Microsoft e Google: breve storia di un'insolita alleanza | Web Agency Brescia
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Microsoft e Google: breve storia di un’insolita alleanza

Microsoft e Google: breve storia di un'insolita alleanza

Microsoft e Google: breve storia di un’insolita alleanza


Da pochi giorni è possibile ordinare, almeno in America, il Microsoft Surface Duo. È un dispositivo con due schermi dalle dimensioni di uno smartphone, con le funzionalità di uno smartphone… E un sistema operativo da smartphone: Android, sviluppato da Google.

Da qualche mese è anche rinato Edge, il browser una volta esclusiva di Windows 10: ora si basa su Chromium, ovvero il browser open-source creato da Google da cui nasce anche Chrome.

Microsoft ha conquistato quella che all’epoca era l’antonomasia del personal computing, appunto il PC, con il suo Windows; e con il suo Internet Explorer era riuscita a portare il web nelle case praticamente di tutti. Ora, per rimanere rilevante nelle versioni attuali di quei due settori, l’azienda punta moltissimo sul codice scritto da qualcun altro – e non un’azienda qualsiasi, ma Google, storicamente una delle sue più grandi rivali.

Torniamo indietro di 10 anni fa, in piena era Ballmer, quando Windows Phone faceva i funerali a iOS; o anche 4-5 anni fa, quando Satya Nadella parlava di Continuum, di UWP e di confini sempre più sfocati tra PC e smartphone. Chi avrebbe mai previsto che saremmo arrivati al punto in cui siamo oggi?

OLTRE LA PUNTA DELLICEBERG


Microsoft e Google: breve storia di un'insolita alleanza

Surface Duo e Microsoft Edge sono solo due degli esempi più lampanti di “apertura” da parte di Microsoft nei confronti di Google negli ultimi anni. Rimanendo concentrati sul mondo consumer, che è quello a noi più affine, citiamo per esempio:

  • Un gran numero di app Microsoft sul Play Store. Si è iniziato con Office, poi ne sono arrivate tante altre – anche inaspettate, se vogliamo. Pensiamo per esempio a Microsoft Launcher, o a Next Lock Screen – il primo sta avendo un discreto successo ed è la base dell’UI di Surface Duo, Next è stato ritirato. Sono ben 80 le app Microsoft attualmente disponibili sul Play Store (per riferimento, quelle di Google sono poco più di 130).
  • Profonda integrazione degli smartphone Android con i PC Windows. Da qualche tempo Microsoft porta avanti il progetto Your Phone: è un servizio che permette per esempio di rispondere dal PC a messaggi e altre notifiche ricevute sullo smartphone, sincronizzare e trasferire con facilità foto e altri contenuti multimediali, telefonare, e recentemente addirittura controllare le app sul telefono da remoto in una finestra di Windows. La compatibilità è ancora a spot, ma il servizio continua a evolvere. A livelli assoluti non si tratta di una novità – servizi analoghi esistono già da tempo – ma qui si tratta di una soluzione nativa, almeno lato Windows, che chiaramente ha maggior possibilità di integrarsi con l’interfaccia dell’OS per PC.
  • Partnership con produttori Android. Samsung è l’esempio perfetto: si era partiti qualche anno fa con la vendita nei Microsoft Store degli smartphone sudcoreani, poi quasi contestualmente si era passati alle “Microsoft Edition”; in tempi più recenti sono arrivate partnership più ampie, grazie alle quali su smartphone top di gamma Samsung si trovano preinstallate app come OneDrive, la suite Office, appunto Your Phone e addirittura LinkedIn. Le funzioni più avanzate di Your Phone arrivano per prime sugli smartphone Samsung. Forza Street si trova nel Galaxy Store.
  • Più web app sul Play Store. Questa è effettivamente un’iniziativa relativa al mondo degli sviluppatori, ma con chiari benefici per noi consumer. Per farla breve, i tool che servono a sviluppare le PWA (Progressive Web App) delle rispettive aziende sono ora compatibili l’uno con l’altro. In questo modo le PWA si integrano meglio sia con Android sia con Windows.

