Le magnifiche 7 del tech valgono più del PIL di Italia, Germania e Spagna | Web Agency Brescia
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Le magnifiche 7 del tech valgono più del PIL di Italia, Germania e Spagna

Le magnifiche 7 del tech valgono più del PIL di Italia, Germania e Spagna

Le magnifiche 7 del tech valgono più del PIL di Italia, Germania e Spagna


La crisi incombe ma non per tutti, soprattutto per le più grandi aziende americane che dopo qualche settimana di forte incertezza hanno riguadagnato in borsa quanto perso a marzo e aprile 2020, fino a superare i livelli di inizio anno. Le magnifiche sette assomigliano così sempre più a stati che multinazionali, i loro fatturati sono perennemente in crescita e le capitalizzazioni da far girare la testa.

Basti pensare ad Apple che questa settimana ha raggiunto e superato i 2 mila miliardi di capitalizzazione ($2,023T); la prima in assoluto a raggiungere questo incredibile obiettivo, tanto che non sono mancate le spiazzanti comparazioni che vedono questo valore assimilato al Pil italiano (ovvero la ricchezza prodotta dal nostro paese in un anno, calcolata in $2.086,9T nel 2019).

Se poi aggiungiamo anche Amazon ($1,652T), Microsoft ($1,624T), Alphabet ($1,074T), Facebook ($766,361 Mld), Tesla ($373,065 Mld) e Netflix ($219,581 Mld) completiamo in un baleno il quadro dello strapotere digitale della Silicon Valley, capace di raggiungere i punti nevralgici della rete traendo profitti da capogiro in tutto il mondo.

Mettendo insieme le capitalizzazioni delle prime cinque aziende si toccano agevolmente i $7 mila miliardi, con le ultime due si sale poi oltre i $7.7 mila miliardi. In pratica dovremmo mettere il Pil di Germania ($4,029T), Italia e Spagna ($1,446T) per avvicinarci… senza raggiungerle: il prodotto interno lordo 2019 di questi tre paesi, combinati, tocca infatti poco più di 7,560 mila miliardi.

In molti parlano di “borsa americana lontana dal mondo reale“, con l’economia tradizionale che affossa e gli altri indici intorno al mondo che portano il segno meno: in Europa, ad esempio, siamo al -12% circa da gennaio, in Giappone invece al -5,6%. Una cosa è certa, chiuso questo strano e doloroso capitolo storico, le differenze saranno solo più accentuate.

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