Rete unica per sostenere Telecom Italia, una chiave di lettura | Web Agency Brescia
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Rete unica per sostenere Telecom Italia, una chiave di lettura

Rete unica per sostenere Telecom Italia, una chiave di lettura

Rete unica per sostenere Telecom Italia, una chiave di lettura


Fare le pulci al progetto di “Rete unica” non è una passeggiata, ancor di più se si tratta di un bosco narrativo ideato da uno dei protagonisti, Telecom Italia. Abbiamo deciso quindi di interpellare Innocenzo Genna, un noto giurista specializzato in politiche e regolamentazioni europee per il digitale, la concorrenza e le liberalizzazioni. Ormai vive da anni tra Bruxelles e l’Italia, fornendo consulenze agli operatori TLC e non solo. Insomma, un profilo che abbiamo reputato ideale per un’interpretazione onesta e indipendente dello scenario.

ANTITRUST: RUOLO E ATTIVIT

Prima di tutto puoi spiegarci il ruolo e le attività dell’Antitrust?

L’Antitrust della Commissione UE tutela gli interessi dei consumatori e della concorrenza partendo da una ampia prospettiva europea, ma a volte anche tenendo conto dei singoli mercati nazionali. Ad esempio un’operazione di fusione che si estende ad un intero e grande paese europeo potrebbe avere implicazioni non solo localmente ma anche oltreconfine. Recentemente lo spirito di Bruxelles è più incline a favorire la nascita di super campioni europei, che possano confrontarsi a livello globale, ma senza che a pagarne le conseguenze siano i cittadini UE nei singoli mercati nazionali. Nel settore delle tlc abbiamo visto pochi esperimenti in tal senso, per un problema obiettivo o di volontà. Nel fisso, soprattutto per come sono fatte le infrastrutture che hanno una estensione nazionale, e così sono i relativi servizi. Nel mobile potrebbe invece essere differente, perché i cellulari possono funzionare dappertutto, grazie agli accordi fra gli operatori, e il servizio mobile può essere fornito ovunque. Quindi una fusione transfrontaliera con la nascita di un grande operatore mobile paneuropeo potrebbe aver senso. Nonostante ciò, persino operatori mobili paneuropei come Vodafone o Deutsche Telekom tendono a mantenere separate le attività dei vari paesi dove sono presenti. Non è un caso che si sia dovuti arrivare al roaming zero per legge. La nascita di Iliad invece è un esempio ben riuscito di contro-bilanciamento a scopo concorrenziale di una fusione, appunto quella tra Wind e Tre, in quanto la Commissione voleva che rimanessero in Italia almeno 4 reti mobili.

ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE

Cos’è l’abuso di posizione dominante?

Il fatto di diventare una grande impresa e quindi avere una posizione dominante non è di per sé un problema antitrust; la criticità è semmai negli eventuali abusi di tale forza economica. Nel momento in cui divento grande posso essere soggetto a maggiori responsabilità. Ad esempio non posso applicare prezzi sotto-costo, perché con la mia potenza economica potrei resistere più a lungo di tutti gli altri e farli fallire, dopodiché potrei rialzare i prezzi. E non sarebbe più un tema di bravura, bensì di dimensione. L’Antitrust esiste anche per questo.

RETE UNICA: PREGI E DIFETTI

Quali potrebbero essere i pregi e i difetti di una Rete unica?

Secondo i supporter della Rete Unica, il pregio teorico sarebbe che da tanti operatori si arrivi a un unico capace di avere maggiori risorse da destinare agli investimenti per lo sviluppo. Però è anche vero che quando l’operatore è monopolista la mancanza di concorrenza impigrisce l’interesse a investire. La SIP monopolista fece la rete telefonica perché glielo ordinava lo Stato, non il mercato. Per questo anche oggi si parla di un ruolo di garante da affidare allo Stato nello sviluppo della Rete Unica. Però si tratterebbe di un unicum a livello internazionale, a meno di non considerare le economie controllate come la Cina. O meglio lo Stato può essere anche presente con una quota di minoranza per difendere la società da eventuali attacchi stranieri o speculativi, ma la politica industriale è decisa dal management che normalmente deve considerare gli interessi degli azionisti, non l’interesse pubblico. Insomma, nel settore telco europeo, superata la storica fase monopolistica statale, la presenza dello Stato rimane soprattutto e solo a protezione di interessi strategici, non per fare investimenti. Proximus in Belgio, Orange in Francia e Deutsche Telekom in Germania funzionano così.

L’ESEMPIO DI TERNA

L’esempio di Terna, che gestisce la rete elettrica nazionale e rifornisce i vari operatori, sarebbe replicabile nelle TLC?

Io penso che il mercato TLC sia molto diverso, perché c’è tanta innovazione creata da soggetti esterni alla rete. Si pensi alle piattaforme online o persino agli utenti. Inoltre, la verità è che con la fusione avremmo comunque due grandi reti parallele: quelle di Open Fiber e di TIM che non sono facilmente integrabili. Mentre all’esterno rimarrebbero varie reti di trasporto oltre ad una sessantina di reti locali più piccole. E poi detta tutta, a questi piccoli sarà concesso di entrare a fare parte della Rete unica e a quali condizioni?