Vale inoltre la pena osservare che Google non è l’unico rivale verso cui Microsoft ha dimostrato apertura. Più o meno le stesse sue app che si trovano sul Play Store (tranne quelle estremamente specifiche, come il Launcher) sono scaricabili anche sull’App Store di Apple, per esempio. Microsoft è anche il colosso del gaming che spinge di più per ampliare la diffusione del cross-play, ovvero la possibilità di organizzare partite online con utenti di piattaforme concorrenti, per esempio Sony PlayStation. Ha anche comprato GitHub, una delle principali risorse per l’hosting di codice open-source, e include un sottosistema Linux in Windows, dopo aver combattuto strenuamente entrambi per anni (storica l’affermazione di Steve Ballmer “Linux è un cancro”).

COS CAMBIATO


Microsoft e Google: breve storia di un'insolita alleanza

Nel corso della sua storia, Microsoft non è mai stata nota per essere così collaborativa e “amichevole” con i suoi rivali. In effetti, la società si è fatta un nome per comportamenti diametralmente opposti: ai tempi di Bill Gates e in una certa misura di Steve Ballmer, la società non si faceva troppi scrupoli a schiacciare la concorrenza, per esempio adottando standard aperti e ampiamente diffusi, espandendoli con tecnologie proprietarie e mettendo quindi i rivali in una situazione di enorme svantaggio (la famosa tattica Embrace, Extend, Extinguish); oppure sfruttando la diffusione di Windows per distribuire il proprio software in modo che l’utente non lo cercasse altrove (il caso più eclatante fu proprio quello di Internet Explorer, da cui nacque una colossale battaglia legale con il governo); oppure ancora comprando gli avversari più promettenti e inglobandoli nei suoi servizi.

Questa strategia può funzionare a due condizioni: primo, devi rimanere invisibile ai radar dell’Antitrust; secondo, sei in grado di individuare per tempo quale sarà la “next big thing” e muoverti tempestivamente. Ma a un certo punto della sua storia Microsoft ha perso questa capacità. Specialmente nel mondo consumer, sono tante le grandi sfide mancate degli ultimi anni:

  • Motori di ricerca. Bing è arrivato sul mercato quando ormai Google era talmente popolare da essere diventato un verbo. Il servizio di Microsoft resiste e permette alla società di generare un discreto fatturato con l’advertising, ma con quote sostanzialmente irrisorie rispetto a Google.

  • Lettori multimediali portatili. Quando Microsoft decise di introdurre il suo Zune, l’iPod di Apple era già diventato sinonimo di “lettore MP3”. iTunes era il negozio de facto per acquistare canzoni in formato digitale. Gli Zune erano lettori molto validi, ma erano arrivati semplicemente troppo tardi.

  • Smartphone. Benché Windows Mobile fosse sul mercato ben prima di iOS e Android, Microsoft è stata troppo lenta a capire il potenziale dell’iPhone e reagire con un sistema operativo adeguato ai nuovi schermi capacitivi. Mentre iPhone e Android permettevano di controllare un’UI elegante e fluida con le sole dita, i produttori di palmari Windows si dovevano arrangiare con delle “skin” molto superficiali dell’OS che permettessero di evitare il pennino almeno nelle operazioni più semplici (lacrimuccia nostalgica d’obbligo per il TouchFlo 3D di HTC Diamond e HD, poi maturata in un secondo tempo nella Sense che conosciamo ancora oggi). Windows Phone 7, la prima versione credibile di un’alternativa a iOS e Android, arrivava solo nel 2010, pochi mesi prima di iPhone 4. Allora entrambi gli ecosistemi erano già ragionevolmente sviluppati, e la proposta di Microsoft non convinse abbastanza utenti e sviluppatori a investirci. Negli anni successivi Microsoft è sempre stata in evidente affanno, faticando a rimanere al passo con le altre due piattaforme, offrendo politiche di aggiornamento discutibili (nessuno smartphone nativo WP7 fu aggiornato a WP8, uscito appena un paio d’anni dopo), un parco app inadeguato con troppe lacune (interessante osservare che Google non sviluppò mai client ufficiali per i propri servizi) e prestazioni spesso inaccettabili (questo fu vero in particolare negli anni finali del progetto, quando il nome cambiò in Windows 10 Mobile). A nulla valse nemmeno l’acquisizione di Nokia, che era già in grave difficoltà con il suo sistema Symbian.

