Immuni? No grazie, la chat meglio: cronaca di una vacanza in Sardegna | Web Agency Brescia
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Immuni? No grazie, la chat meglio: cronaca di una vacanza in Sardegna

Immuni? No grazie, la chat meglio: cronaca di una vacanza in Sardegna

Immuni? No grazie, la chat meglio: cronaca di una vacanza in Sardegna


Non era (solo) la tanto agognata pausa dopo un anno di duro lavoro. La mia vacanza in Sardegna era anche l’occasione per capire in che modo l’Italia s’era destata e attrezzata per fronteggiare la più difficile emergenza sanitaria della storia recente.

In fin dei conti, da fine febbraio, data della mia ultima gita fuori porta, non ho avuto molte occasioni per farlo. Una vita di clausura per tutto il lockdown, poi il minimo indispensabile: la redazione, il tragitto in auto casa-lavoro, il supermercato, qualche negozio di zona, un timido ritorno verso i ristoranti (all’aperto), nessun viaggio, nessun mezzo pubblico.

UN VIAGGIO DA INCUBO

Per le mie vacanze scelgo Baja Sardinia, Costa Smeralda, in quella parte di Sardegna che piace tanto a calciatori e Vip di tutto il mondo. Ci vado da anni, per ragioni familiari e per via di una costa che non ha nulla da invidiare a quella caraibica. E scelgo ancora una volta di andarci in nave, perché la Sardegna – senza un’auto con cui girarla – te la godi solo a metà. In fondo, penso, le grandi compagnie marittime che fanno spola da e verso la penisola avranno preso tutte le precauzioni del caso per garantire la sicurezza dei propri passeggeri.

Previsione ottimistica, mi vien da dire col senno di poi. Fin dall’arrivo al porto di Livorno capisco subito che i buoni propositi sulle misure anti-Covid sono rimasti tutti o quasi sulla carta. A parte il controllo della temperatura all’ingresso del porto e un annuncio preregistrato che ci ricorda dell’obbligo della mascherina tutto è rimasto come nell’era a.C. (ante Covid).

La gente si assembra un po’ ovunque: nel percorso che dal garage auto porta alle cabine e al posto, sui corridoi (con gli immancabili ospiti stravaccati per terra), persino al ristorante, nonostante gli adesivi d’ordinanza con le impronte stampigliate a un metro di distanza.

Immuni? No grazie, la chat meglio: cronaca di una vacanza in Sardegna

Di tutti quei piccoli e grandi sussidi tecnologici che durante il lockdown hanno dimostrato di essere utili nella gestione ordinata delle file non c’è traccia. Nessuna chance nemmeno per i pagamenti contactless (al massimo la carta di credito fisica) e per le vending machine: l’unica macchinetta automatica che distribuisce le bibite è fuori servizio.

Immuni? No grazie, la chat meglio: cronaca di una vacanza in Sardegna

Quanto al famigerato QRcode prescritto dalla Regione Sardegna come autocertificazione anti-Covid, tutto si risolve con un nulla di fatto: nessuno lo controlla allo sbarco. Per fortuna c’è il dispenser con l’Amuchina gratis.

I POSITIVI? LI CONOSCIAMO DA WHATSAPP

Il progetto della mia vacanza in Sardegna è da italiano medio: tanto mare, qualche passeggiata sul lungomare di Cannigione, qualche uscita al ristorante. Non sono tipo da vita notturna, ma ho comunque modo di capire quello che mi sta succedendo intorno. Ne parlano tutti, in tv, sul web ma soprattutto in spiaggia.

Proprio sul litorale del Pevero mi ritrovo fianco a fianco a un gruppo di ragazzi sulla trentina che discutono animatamente delle loro serate. “Avete letto – prorompe a un certo punto una ragazza – L. non è positiva“. Incuriosito (e indiscreto) mi intrometto e chiedo lumi sull’accaduto. In fondo vista la mia condizione di vicino (ma non troppo) di ombrellone mi sento legittimato a saperne di più. “Nulla”, mi rassicura il più loquace del gruppo, “una ragazza che conosciamo è stata male e ha fatto il tampone. Per fortuna non ha il Covid. Ce lo ha appena scritto su WhatsApp”.

Immuni? No grazie, la chat meglio: cronaca di una vacanza in Sardegna

È proprio quest’ultimo aspetto a colpirmi di più: la misura del contagio via chat. Immuni, a quanto pare, non è pervenuto. “Non serve a niente”, ironizza uno dei ragazzi, “si fa prima col passaparola”.

