App Immuni: nasce il call center nazionale, mentre record di notifiche | Web Agency Brescia
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App Immuni: nasce il call center nazionale, mentre record di notifiche

App Immuni: nasce il call center nazionale, mentre record di notifiche

App Immuni: nasce il call center nazionale, mentre record di notifiche


L’app Immuni è stata introdotta in Italia come strumento di tracciamento dei contatti con soggetti risultati positivi al virus Sars-Cov-2, ma, a diversi mesi dal rilascio, ci sono vari aspetti da mettere a punto. Uno riguarda non tanto il funzionamento dell’app in sé, quanto quello che succede dopo aver ricevuto una notifica di esposizione o aver scoperto di essere positivo.

Recenti testimonianze dimostrano che l’attività di tracciamento in alcuni casi non è stata finalizzata a causa di carenze imputabili alle ASL e alle Regioni (si vedano i casi della Liguria e del Veneto). Altro aspetto critico è rispondere alla domanda cosa fare dopo aver ricevuto la notifica? Le alternative sono contattare il proprio medico o, se irreperibile, direttamente la ASL.

Il Decreto Ristori, pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale, aggiunge un tassello in più che dovrebbe migliorare l’efficienza del sistema: un call center nazionale al quale sarà possibile rivolgersi per ottenere tutte le indicazioni su come comportarsi. L’art.20 del Decreto stabilisce:

A tal fine, il Ministero della Salute attiva un servizio nazionale di supporto telefonico e telematico alle persone risultate positive al virus SARS-Cov-2, che hanno avuto contatti stretti o casuali con soggetti risultati positivi o che hanno ricevuto una notifica di allerta attraverso l’applicazione “Immuni”.

Il servizio di supporto sarà attivato direttamente dal Ministero della Salute, secondo tempistiche ancora da stabilire ma con stanziamenti già disposti e pari a 1 milione di euro per la restante parte del 2020 e di 3 milioni di euro per il 2021. Per la definizione dell’organizzazione e del funzionamento del call center provvederà direttamente il Ministero della Salute o indirettamente dando una delega al Commissario Straordinario per l’emergenza.

Sullo sfondo restano da definire in maniera ancor più dettagliata le procedure per il caricamento dei dati relativi ai soggetti positivi nel sistema centrale di Immuni. Il precedente DPCM del 18 ottobre scorso ha messo nero sul bianco il fatto che l’obbligo spetta all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della ASL.

Nel frattempo si registra un notevole aumento delle notifiche di esposizione inviate dall’app Immuni, a dimostrazione di due verità: da un lato il sistema funziona, dall’altro, purtroppo, i contagi stanno aumentando con un ritmo così elevato che a breve si passerà ad una fase in cui il tracciamento non sarà più possibile e saranno invece necessarie più rigide misure di mitigazione. Secondo i dati ufficiali, il 27 ottobre scorso il numero delle notifiche di esposizione ha registrato un nuovo record toccando quota 5.195, mentre sono stati 140 i nuovi positivi caricati nel sistema. Alla stessa data il numero di download dell’app era poco inferiore ai 10 milioni (9.430.187).

In questo quadro generale interviene oggi il Codacons denunciando disservizi e malfunzionamenti legati all’app riconducibili a due tipologie: da un lato le difficoltà ad ottenere l’autorizzazione del codice identificativo del soggetto che intende segnalare la sua positività all’operatore sanitario, dall’altro le incompatibilità con gli smartphone non recenti. Questo il comunicato dell’associazione:

Alcuni utenti si sono rivolti al Codacons segnalando il malfunzionamento della App Immuni relativamente al personale sanitario incaricato di autorizzare il codice identificativo del soggetto che intende segnalare, attraverso tale applicazione, la propria positività al Covid – spiega l’associazione – Sembrerebbe infatti che molti soggetti positivi al Covid abbiano provveduto ad avviare la segnalazione attraverso IMMUNI ma che non siano riusciti nel proprio intento, a causa della mancata ricezione di riscontro dal parte dell’operatore sanitario tenuto ad autorizzarne il codice identificativo, procedura come noto necessaria al fine di confermare l’attendibilità delle informazioni rese dal soggetto infetto.


Non solo. Su molti modelli di smartphone non di ultima generazione si registra una collisione tra i software dei dispositivi telefonici e l’App, con la conseguenza che l’utente, se vuole utilizzare al meglio IMMUNI, è costretto ad acquistare un nuovo cellulare.

Per queste ragioni l’associazione di consumatori ha ritenuto opportuno inviare un’istanza urgente al Governo e al Ministero della Salute per rimuovere gli ostacoli segnalati.

Nota: articolo aggiornato con il comunicato del Codacons

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