Recensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad | Web Agency Brescia
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Recensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad

Recensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad

Recensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad


A poco meno di 24 ore di distanza dalla recensione di Xbox Series X, il quadro della next gen si completa con quella di PlayStation 5. Finalmente possiamo parlarvi della nuova console di casa Sony e anche in questo caso vi ricordiamo che quella che state per leggere può essere considerata come una recensione iniziale, visto che torneremo ad approfondire la questione nelle prossime settimane. PlayStation 5 sarà disponibile ufficialmente a partire dal 19 novembre (in Europa) al prezzo di 499 euro per la versione con il lettore ottico – quella che abbiamo recensito – e 399 per quella esclusivamente digitale. Andiamo a vedere quali sono le caratteristiche della proposta di Sony.

DESIGN E MATERIALI


Recensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad

Partiamo subito dal design: PlayStation 5 è stata realizzata seguendo una filosofia completamente diversa rispetto a quella della sua diretta rivale. Come avete potuto constatare anche nel nostro confronto video con tutte le altre PlayStation, PS5 è la console più grande mai realizzata.

Le sue dimensioni sono davvero importanti (390 x 104 x 260 mm e 4,5 kg di peso per il modello con il lettore, 390 x 92 x 260 mm e 3,9 kg per la digital) ed è bene tenerne conto in fase d’acquisto, in quanto potrebbe non essere facile posizionarla in ripiani e mobiletti angusti, o almeno non è scontato che possa essere collocata nello stesso spazio precedentemente occupato da PlayStation 4 e PS4 Pro.

Alle dimensioni importanti si aggiunge un design senza dubbio stravagante. Anche in questo caso Sony ha fatto delle scelte diametralmente opposte a quelle di Microsoft: se Xbox Series X tende a mimetizzarsi e scomparire nel salotto – grazie alla sua forma che le permette di camuffarsi più facilmente -, PS5 tende invece a imporre la sua presenza senza preoccuparsi di catturare l’attenzione.

Come ben sappiamo, la console è composta da tre elementi estetici principali, ovvero le due placche laterali – di un colore bianco sporco – e del corpo centrale nero. Quest’ultimo presenta una finitura lucida nella parte frontale, mentre in quella posteriore diventa opaco e adotta una forma molto più irregolare che richiama quella che trovavamo sulla prima versione di PlayStation 4. La parte lucida è sicuramente quella che più si presta a graffi e a rendere evidente il passaggio del tempo (basti pensare a tutti quei micro-graffi che si possono creare a causa dell’errato inserimento di una periferica USB).

PS5 è inoltre ricca di piccoli dettagli che lasciano trasparire la cura riposta da Sony nel realizzare un progetto completamente diverso rispetto a quelli precedenti: il lato interno delle placche – rimovibili, in modo da poter accedere allo slot di espansione per l’SSD aggiuntivo e ai comparti raccogli polvere – presenta una texture in bassorilievo che raffigura i classici tasti PlayStation. La stessa texture la ritroviamo anche sul retro del DualSense; questo è uno degli elementi che contribuisce ad aumentare il grip del controller.

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Il lato inferiore della console, inoltre, rivela un piccolo tappino di plastica che può essere rimosso per fissare PlayStation 5 sulla sua base – inclusa in confezione – che consente di renderla più stabile se tenuta in verticale. La base è dotata di un supporto rotante ed è indispensabile prestarci particolare cura, in quanto è fondamentale utilizzarla qualora vogliate posizionare la console in orizzontale. Infatti, sebbene sia comunque possibile collocare PS5 in verticale anche senza il suo supporto – cosa sconsigliata, in quanto si riduce la sua stabilità -, lo stesso non è possibile in orizzontale. Questo perché la base ha lo scopo di tenere sollevata la console e evitare che le forme bombate dei lati creino instabilità.

Oltre a ciò, posizionandola in orizzontale senza la base c’è il rischio che il peso della console possa deformare o spezzare l’aletta superiore, visto che questa finirebbe per trasformarsi in uno dei punti d’appoggio. La basetta merita attenzione anche per quanto riguarda l’inclusione di un piccolo scompartimento nel quale è possibile alloggiare il tappino plastico di cui ho parlato in precedenza e la vite necessaria al fissaggio con la console. Insomma, è stata posta cura e attenzione per evitare di smarrire degli elementi.

Recensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad

Nel complesso, il design di PlayStation 5 è sicuramente divisivo, perché rompe con le forme squadrate e geometriche del passato, per proporci qualcosa che richiama fortemente la sua natura di macchina da gioco. PS5 non può certo passare inosservata e le sue linee restano sempre lì a ricordarci la sua presenza. Personalmente non apprezzo particolarmente l’asimmetria creata dalla presenza del lettore ottico, che contribuisce a rendere un lato più goffo dell’altro, cosa che non si viene a creare con la versione esclusivamente digitale.

Per finire, sempre restando sul tema estetico, confermo che la presenza del doppio LED di stato non risulta particolarmente invasiva, a differenza di quanto si poteva intuire dai primi render. Lo schema delle luci riprende esattamente quello di PlayStation 4, quindi troviamo una luce blu in fase di accensione, bianca durante il normale funzionamento di PS5 e arancione quando entra in stand-by.

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RUMOROSIT E DISSIPAZIONE


Recensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad

Veniamo quindi ad uno dei temi più sentiti da chiunque stia pensando di aggiornare la propria console: PlayStation 5 è silenziosa? Scalda? Personalmente non ho riscontrato problemi per quanto riguarda la gestione delle temperature, che mi sono sembrate molto simili a quelle di Series X, specialmente in relazione al calore prodotto dall’aria in uscita dalla console.

Par quanto concerne la rumorosità, PlayStation 5 ha compiuto notevoli progressi rispetto a PS4 e PS4 Pro e finalmente è possibile giocare senza avere quel fastidioso rumore di fondo causato dalla ventola. Nel caso di PS5 – a differenza di Series X – la prova della console è avvenuta utilizzando sia Astro’s Playroom sia Spider-Man: Miles Morales, quindi due titoli pensati per sfruttare l’hardware della console in maniera più intensa rispetto ai giochi PS4 (in ogni caso, l’avvio di The Last of Us Parte II non comporta l’attivazione della modalità Boeing 747), ma anche qui il giudizio finale è rimandato alla prova di Demon’s Souls Remake, in quanto in grado di rappresentare meglio i bisogni della next gen.

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PlayStation 5 è quindi molto più discreta di PS4 Pro (anche grazie alla rimozione del rumorosissimo hard disk meccanico di cui era dotata), non raggiunge i picchi di silenziosità toccati da Series X, ma può essere considerata più vicina a One X: se ci posizioniamo ad un metro da PS5 è possibile percepire che la console è accesa e in funzione.

Insomma, un ottimo lavoro su questo fronte – considerando da dove venivamo – ma che probabilmente offre ulteriore margine di miglioramento con le prossime revisioni. Sono comunque spariti definitivamente i tempi in cui era necessario giocare necessariamente con un paio di cuffie per isolarsi dal rumore prodotto dalla console.

Restando in tema di dissipazione, la soluzione studiata da Sony non risente dell’orientamento della console, quindi potete utilizzare PlayStation 5 sia in verticale sia in orizzontale senza che questo abbia effetti sulle capacità con le quali viene gestito il flusso d’aria interno.

HARDWARE


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Anche nel caso di PlayStation 5 non entreremo nel dettaglio delle specifiche tecniche, di cui abbiamo parlato approfonditamente nel corso di questi ultimi mesi; trovate poco sotto la scheda tecnica completa nel caso in cui vogliate ripassare qualche caratteristica in particolare.

Occorre però soffermarsi un attimo sulla dotazione di porte e tasti, in quanto non abbiamo avuto occasione di farlo in precedenza. La parte frontale di PS5 ospita la feritoia dedicata al lettore Blu Ray 4K (ovviamente assente in quella digitale), la prima porta USB di tipo A (una 2.0), una Type-C (3.1 Gen 1) e i tasti per l’accensione della console e la rimozione del disco. Questi ultimi sono cliccabili e non a sfioramento. Il retro, invece presenta le altre due porte USB A (3.1 Gen 1), l’uscita video HDMI 2.1 (il cavo in confezione è compatibile con questo standard), il connettore di rete ethernet gigabit e quello dedicato alla presa bipolare. L’alimentatore è integrato: 350W nel modello con disco e 340W in quello digitale.