  • Indossabili. Microsoft fu tra le prime aziende a credere nell’idea di smartwatch: la sua Band arrivò addirittura prima dell’attuale re del settore Apple Watch. Ma gli smartwatch, soprattutto allora, erano estensioni dello smartphone e, come abbiamo visto al punto precedente, la posizione di Microsoft a riguardo era estremamente fragile. C’è stata una Band 2, poi si è vociferato di una Band 3, ma non è mai uscita.

  • Assistenti virtuali e Smart Home. Cortana è arrivata in un periodo in cui Siri, Alexa e Google Assistant erano già ampiamente diffusi; inoltre non aveva una piattaforma che le garantisse una diffusione capillare come negli altri casi. Anche qui, la debacle nel mobile ha giocato un ruolo determinante. I soli PC non bastano, e lo speaker smart è arrivato quando ormai era chiaramente troppo tardi – infatti a breve Harman Kardon Invoke perderà il supporto a Cortana e funzionerà da semplice altoparlante wireless. Cortana rimane sul mercato, ma vira sempre di più su produttività e lavoro: aiuta a organizzare e trovare documenti su Office, impostare riunioni e appuntamenti, gestire le attività su Teams e così via.

  • App e servizi consumer. Groove Musica, Mappe Windows, Paint 3D, Film e TV. Microsoft ha provato a offrire servizi consumer moderni, tanto meglio se in abbonamento o con acquisti in-app, per svecchiare il suo Windows 10. Ma, anche qui, è arrivata troppo tardi, e senza una piattaforma mobile semplicemente il consumatore non aveva una ragione sufficiente per migrare dai servizi già stabiliti. Possiamo dire che lo stesso Microsoft Store non abbia avuto il successo sperato, e la maggior parte dei programmi ancora si scarica dal rispettivo sito ufficiale. O da Steam, nel caso dei giochi.

  • Browser. Mentre era impegnata a combattere in tribunale, Microsoft è rimasta completamente impotente di fronte all’ascesa di Google Chrome in un settore in cui fino a poco prima aveva il dominio assoluto. E il browser è l’applicazione numero uno, la più diffusa di gran lunga a cui nessuno può rinunciare sul proprio computer. Internet Explorer è rimasto indietro come funzionalità e prestazioni, in più col tempo è diventato “il browser che si usa una volta per scaricare altri browser”. Microsoft ci ha riprovato con un “reboot”: Edge, che però era inizialmente disponibile solo su Windows 10. Chrome intanto offriva già da anni la sincronizzazione istantanea di tutti i dati personali dell’utente su praticamente qualsiasi piattaforma operativa. Edge era anche strettamente integrato in Windows 10, il che significava che gli aggiornamenti arrivavano con grande lentezza – più o meno ogni sei mesi. Google rilascia una nuova versione di Chrome circa ogni sei settimane.

Capire perché ciò sia successo è complicato, ma un ruolo fondamentale l’ha avuto il processo per concorrenza sleale ai tempi di Internet Explorer. Bill Gates stesso l’ha ammesso: i vertici della società erano talmente impegnati a prepararsi per il tribunale che non avevano più tempo per dirigerla. La faccenda è durata per diversi anni – e si sa che, soprattutto nel mondo consumer, equivale a ere geologiche. Steve Ballmer, succeduto a Gates al timone dell’azienda, ha provato a puntare in modo deciso sull’hardware – decisione apertamente osteggiata da Gates, che sosteneva che Microsoft era sempre stata un’azienda sviluppatrice di software, e che in ultimo ha sancito la fine dell’amicizia tra i due. Nonostante Ballmer fosse spesso in svantaggio, costretto a rincorrere gli avversari, alcune scommesse nel mondo consumer hanno pagato, e tanto: per esempio le console Xbox e i computer Surface.