RETE UNICA CON OPERATORE NON VERTICALMENTE INTEGRATO

Nel rispetto delle norme Antitrust si sente parlare spesso di una eventuale Rete unica basata su un operatore non-verticalmente integrato. Cosa vuol dire?

Il senso è che lo stesso operatore che vende il servizio all’utente finale non dovrebbe avere il controllo sulla società di rete che li vende all’ingrosso agli altri operatori. Se TIM, di un’ipotetica Rete unica, potesse nominare o influire direttamente sulla nomina dell’AD o i dirigenti apicali avremmo una realtà verticalmente integrata. E infatti l’accordo tra TIM e Cassa Depositi e Prestiti che prevede quote prossime al 50% è strano; per non avere controllo bisognerebbe essere sotto il 30%, idealmente al 25%. Il tema della presenza dello Stato può confondere e non è così caratterizzante come si crede. Per avere una struttura realmente indipendente e terza dovrebbero esservi limiti statuari, azionari, meccanismi di remunerazione e bonus che garantiscano l’indipendenza del management della Rete Unica dagli interessi degli azionisti più grandi, che sono a loro volta delle telco che vendono ai consumatori. In sintesi il controllo dell’azienda non dovrebbe afferire a un singolo operatore, quale esso che sia.

LO SCENARIO IDEALE

Ipotizziamo uno scenario teoricamente ideale. TIM decide di cedere controllo e rete alla nuova entità e fila tutto liscio a livello antitrust. È un progetto sostenibile per i suoi legittimi interessi?

In effetti lo scopo primario del progetto sembra soprattutto la sostenibilità di TIM nel lungo periodo. Abbiamo un’azienda con indebitamento elevato che si trova con un concorrente, Open Fiber, che sta sviluppando una rete più moderna che eroderà il valore della sua esistente. La forza della rete di TIM è ancora nel numero di clienti, ma questi a lungo termine tenderanno ad andare dagli operatori che sfruttano la fibra di Open Fiber. La Rete Unica risolverebbe i problemi di TIM, ma ne creerebbe al Paese, per questo dovrebbe essere indipendente. Certo, TIM sarebbe costretta a cambiare modello di business e questo sarebbe sicuramente un importante cambiamento storico e di mentalità, ma ne varrebbe la pena: l’operazione piacerebbe al mercato, perché anche una mera partecipazione in un asset strategico e monopolista è sempre un buon investimento, perché garantisce ritorni sicuri. Concordo sul fatto che l’interesse di Mediaset sia difficile da spiegare, perché la Rete Unica non potrà mai discriminare il traffico e prediligere un fornitore di contenuti invece che un altro. Mentre sarebbe diverso per Fininvest che come tanti grandi investitori guardano al progetto con interesse. E questo probabilmente potrebbe preoccupare di più TIM, che si troverebbe in assemblea un azionista pesante, anche dal punto di vista politico.

IL NODO ANTITRUST

Da osservatore esterno non è strano che il nodo principale, quello antitrust, sia quasi mostrato come marginale?

TIM è stata molto brava ad andare avanti con la sua narrativa. Del tipo: gli operatori sono troppi, Open Fiber è in ritardo, bisogna mettersi insieme. La Rete Unica come una sorta di mantra salvifico. Ma in verità non c’è stato un gran dibattito e sono stato fra i primi a sollevare la questione antitrust. La politica ha dato un segnale positivo interessandosi a un tema industriale così importante, ma ci sono posizioni diverse. L’auspicio è che si prosegua nel confronto. Nel frattempo la Commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager si è espressa sinteticamente sull’argomento, dato che l’operazione non è stata ancora ufficialmente notificata. Ha solo ricordato che bisognerà esaminare i legami verticali. Insomma il tema dell’indipendenza.

ENEL E OPEN FIBER

Enel e soprattutto Open Fiber non si sono espresse molto, non trovi?

Per Open Fiber è normale, dato che è la società target dell’operazione, anche se il Presidente Franco Bassanini più volte è entrato in argomento. Enel secondo me giustamente mantiene un profilo basso perché deve difendere il suo investimento, che per altro considerata la valutazione complessiva di circa 7 miliardi del fondo Macquarie si sta dimostrando ottimo. Tutto prevedibile. Open Fiber è un progetto di largo respiro, non si affronta con leggerezza.

I PROSSIMI MESI

Cosa ti aspetti per i prossimi mesi?

Secondo me TIM proseguirà come un treno a prescindere da eventuali segnali contrari e difenderà l’idea del controllo sulla rete, perché è nel suo DNA. Una volta firmato il patto con Cassa Depositi e Prestiti ad aprile 2021 ci sarà l’assemblea di bilancio Telecom e lì ho il sentore che qualcuno potrebbe sfilarsi. Obbiettivo interno raggiunto e patata bollente da gestire ad altri. Anche perché dopo aprile ci sarà ancora un po’ di tempo per un confronto informale con Bruxelles sul dossier, poi avverrà la notifica e ipoteticamente la Commissione si prenderà tra i 6 e i 12 mesi per una valutazione che temo potrebbe essere drammatica, andando da una stroncatura all’imposizione di modifiche radicali. Ma il governo può ancora giocare un ruolo utile per suggerire fin da ora un modello più corretto dal punto di vista concorrenziale, evitando il braccio di ferro con Bruxelles. Nel frattempo Open Fiber avrà proseguito nella sua azione e ogni precedente valutazione andrà aggiornata.

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