Per quanto riguarda la connettività di rete wireless, Sony ha aggiornato il modulo Wi-Fi della console introducendo il supporto al Wi-Fi 6, rendendo quindi PS5 compatibile con lo standard che sta prendendo piede sempre più rapidamente. Questo garantisce velocità di trasferimento notevolmente superiori e una minor latenza del segnale utilizzando un router che supporta la specifica, tuttavia è possibile apprezzare importanti miglioramenti anche sotto le reti tradizionali. In particolare, sono finalmente riuscito a sfruttare in maniera efficace la mia rete gigabit, scaricando i 52GB di Spider-Man: Miles Morales in poco più di 10 minuti. Finalmente anche una PlayStation riesce ad offrire una buona connettività!

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PlayStation 5 è anche dotata di un SSD ad altissima velocità da 825 GB (di cui 667 a disposizione dell’utente) che permette di accedere a tempi di caricamento bassissimi. Uno dei benchmark di prova è rappresentato sicuramente da Spider-Man: Miles Morales, il quale si avvia in circa 7 secondi e offre una funzionalità di viaggio rapido praticamente istantanea. I vantaggi sono applicabili anche ai giochi PS4 copiati nella memoria interna, ma dobbiamo sempre ricordare che nessuno dei titoli della scorsa generazione potrà sfruttare a pieno le caratteristiche del SSD di PS5: potranno migliorare i caricamenti, ma non sarà possibile raggiungere risultati paragonabili a quelli di un gioco progettato da zero per la nuova architettura.

Purtroppo PlayStation 5 non supporta una funzionalità simile al Quick Resume, visto che lo Switcher (è il nome della funzione dedicata) permette di mettere in pausa un solo gioco alla volta, offrendoci comunque un elenco dei titoli giocati di recente, in modo da accedervi immediatamente.

SCHEDA TECNICA


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  • CPU:

    • AMD Zen 2 a 7 nanometri, octa core con 16 thread
    • 8 core a 3,5GHz
    • GPU:
      • Chip custom basato su hardware RDNA2
      • 10,28 TFLOP
      • 36 CU @ 2,23GHz
      • Supporto sino alla risoluzione 8K
      • Supporto ray-tracing
  • Memoria:
    • SSD Custom da 825GB(5,5 GB/s in Raw, 8/9 GB/s tipico)
    • Memoria espandibile tramite porta dedicata
  • RAM: 16GB GDDR6 256 bit @ 448 GB/s
  • Lettore ottico: Blu-Ray Ultra HD
  • Audio: “Tempest” 3D AudioTech
  • Retrocompatibilità:
    • Supporta i giochi PlayStation 4
    • E’ compatibile con il visore PSVR (serve l’adattatore per la cam)
  • Controlli:
    • DualSense con grilletti dorsali (L2/R2) a resistenza variabile
    • Feedback aptico per la vibrazione
    • Touchpad
  • Modalità di distribuzione dei giochi:

AUDIO 3D – PRIMO CONTATTO CON IL TEMPEST ENGINE


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Con PlayStation 5, Sony ha deciso di investire fortemente sul tema dell’audio 3D grazie allo sviluppo del Tempest Engine, un chip dedicato alla gestione di questo genere di calcoli che permette di produrre audio 3D in alta qualità senza gravare sulla CPU. Al momento questa funzionalità è sfruttabile esclusivamente utilizzando un paio di cuffie collegate al DualSense, in quanto Sony sta ancora lavorando sulla calibrazione giusta per dispositivi più complessi come i sistemi surround e gli speaker integrati nei televisori.

Il discorso è abbastanza semplice: le cuffie danno a Sony la certezza di conoscere esattamente la posizione dei diffusori – esattamente sopra le orecchie dell’utente – mentre nel caso di TV e impianti entrano in gioco diversi fattori (la distanza delle casse tra loro su TV di vario polliciaggio, o la disposizione delle singole casse in un ambiente) che rendono più complicata l’implementazione, almeno in questa fase iniziale. Sappiamo che un futuro aggiornamento abiliterà le funzioni audio 3D in molti più scenari, ma al momento potete godervelo solo con un paio di cuffie.

