Estrarre acqua dall'aria, il MIT ci riprova e fa centro | Web Agency Brescia
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Estrarre acqua dall’aria, il MIT ci riprova e fa centro

Estrarre acqua dall'aria, il MIT ci riprova e fa centro

Estrarre acqua dall’aria, il MIT ci riprova e fa centro


I ricercatori del MIT hanno messo a punto una versione migliorata di un macchinario in grado di ricavare acqua potabile a partire dall’aria, anche nelle regioni aride, usando solo l’energia solare.

L’invenzione era stata presentata tre anni fa dallo stesso team di ricerca che recentemente ha rimesso mano al progetto per renderlo più sostenibile. Il dispositivo sfrutta una differenza di temperatura per consentire a un materiale adsorbente, che raccoglie il liquido sulla propria superficie, di catturare umidità durante la notte e rilasciarla il giorno successivo. Quando il materiale viene riscaldato dalla luce solare, la differenza di temperatura fa sì che le goccioline assorbite vengano rilasciate per condensarsi su un piatto di raccolta.

Il progetto originale richiedeva l’uso di materiali particolari noti come MOF (strutture metallorganiche), ovvero cristalli sintetici ad elevata porosità interna, che però sono costosi e complicati da produrre, e quindi il risultato finale non era sostenibile. La svolta è arrivata con la messa a punto di un design a due stadi e con l’impiego di un nuovo materiale assorbente facilmente reperibile: una “spugna cristallina” che appartiene alla classe degli zeoliti, un minerale composto da un alluminofosfato di ferro microporoso.

L’innovazione ha permesso di incrementare la produttività complessiva del sistema, che testato su un tetto del MIT ha prodotto 0,77 L /m2 / giorno. In pratica, considerando la stessa area di raccolta, i litri potenziali sono raddoppiati rispetto alla versione precedente, anche se i tassi esatti dipendono dalle variazioni di temperatura locali, dai raggi solari e dai livelli di umidità.

Il tema è importante: l’accesso all’acqua è riconosciuto come un diritto umano, presupposto fondamentale per tutto il resto, eppure nel mondo 2,2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 3 miliardi di persone non hanno gli strumenti basilari per un comportamento igienico semplice ma indispensabile come lavarsi le mani.

Dunque, la tecnologia interviene cercando soluzioni nella raccolta di acqua piovana, nella depurazione di fonti idriche inquinate e nella desalinizzazione dell’acqua marina, ma anche nella raccolta della nebbia e della rugiada, che però hanno delle limitazioni significative per via dei livelli richiesti di umidità relativa. Problemi che non riguardano invece quest’ultima invenzione del MIT, che può funzionare con livelli di umidità fino al 20% e non richiede altro oltre alla luce solare.

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