L'orbita terrestre troppo affollata, il monito di ESA e del CEO di Rocket Lab | Web Agency Brescia
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L’orbita terrestre troppo affollata, il monito di ESA e del CEO di Rocket Lab

L'orbita terrestre troppo affollata, il monito di ESA e del CEO di Rocket Lab

L’orbita terrestre troppo affollata, il monito di ESA e del CEO di Rocket Lab


Spesso si parla di un potenziale rischio di eccessivo inquinamento dello Spazio, argomento ritornato in auge negli ultimi mesi con il crescente numero di missioni satellitari e le tante polemiche sulle costellazioni Starlink di SpaceX. Eppure i rischi di un eccessivo inquinamento orbitale sono noti fin dal 1978, anno in cui lo scienziato della NASA, Donald Kessler, avvertì sui potenziali rischi connessi ad un’eccessiva saturazione dello spazio attorno alla Terra.

L’argomento è più che mai attuale e proprio di recente il CEO di Rocket Lab, Peter Beck, ha richiamato l’attenzione sull’argomento, affermando che la sua società da circa 1 anno starebbe già sperimentando i primi effetti negativi. Egli ha affermato che l’enorme numero di oggetti nello Spazio in questo momento – un numero che sta crescendo rapidamente grazie in parte alla costellazione Internet satellitare Starlink di SpaceX – sta rendendo più difficile tracciare percorsi per i razzi che devono trasportare in orbita nuovi satelliti.

A quanto pare, già allo stato attuale la congestione dello spazio crea importanti difficoltà nella gestione dei lanci, un problema parzialmente dovuto all’assenza di regolamentazione delle aree esterne al nostro pianeta. Vi basti pensare che l’ultimo trattato internazionale risale ad oltre 50 anni fa, è evidente quindi che non esiste una regolamentazione al passo con i tempi.

Rocket Lab sviluppa razzi leggeri in grado di portare in orbita lotti di piccoli satelliti su base mensile o addirittura settimanale. Dal 2018 ha avviato con successo 12 missioni e inviato nello spazio 55 satelliti. È stato in quel periodo che SpaceX ha rapidamente costruito la sua costellazione Starlink che ad oggi conta oltre 700 satelliti. Ma si tratta solamente dell’inizio, la società prevede di aumentarla arrivando tra i 12.000 e i 40.000 satelliti totali. Si tratta di un numero cinque volte superiore a quello totale dei satelliti lanciati ad oggi dall’uomo.

E allora torniamo per un attimo alla teoria di Donald Kessler, quella che ha dato origine alla “sindrome di Kessler”, probabilmente nota a coloro che hanno visto il film Gravity del 2013. Questa sostiene che, se non poniamo un freno all’addensamento di detriti spaziali, da una singola collisione un giorno potrebbe verificarsi una reazione a catena. Per comprendere meglio il problema, immaginiamo che un satellite sfrecci ad oltre 20.000 km/h impattando contro un altro, lo scontro potrebbe generare un numero altissimo di detriti-proiettile in grado di colpire altri satelliti e così avanti, una reazione a catena difficilmente controllabile.

Molti esperti avvertono che la congestione delle orbite è già critica, SpaceX risponde che la zona orbitale scelta si trova ad un’altitudine inferiore rispetto a quella critica, ma dobbiamo considerare che anche altre società sono in attesa di realizzare le proprie costellazioni di satelliti, Amazon e OneWeb ad esempio, che vogliono sviluppare iniziative proprie di telecomunicazione satellitare. Aggiungiamo un numero sempre più alto di detriti e satelliti in abbandono, e il quadro prende connotati sempre più preoccupanti.

Moriba Jah, un astrodinamico dell’Università del Texas e uno dei massimi esperti nel traffico spaziale, ha voluto realizzare un database (in FONTE) che tiene conto delle potenziali collisioni in orbita, con un grafico online che utilizza dei punti per evidenziare il numero di oggetti presenti in un fazzoletto di 10 km ogni 20 minuti. Fino ad 1 anno fa potevano essere contati a vista, ora la densità è talmente alta da renderlo quasi impossibile.

Anche la Stazione Spaziale Internazionale sta incontrando difficoltà sempre maggiori, solo nel 2020 sono state evitate 3 collisioni potenziali tramite manovre specifiche e lo stesso amministratore della NASA, Jim Bridenstine, ha espresso preoccupazione a riguardo. Pensiamo ad esempio ai tre membri della Expedition 63 a bordo della ISS, che in un’occasione sono stati costretti a dirigersi al segmento russo della stazione, utilizzato come rifugio sicuro in casi di rischi di collisione.

E’ piuttosto evidente che lo spazio ha bisogno di nuove regole, se ne parla da anni ma i tempi sono ormai maturi per un’azione congiunta a livello globale. A questo proposito si è pronunciata anche l’ESA, che da diversi anni segue la situazione dei detriti spaziali con un team dedicato, quello dello Space Debris Office.

L'orbita terrestre troppo affollata, il monito di ESA e del CEO di Rocket Lab

La GIF è una rappresentazione animata dell’attuale distribuzione dei detriti spaziali e pure l’ESA rileva una tendenza preoccupante. Negli ultimi due decenni si sono verificate mediamente 12 frammentazioni accidentali ogni anno e la tendenza pare in aumento.

Gli eventi di frammentazione descrivono momenti in cui i detriti si formano in seguito a collisioni, esplosioni, problemi elettrici e anche solo il distacco di oggetti a causa delle condizioni anguste dello spazio. Si studiano soluzioni tecnologiche per ripulire lo spazio, ma a quanto pare delle linee guida internazionali chiariscono piuttosto bene quali sono i punti da seguire per contenere e mitigare il problema. L’ESA le sintetizza così.

  • Progettare razzi e veicoli spaziali per ridurre al minimo l’espulsione di materiale in distacco durante il lancio o successivo, dovuto alle dure condizioni dello spazio
  • Prevenire le esplosioni rilasciando l’energia immagazzinata e “passivando” i veicoli spaziali una volta alla fine della loro vita
  • Spostare le missioni defunte fuori dal modo in cui funzionano i satelliti, deorbitandoli o spostandoli su un’orbita del cimitero
  • Prevenire gli incidenti nello spazio attraverso un’attenta scelta delle orbite ed eseguendo “manovre di prevenzione delle collisioni”.

Molte agenzie spaziali e società private stanno cambiando le loro abitudini per aderire a queste linee guida, la domanda è: tutto ciò sarà sufficiente?

Nota: aggiornato al 12/10 con linee guida internazionali e monito ESA

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