Il lavoro svolto sino ad ora è particolarmente convincente, specialmente per quanto riguarda la sua implementazione in Spider-Man: Miles Morales. Lo scenario cittadino di New York è ricco di fonti sonore provenienti da ogni direzione, dal rumore del traffico alle sirene della polizia, passando per il chiacchiericcio della folla e tutti i rumori di sottofondo della città. Penzolando ad alta velocità da un palazzo all’altro, riusciamo ad attraversare in maniera credibile tutti questi suoni, che giungono alle nostre orecchie dalle giuste direzioni e con la corretta intensità (particolarmente apprezzabile l’effetto doppler quando ci avviciniamo e superiamo una sorgente di rumore – come il dialogo di un passante – ad alta velocità).

DUALSENSE: IL PEZZO FORTE DI PS5


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Ma veniamo al vero protagonista di questa recensione: il nuovo controller DualSense. Come evidenziato nel confronto tra le varie PlayStation, il DualSense rappresenta un cambio radicale nel design dei pad di Sony. Al netto delle nuove linee – che lo rendono senza dubbio il miglior controller mai realizzato dalla casa giapponese -, le vere novità risiedono nelle funzionalità supportate e nel feedback che è in grado di fornirci durante l’interazione nei giochi.

Per quanto riguarda il primo aspetto, il DualSense integra un microfono che consente di prendere parte sin da subito alle chat vocali, senza aver bisogno di utilizzare un auricolare con microfono, come accadeva su PS4. L’introduzione di questo componente ha comportato l’aggiunta di un tasto dedicato alla disattivazione dello stesso; basta premerlo una volta per far comparire la luce arancione che segnala il blocco del microfono. Segnalo che i tasti sono molto più silenziosi rispetto a quelli del DualShock 4 e del controller Xbox, quindi il loro rumore non dovrebbe essere percepito durante l’utilizzo del microfono.

Cambia leggermente anche il comportamento del tasto Crea (Share su PS4), il quale ora permette di avviare il menù di creazione con una singola pressione, catturare uno screen con la pressione prolungata e registrare una clip video con la doppia pressione (funzioni che possono essere rimappate a piacere in base alle proprie priorità. Per quanto riguarda la cattura e la condivisione di elementi multimediali, arriva la possibilità di registrare clip di gioco in 4K, di scegliere la durata delle clip video delle esperienze di gioco recenti (da 15 secondi a 1 ora) e di avviare rapidamente una diretta su YouTube o Twitch.

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Tornando invece alle funzioni del DualSense, sono due quelle che maggiormente lo distinguono dalla concorrenza e da tutti i suoi predecessori: la vibrazione aptica e la variazione di resistenza dei grilletti L2 e R2 (la cui intensità – per entrambi – può essere modificata dalle impostazioni).

Senza usare mezzi termini, l’esperienza sensoriale offerta dal DualSense lo pone al di sopra di qualsiasi cosa abbiate mai provato in precedenza, in quanto – per la prima volta – possiamo prendere in mano un pezzo di hardware in grado di restituirci un feedback tattile di ciò che sta avvenendo sullo schermo.

La vibrazione aptica permette di riprodurre in maniera credibile e precisa ogni singola interazione, come ad esempio i passi e gli impatti di ogni genere, ma non solo. È infatti possibile riprodurre fedelmente l’effetto di un oggetto che si muove all’interno del pad, che scorre da un lato all’altro, o ancora la sensazione provata nell’attraversare una tempesta di sabbia o di neve. La vibrazione offerta dal DualSense rappresenta quindi un netto stacco con il passato e – effettivamente – di introdurre un punto di svolta per quello che può essere il futuro del feedback della vibrazione offerto da un controller. In questo senso, il DualSense fissa un nuovo standard.

Altrettanto importanti sono i grilletti dorsali con resistenza adattiva, i quali riescono a completare l’immersività data dalla vibrazione aptica aggiungendo una risposta fisica variabile che ci fa percepire il DualSense come un elemento attivo del gameplay e non come un semplice tramite. Mi spiego meglio.

In Astro’s Playroom (di cui parlerò a breve) è possibile utilizzare diverse armi, tra cui un arco e una mitraglietta. Quando si impugna l’arco, la resistenza dei grilletti diventa sempre più intensa man mano che aumentiamo la pressione, simulando quindi la fatica che prova il personaggio nel tendere la corda. Quando invece utilizziamo la mitraglietta, la resistenza aumenta e si riduce improvvisamente ad ogni colpo, creando quindi l’effetto di un vero e proprio grilletto che torna in posizione ad ogni proiettile sparato.