SE NON PUOI BATTERLI, UNISCITI A LORO


Microsoft e Google: breve storia di un'insolita alleanza

Ogni nuovo amministratore delegato di Microsoft ha introdotto un cambio di rotta radicale rispetto al predecessore. Oltre al discorso hardware di cui abbiamo parlato appena sopra, Ballmer aveva deciso per esempio che era uno spreco di tempo continuare a incaponirsi nei vari procedimenti legali, tra Antitrust e class action, e ha fatto in modo di chiuderle quanto più rapidamente possibile limitando i danni; Satya Nadella aveva invece capito che quando l’avversario è troppo forte, quale che sia la ragione, può essere più vantaggioso cercare di trasformarlo in alleato, o quantomeno partner. Era ormai inutile negare la realtà: Golia si era trasformato in Davide, almeno in certi ambiti, e uno scontro diretto era una sconfitta garantita.

Alcune decisioni in questo senso non sono arrivate subito: nel mobile, per esempio, Microsoft ha prima provato a spingere la propria soluzione nel mondo lavorativo, puntando anche su funzioni esclusive come Continuum. Ma in ultimo si è arresa all’evidenza e ha dichiarato la sconfitta, solo per tornare più avanti con Surface Duo, appunto, un dispositivo mobile basato su Android.

Nadella ha anche portato uno spirito un po’ più rilassato e collaborativo tra i ranghi: prima l’ambiente lavorativo veniva definito estremamente competitivo, un “mors tua, vita mea” in cui i dipendenti erano incoraggiati a prevaricare l’uno sull’altro con ogni mezzo possibile. Nadella ha invece preferito far sì che i vari team comunicassero e collaborassero l’uno con l’altro per il bene comune.

STRATEGIA VINCENTE, MA


Microsoft e Google: breve storia di un'insolita alleanza

Tagliati i rami infruttuosi e aggiustata la rotta, Microsoft oggi è in forma strepitosa. Già oltre un anno fa ha sfondato il muro dei 1.000 miliardi di dollari di valore di mercato, dopo Apple e Amazon – e, vale la pena sottolinearlo, prima di Google; ma l’aspetto che stupisce di più è quanto siano in equilibrio tra loro le tre divisioni principali (Productivity and Business Processes, Intelligent Cloud e More Personal Computing). L’ultimo rapporto trimestrale indica che ognuna contribuisce per più o meno un terzo del fatturato complessivo – uno scenario fantastico dal punto di vista finanziario, perché si hanno delle solide basi per affrontare qualsiasi tipo di crisi.

Il rovescio della medaglia è che la presenza di Microsoft nel settore consumer si è piuttosto rarefatta. Oggi Xbox e Surface vanno bene, e Windows continua a ricoprire un ruolo indispensabile nelle vite di tantissime persone (anche gli appassionati di videogiochi, per dire: non solo chi lavora con Office). Ma a parte questi tre settori, in cui è tra l’altro ormai presente da molti anni, la voce dell’azienda in tutti gli altri ambiti è sostanzialmente sparita (vale la pena osservare che c’è la realtà mista/virtuale/aumentata, ma per il momento si sta rivelando un fallimento, almeno tra i consumatori privati: nel mondo del lavoro, invece, gli sbocchi sono molteplici, e proprio la proposta di Microsoft è quella che sta portando i maggiori frutti).

Questo chiaramente non significa che Microsoft abbia deciso di smettere di provarci. Anzi, possiamo dire che ha finalmente iniziato a provarci nel modo consono a una leader del suo calibro: invece di correre come una matta per riprendere il treno, sta cercando di costruire una rotta tutta nuova.

