Google, Apple, Facebook, Amazon e la Web Tax: il pasticcio fiscale e lo scontro USA-UE | Web Agency Brescia
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Google, Apple, Facebook, Amazon e la Web Tax: il pasticcio fiscale e lo scontro USA-UE

Google, Apple, Facebook, Amazon e la Web Tax: il pasticcio fiscale e lo scontro USA-UE

Google, Apple, Facebook, Amazon e la Web Tax: il pasticcio fiscale e lo scontro USA-UE


Prendete i big del web – Google, Apple, Facebook, Amazon e compagnia bella -, aggiungetevi l’OCSE, i Governi nazionali, il Presidente Trump e, ingrediente finale, l’erario di ciascun Paese. Cosa ottenete? Un pasticcio fiscale che non vede soluzione, almeno nel breve periodo.

É pari a 42 milioni di euro quanto versato dalle aziende appena citate in Italia nel 2019 (cui si aggiungono AirBnB, Uber e Booking.com), cifra ben lontana dal miliardo inizialmente calcolato e poi patteggiato dalle parti. E la cosa che fa più rabbia è che non c’è un’evidente evasione, è tutto legale: le grandi società che operano su internet sono riuscite nel tempo a organizzarsi triangolando le proprie responsabilità (fiscali) in Paesi in cui il carico (fiscale) è contenuto, pagando quanto dovuto, non un euro di più. Finché non esiste una vera web tax a livello nazionale o sovranazionale (leggasi Unione Europea o OCSE) non si può pretendere che Google, Amazon o Apple paghino più di quanto già fanno.

Google, Apple, Facebook, Amazon e la Web Tax: il pasticcio fiscale e lo scontro USA-UE

La procura italiana intanto è intervenuta per cercare di ottenere qualcosa di più da queste società: nel 2016, per rendere l’idea, nelle casse dello Stato erano finiti appena 11 milioni di euro, un quarto di quelli del 2019. Ma esiste una soluzione? C’è modo di uscirne con una proposta fatta di concerto con gli altri Paesi dell’Unione? Anticipiamo la risposta: difficile.

IL RUOLO DEGLI STATI UNITI


Google, Apple, Facebook, Amazon e la Web Tax: il pasticcio fiscale e lo scontro USA-UE

E qui entra in ballo Trump, abile nel recuperare parte delle tasse non pagate attraverso una sanatoria che prevede un’aliquota del 5,25%. “Piuttosto che niente è meglio piuttosto“: così l’inquilino della Casa Bianca è riuscito a riempire le casse dello Stato, anche se parzialmente, evitando l’applicazione della web tax che oltreoceano non piace a nessuno, né tanto meno ai big del web. Ora Governo USA e Google + Apple + Amazon + tutti gli altri viaggiano insieme, convinti di aver trovato una soluzione che soddisfi tutti. Non in Europa, però, dove i tentativi di applicazione di web tax ci sono ancora, eccome: ne sono un esempio la Francia e la stessa Italia con la digital tax. Per tutta risposta Trump ha minacciato sanzioni ai Paesi europei che tasseranno le “sue” (nel senso di americane) aziende.

In sintesi: difficile vedere un cielo sereno sopra il tavolo dell’OCSE, contesto nel quale si cercherà in questi giorni di trovare una soluzione condivisa sul tema da applicare già il prossimo anno. Da una parte Francia e Germania, dall’altra i paradisi fiscali europei – Irlanda, Lussemburgo, Olanda – a cui si aggiungono gli Stati Uniti: insomma, la tassa sembra ancora lontana, sia a livello nazionale che di Unione Europea ed OCSE.

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