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L’accoppiata di queste due funzionalità produce un effetto che non avevamo mai provato prima d’ora e che può essere uno dei principali fattori di differenziazione rispetto alla scorsa generazione e a Series X. Ovviamente l’incognita è rappresentata dal supporto che verrà dato ad entrambe le funzionalità da parte degli sviluppatori di terze parti. Sicuramente Sony sfrutterà al massimo questo cavallo di battaglia in tutte le produzioni principali, ma è probabile che anche i partner non vogliano farsi sfuggire la possibilità di dare maggior profondità alle proprie produzioni.

Tutte le nuove funzionalità, ovviamente, comportano un dispendio energetico maggiore del solito e la batteria (non rimovibile, come su DS4 e DS3) da 1.500 mAh non offre una durata molto prolungata; in questi giorni mi è parsa inferiore a quella del DualShock 4, tuttavia la ricarica avviene rapidamente tramite la porta Type-C e il cavo (USB-A/Type-C) presente in confezione. Nel complesso, il DualSense risulta più ergonomico rispetto al suo predecessore, grazie a dimensioni leggermente superiori che favoriscono una presa molto più salda e comoda.

ASTRO’S PLAYROOM: IL BANCO DI PROVA DEL DUALSENSE


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Già citato almeno un paio di volte, Astro’s Playroom merita sicuramente una menzione nella recensione di PlayStation 5, in quanto si tratta del principale laboratorio nel quale potrete sperimentare le funzionalità della nuova console e del DualSense. Il titolo è a tutti gli effetti un piccolo platform quindi non si tratta di una demo dal punto di vista dei contenuti, nonostante il ruolo ricoperto sia proprio quello di demo tecnica delle singole tecnologie di PS5.

Nel gioco, infatti, viene fato largo utilizzo dei grilletti adattivi, della vibrazione aptica, della cassa e del microfono del DualSense e dei sensori di movimento, in modo da permettere al giocatore di prendere la mano con ognuna di queste funzionalità e di capire in che modo possano arricchire l’esperienza di gioco. Astro’s Playroom è anche un piccolo titolo celebrativo di tutte le generazioni PlayStation, in quanto ogni scenario è ricco di richiami a giochi e eventi storici significativi per il brand. Aspettatevi quindi di fare un tuffo nel passato, andando a riscoprire trofei e modelli in altissima definizione delle console e delle periferiche più celebri, il tutto mentre i piccoli bot presenti in ogni livello si divertono ad imitare le più famose mascotte del mondo PlayStation.

Sony ha fatto una scelta azzeccata decidendo di includere il gioco preinstallato in ogni PS5, in quanto permette a tutti di avere quel banco di prova necessario per capire a pieno le potenzialità della next gen. Astro’s Playroom, infatti, mette in mostra anche parte dell’hardware di PS5: certo, non è il titolo più complesso del mondo, ma permette di apprezzare sin da subito texture in altissima definizione, effetti di luce e gestione dei riflessi molto avanzate e così via, il tutto per circa 10GB di peso (può essere disinstallato).

NUOVA UI: RINNOVATA MA ANCORA INCOMPLETA


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PlayStation 5 cambia completamente volto rispetto a PlayStation 4, grazie ad un sistema operativo completamente ripensato e semplificato. La schermata principale si divide in due tab, Giochi e Contenuti Multimediali, in modo da distinguere chiaramente le applicazioni e i giochi dalle app per la riproduzione video.

La pagina principale di ogni tab ci offre accesso immediato alle ultime 10 applicazioni aperte, mentre le altre sono disponibili nella voce Raccolta giochi. Da qui è possibile accedere sia a tutti i titoli presenti nella nostra raccolta – quindi anche quelli che non abbiamo installato – sia a quelli installati sulla memoria interna o su quella esterna. La logica alla base del nuovo sistema operativo di PlayStation 5 è molto diversa rispetto a quella di PS4 e occorrerà investire del tempo per padroneggiare al meglio tutte le funzioni e per capire dove sono stati ricollocati i vari elementi.

Nel complesso la parola d’ordine è semplificazione, quindi troviamo una miglior categorizzazione delle varie impostazioni. Ad esempio, premendo il tasto PlayStation del DualSense non torneremo direttamente alla Home, ma verrà aperta la barra inferiore che consente di gestire aspetti come l’accesso allo Switcher (la funzione che tiene traccia degli ultimi titoli avviati), alle notifiche, ai Party, alla riproduzione musicale, alla condivisione in streaming, impostazioni audio e del microfono, del controller, dello stato online del nostro account, al menù di spegnimento e alla scorciatoia per tornare alla Home.

