibo, tutte accusate di “mettere in pericolo la sicurezza del Paese condividendo dati sensibili della popolazione indiana con il governo centrale cinese“.

Insomma una guerra silenziosa che alza muri digitali, isola da una parte la Cina e limita la diffusione di tanti servizi nei diversi territori. Se le cose continueranno in questa direzione avremo presto un mondo digitale a compartimenti stagni, universi paralleli che mai si incontrano, e a pagarne le conseguenze potrebbe essere lo sviluppo tecnologico.

No Comments

Post A Comment