Anche se non l’abbiamo ancora nemmeno provato con mano, possiamo già dire ora che Surface Duo ha delle pecche evidenti se paragonato agli attuali smartphone sul mercato – vuoi per una scheda tecnica un po’ datata, vuoi per la singola fotocamera – soprattutto considerando il prezzo di listino. Ma non è quello il punto: Surface Duo vuole prima di tutto provare a “cambiare la conversazione”, inventare un modo nuovo di interagire con la tecnologia. Come del resto ha fatto il Surface Pro, anche ci sono volute alcune generazioni prima di raggiungere la maturità.

Edge invece lo stiamo usando già da qualche tempo, e ha il suo perché: è veloce, consuma poche risorse e l’interfaccia grafica messa a punto da Microsoft è ricca di idee intelligenti, Un browser valido può aiutare la diffusione di software e servizi proprietari forse anche meglio di un sistema operativo. E, altro dettaglio da non sottovalutare, chi controlla questo settore influenza in modo deciso lo sviluppo degli standard Web.

Possiamo dire che finora la guida di Nadella è stata molto fruttuosa, ma resta da capire che esito avranno le scommesse di Edge e Surface Duo. È chiaro che ci vorrà del tempo prima di trarre delle conclusioni credibili, ma sappiamo che Microsoft sta già lavorando a un sequel di Surface Duo. In altre parole: l’investimento è concreto, nel lungo termine.

NEMICIAMICI


Microsoft e Google: breve storia di un'insolita alleanza

I rapporti tra i colossi come Google e Microsoft, che impiegano entrambe decine di migliaia di persone e hanno le mani in pasta in una quantità enorme di settori, non possono essere semplificati in un ragionamento binario – “o con noi o contro di noi”, per capirci. Se è vero che il trend di Microsoft nell’ultimo periodo è di apertura, non vuol dire che non sia pronta a competere dove lo ritiene opportuno. Pensiamo per esempio a:

  • xCloud, il servizio di streaming dei videogiochi pronto a dare battaglia a Stadia. Sta arrivando, e anche se è in ritardo rispetto al servizio di Google ha delle spalle ben più larghe su cui appoggiarsi – un nome super conosciuto nel mondo del gaming e un parco titoli potenzialmente enorme.

  • Le app di produttività. Chiaro, Office c’è dalla notte dei tempi, e la G Suite di Google è arrivata dopo: ma è tutta basata su Web, e Microsoft sta virando molto in quella direzione. E poi ci sono Outlook/Gmail, Google Drive/OneDrive, in tempi più recenti Teams contro Meet.

  • I laptop economici per aziende e scuole. Google sta guadagnando sempre più consensi con i suoi Chromebook, e Microsoft ha provato a contrastarli con alcune edizioni di Windows 10 (S Mode) semplificate e più economiche. Il successo finora è stato marginale, ma in futuro arriverà Windows 10X, ancora più ottimizzato.

  • I browser stessi. Anche se la base del codice è sempre Chromium, quando si naviga su un sito Microsoft con Chrome viene pubblicizzato Edge. E lo stesso vale al contrario in casa Google, naturalmente.

INTANTO CI SI GUADAGNA TUTTI


Microsoft e Google: breve storia di un'insolita alleanza

Microsoft è diventata negli anni il principale contributore di codice open-source in Linux, battendo addirittura Google, Facebook e tanti altri. E con le modifiche apportate a Chromium porta significativi miglioramenti anche a Google Chrome. Per esempio, ha implementato il pulsante “Mostra password”, rendendo la correzione di un errore di battitura meno frustrante, e sta lavorando per migliorare la gestione dei dispositivi a doppio schermo. A prescindere dal suo successo commerciale, Surface Duo porterà quantomeno una ventata d’aria fresca in un panorama mobile in cui gli smartphone diventano sempre più uguali l’uno all’altro.

Al tempo stesso, possiamo argomentare che xCloud permetterà a Google di spingere di più sulla qualità di Stadia, e che Windows 10X aiuterà Google a rendere più competitivo Chrome OS. Così come la G Suite ha insegnato a Microsoft a sviluppare la parte online di Office, ampliando al tempo stesso la quantità di servizi disponibili. Insomma, ci sono dei vantaggi sia nella concorrenza sia nelle alleanze, purché siano buone, sane e produttive.

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