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Tutte queste funzioni vengono eseguite all’interno di piccoli pop-up che appaiono in sovrimpressione mentre l’azione di gioco continua in sottofondo; ciò è particolarmente utile se vogliamo modificare qualche impostazione mentre siamo in una partita online – ad esempio – e non vogliamo perdere di vista ciò che accade a schermo.

Particolarmente fastidioso, invece, il fatto di non poter accedere al menù di spegnimento tramite la pressione prolungata del tasto PlayStation, visto che siamo costretti a navigare sino all’icona dedicata. Non è escluso che questo possa cambiare in futuro, in quanto tutta l’interfaccia ci offre l sensazione che qualcosa non sia realmente completo, bensì che si tratti di una versione iniziale destinata ad essere espansa in futuro.

L’idea che mi sono fatto in questi giorni di prova è che Sony abbia preparato la versione più semplice possibile della nuova UI per evitare bug e problemi aggiuntivi tipici dei prodotti appena lanciati. Questo lo si percepisce dall’assenza di alcune funzioni, come ad esempio la possibilità di spostare i giochi PS5 su una memoria esterna per la loro archiviazione (in arrivo), l’assenza del supporto agli SSD aggiuntivi tramite lo slot dedicato, la mancanza di impostazioni per la modalità Game Boost per migliorare la retrocompatibilità dei giochi PS4 (la funzione è attiva su una selezione di giochi, ma non è possibile scegliere se attivarla o meno, come invece accade su PS4 Pro), la rimozione di un accesso rapido alla galleria di immagini (bisogna passare per il tasto Crea) e così via.

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Insomma, la sensazione è che il sistema operativo sia stato rilasciato in una versione provvisoria e destinato a diventare più completo nel corso dei prossimi mesi. Riguardo la questione retrocompatibilità Sony conferma che – al lancio – gli unici titoli non funzionanti saranno quelli elencati sul sito ufficiale. Nel corso della mia prova (ho testato Final Fantasy VII Remake, Crash Bandicoot 4, Bloodborne, Super Street Fighter 4) non ho riscontrato nessuna differenza rispetto all’esecuzione dei titoli su PS4 sotto il profilo grafico, ad eccezione dei caricamenti notevolmente migliorati e un frame rate più stabile in Bloodborne.

Vi confermo che è possibile utilizzare senza problemi la propria libreria PS4 installata su un hard disk esterno, senza effettuare ulteriori passaggi: vi basterà scollegarlo da PS4, collegarlo a PS5 (usando le USB sul retro o la Type-C) per cominciare a giocare senza effettuare altre installazioni.

Per quanto riguarda il menù Impostazioni, invece, il layout è molto simile a quello dello stesso menù di PlayStation 4, offrendoci un elenco delle varie categorie e diverse diramazioni per accedere alle varie funzioni avanzate. Tra queste segnaliamo la possibilità di calibrare il proprio profilo per l’audio 3D, usare il trasferimento di rete per copiare i dati dalla propria PS4, gestire le funzioni di risparmio energetico, accedere alle impostazioni di ogni singola notifica, gestire gli avvisi spoiler (PS5 integra un sistema, ancora non attivo, che permette di vedere dei brevi filmati che guidano il giocatore nell’ottenimento dei trofei), configurare gli accessori Bluetooth (la console è dotata di connettività 5.1) e molto altro ancora.

CONSIDERAZIONI


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Nel complesso PlayStation 5 è una piattaforma next gen molto promettente e sin da subito riesce a farci capire quale è la strada intrapresa dalla casa giapponese. Come già anticipato nella recensione di Xbox Series X, la next gen è ancora lontana, nonostante le console siano già qui, proprio per via della mancanza di esperienze esclusivamente dedicate alle nuove piattaforme, che possano quindi mettere in risalto il salto generazionale.

Sony gioca meglio le sue carte sotto questo punto di vista, proponendo una manciata di titoli che ricoprono diversi ruoli: Astro’s Playroom è il laboratorio nel quale scoprire tutte le novità del DualSense, Spider-Man: Miles Morales è il titolo cross gen in grado di mostrarci quali possono essere i miglioramenti immediati e tangibili rispetto a PS4, mentre il remake di Demon’s Souls ha il compito di essere l’apripista della next gen, almeno dal punto di vista visivo, in attesa dell’arrivo di Ratchet & Clank: Rift Apart .