Anche altrove è così. “La paura corre in chat”, titolano i quotidiani nazionali negli stessi giorni in riferimento al focolaio di Porto Rotondo, con tanto di nomi e messaggi pubblicati, alla faccia della privacy. Stesso discorso per il caso di positività nelle due discoteche di Soverato, sulla Costa jonica calabrese: basta un messaggio postato su una bacheca di Instagram per scatenare il putiferio, con tanto di chiusura dei locali e centinaia di persone ad affollare corsie di ospedali.

POCHI DOWNLOAD: IMMUNI RESTA UN’INCOMPIUTA

Della situazione in Costa Smeralda ne parlo anche con A., professionista del settore immobiliare che affitta case di lusso in Sardegna. “Han fatto bene a chiudere le discoteche, ma il problema più grosso restano le feste private. Tutti hanno voglia di rifarsi dopo i mesi bui del lockdown. Ci sono feste ovunque, con centinaia di persone, calciatori e personaggi più o meno famosi. Alcuni di loro sono risultati positivi, un bel problema anche per i proprietari di casa”. Immuni? “Non scherziamo, è già un miracolo se trovi qualcuno con la mascherina a fine serata”.

Immuni? No grazie, la chat meglio: cronaca di una vacanza in Sardegna

Che Immuni sia un mezzo fallimento, soprattutto fra i giovanissimi, lo dicono anche le Istituzioni. In un’intervista alla Stampa, il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri parla senza mezzi termini di “flop” a causa del basso numero di download.

Dagli ultimi dati sarebbero circa 5 milioni i connazionali che hanno fiducia nel mezzo. La quota del 60% – quella che secondo gli statistici garantirebbe un minimo di efficacia – al momento resta un’utopia. A livello personale interpreto perciò l’assenza di notifiche di allerta sull’app Immuni installata sul mio telefono come poco o nulla significativa. Casomai in questi giorni mi ritrovassi vicino a un positivo è molto probabile che questi sia sprovvisto di Immuni.

IL RIENTRO A CASA, CON TANTI DUBBI (E UNA CERTEZZA)

In condizioni di questo tipo pare quasi scontato che la situazione in Costa Smeralda precipiti vertiginosamente. La cronaca è nota: il caso Briatore, le tante positività fra gli addetti del Billionaire e del Phi Beach, tutti parlano del focolaio sardo. Decido di ridurre ulteriormente le mie uscite al ristorante, sebbene, va detto, il rigore dei ristoratori – mascherine obbligatorie, controllo della febbre all’ingresso, igienizzanti sparsi ovunque – sia encomiabile. Nessun dramma, comunque, la vacanza resta vacanza, seppure con qualche svago in meno.

A essere onesti mi preoccupa di più il viaggio di ritorno in nave, considerata l’esperienza dell’andata. Il copione in effetti non cambia: ad attendermi sulla nave che salpa da Golfo Aranci ci sono gli stessi assembramenti di 15 giorni prima, forse qualcuno di più. L’unica differenza è all’arrivo al porto di Livorno, laddove la regione Toscana ha predisposto i chioschi per i tamponi gratuiti. Una bella idea nell’ottica di tracciare e isolare i focolai che provengono dalla Sardegna. Peccato che i tamponi siano volontari, col risultato che è facile immaginare: in pochi lo fanno.

Immuni? No grazie, la chat meglio: cronaca di una vacanza in Sardegna

Molti italiani hanno evidentemente paura. Non del Coronavirus ma dello spettro di una lunga quarantena. Il caso sollevato da Selvaggia Lucarelli dell’influencer milanese tornata dalla Sardegna imbottita di Tachipirina e con la bottiglia gelata sulla fronte sembra esserne la conferma.

Vacanze finite, comunque, si torna al lavoro. Al di là dell’abbronzatura e di qualche traccia di sabbia nelle ciabatte, mi resta addosso la fotografia di un popolo che ha ancora scarsa fiducia nel mezzo tecnologico come deterrente per limitare il contagio. Colpa di chi ha sviluppato l’applicazione, delle istituzioni o di una scarsa educazione degli utenti (mal informati da noi media)? Forse di tutti un po’, ma non è questo il punto. La verità è che delle famose 3T che dovrebbero aiutarci a fronteggiare la ripresa Covid, quella relativa al tracciamento rappresenta probabilmente l’anello più debole. Non siamo ancora pronti, al momento ci basta solo essere tracCHATi.

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