PlayStation 5 risolve anche alcuni dei problemi cronici di PlayStation 4 (specialmente la Pro), grazie ad un nuovo sistema di dissipazione che garantisce un livello di silenziosità che attendavamo da diverso tempo, seppur non al vertice della categoria: Series X rappresenta al momento il meglio in questo campo. Apprezzata anche la scelta di rivedere completamente l’interfaccia della console, la quale ora risulta più moderna e reattiva in ogni ambito, anche se è necessario spendere un po’ di tempo per capire come alcuni elementi siano stati riposizionati – come ad esempio lo spegnimento della console – e la logica dietro alla nuova disposizione dei giochi. Sotto questi aspetti, PlayStation 5 porta con sé una boccata d’aria fresca per tutti gli utenti PlayStation 4.

Sul fronte dei servizi non ci sono grosse novità rispetto alla scorsa generazione, se non l’inclusione di PlayStation Plus Collection, ovvero una raccolta di 20 importantissimi titoli PlayStation 4 che possono essere riscattati sin da subito dai nuovi utenti PS5 che hanno una sottoscrizione al Plus. Questi giochi restano collegati al proprio account ed è possibile utilizzarli sino a quando l’abbonamento è attivo, quindi non hanno una scadenza temporale. Non si tratta certo di un’offerta in grado di rivaleggiare con il Game Pass, ma offre senza dubbio una solida base da cui partite per tutti coloro che sono nuovi al mondo PlayStation. Tra questi troviamo:

  • Days Gone
  • Crash Bandicoot N-Sane Trilogy
  • God of War
  • Mortal Kombat X
  • Fallout 4
  • Monster Hunter World
  • Final Fantasy XV Royal Edition
  • Resident Evil 7
  • Persona 5
  • Battlefield 1
  • The Last Guardian
  • Detroit: Become Human
  • Call of Duty Black Ops 3: Zombies Chronicles Edition
  • Uncharted 4
  • Batman: Arkham Knight
  • Infamous Second Son
  • Until Dawn
  • Bloodborne
  • The Last of Us Remastered
  • Ratchet & Clank
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PlayStation 5 resta comunque molto ancorata al concetto di console tradizionale e questo lo possiamo percepire in diversi ambiti, dal mancato supporto nativo ai 1440p, passando per la scelta di gestire in maniera completamente automatica il passaggio ai 120Hz (non ci sono opzioni a riguardo) e alla scomparsa del browser web integrato, il quale ora risulta accessibile solo dalle applicazioni che ne fanno uso (come la guida utente), rendendo impossibile sfruttare la console per navigare su internet, quest’ultimo un passo indietro rispetto alle precedenti generazioni.

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Ovviamente avrete notato come non siano stati toccati temi come il nuovo store e le funzionalità multimediali della console, tutti aspetti che sono ancora sotto embargo e su cui sarà possibile tornare in seguito, motivo in più per considerare questa recensione come un primo contatto con PS5 e non un verdetto finale. D’altronde, è noto, il giudizio su una console può arrivare solo alla fine del suo ciclo vitale – o comunque in una fase molto avanzata -, quindi anche in questo caso possiamo prendere atto di quanto ci offre PlayStation 5 ad oggi per immaginare cosa sarà in grado di fare in futuro. L’unica reale differenza rispetto alla diretta concorrente è che Sony ha fatto in modo che un assaggio di questo futuro potesse già concretizzarsi al lancio.

Vi ricordiamo che siamo in diretta su Twitch per discutere con voi della recensione e per mostrarvi Astro’s Playroom; poco sotto trovate tutti i riferimenti per raggiungerci.

Recensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad Oggettivamente enorme e il design potrebbe non essere adatto a tuttiRecensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad 667 GB di spazio disponibile potrebbero essere pochiRecensione PlayStation 5: la next gen passa attraverso il nuovo pad La nuova UI ha bisogno di qualche miglioramento sul fronte dell’accessibilit


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Vi ricordiamo che il modo migliore per interagire con noi durante le live è quello di utilizzare la chat di Twitch (la trovate sotto al player, non dimenticate di registrarvi!).

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