Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno | Web Agency Brescia
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Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno

Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno

Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno


La strada di Apple è lastricata di transizioni e nel corso della serata di ieri abbiamo avuto modo di assistere all’arrivo di un nuovo tassello destinato a cambiare, ancora una volta, il percorso intrapreso dalla casa di Cupertino.

Quella di ieri è stata la serata in cui è stato ufficializzato Apple M1, il primo SoC progettato dall’azienda californiana in grado di disporre della potenza e di tutti gli elementi fondamentali in grado di renderlo adatto all’utilizzo sui suoi computer (sia MacBook che Mac, come abbiamo visto).

La particolarità di questo passaggio è rappresentata dagli eventi che ci hanno condotti sino a qui, i quali ci dimostrano come il mondo della tecnologia sia effettivamente cambiato senza che molti se ne accorgessero. Quando nel 2007 venne presentato il primo iPhone, si trattò di un dispositivo che provava (riuscendoci) ad elevare la categoria grazie a degli importanti prestiti derivanti dal mondo PC, software su tutti.

DA DESKTOP A SMARTPHONE: ANDATA E RITORNO


Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno

iPhone – o meglio, iPhone OS – portava per la prima volta un nuovo modo di intendere quello che poteva essere un sistema operativo – e successivamente le applicazioni – adatto ad un dispositivo mobile. Elementi come Cocoa, la gestione energetica, Core Animation e molti altri ancora, derivavano direttamente da quelli che Apple aveva creato in passato su OS X, al punto che lo stesso Jobs presentò inizialmente lo smartphone affermando che “iPhone è basato su OS X”.

Oggi, 13 anni dopo quegli eventi, assistiamo al primo passo in una direzione diametralmente opposta. In realtà è tutto cominciato nel 2010, quando Apple presentò il primo iPad e il suo SoC, l’inedito Apple A4. Questo è stato il capostipite della famiglia di SoC che da quel momento avrebbe accompagnato ogni iPhone, iPad, iPod e Apple TV nel corso degli anni successivi.

Dopo aver lavorato a stretto contatto con i suoi partner – Samsung su tutti -, Apple aveva deciso di fare un passo in avanti verso il completo controllo e la massima efficienza delle sue piattaforme, arrivando a progettare internamente tutti i SoC. Questo ha portato alla nascita delle prime versioni AX, dotate di prestazioni più elevate e riservate quasi esclusivamente (tranne qualche passaggio su Apple TV) agli iPad.

Sin dalla presentazione di iPad Pro e del suo Apple A9X (siamo nel 2015), sempre più spesso si è cominciato a parlare di come, effettivamente, questi processori fossero in grado di rivaleggiare con quelli Intel, almeno per quanto riguarda aspetti come il rapporto performance/Watt (quindi quante “prestazioni” è in grado di erogare ad un dato consumo). I SoC degli iPad, infatti, risultano particolarmente efficaci dal punto di vista del discreto livello di potenza che sono in grado di offrire se paragonati a soluzioni low voltage di pari fascia.

Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno

Ed eccoci quindi ad oggi: il know how di Apple nel campo delle CPU e delle GPU è ormai maturato al punto che l’azienda si sente pronta ad effettuare un salto epocale, abbandonando il tradizionale mondo delle CPU x86 per buttarsi in quello delle architetture ARM proprietarie.

Assistiamo quindi al passaggio inverso a cui abbiamo accennato prima: dopo aver visto il mondo mobile nascere grazie ai prestiti del mondo desktop, è ora quest’ultimo ad effettuare una nuova evoluzione proprio grazie ai progressi svolti in questi anni dal mondo mobile.

Sia chiaro, Apple non è la prima a portare il mondo ARM al di fuori dei dispositivi mobili. Da sempre esistono strutture server basate su questa categoria di processori, Google ha iniziato a portare Chrome OS su ARM e Microsoft stessa è da tempo in grado di offrire proposte basate su Windows 10 ARM che sfruttano la potenza dei SoC Qualcomm Snapdragon. Cosa c’è di diverso quindi?

L’aspetto fondamentale riguarda la portata del cambiamento che Apple sta imponendo a sé stessa: se per tutti gli altri si tratta solo di soluzioni marginali o alternative a quelle già consolidate, l’azienda di Cupertino è pronta a fare all-in sulla nuova architettura, puntando tutto il suo futuro su essa. Oggi si comincia con 3 soluzioni – le più economiche, quindi anche quelle più diffuse e popolari tra il grande pubblico – ma sappiamo già che il processo investirà in maniera totale la sua lineup di Mac entro il 2022.

Ma cosa cambia nel concreto? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi che questo cambiamento porta con sé? Prima di addentrarci nel discorso è bene mettere in evidenza che esistono due diversi punti di vista da cui guardare questa transizione: c’è quello di Apple e quello dell’utente comune.

APPLE SILICON: NEI PANNI DI APPLE


Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno

Per Apple, l’abbandono delle soluzioni Intel (per le CPU) e AMD (per la grafica) è fonte di sollievo e di maggior libertà d’azione. Da questo momento in poi, tutti i prossimi Mac torneranno ad essere dei dispositivi costruiti e ingegnerizzati esattamente alla maniera che deciderà Apple, un po’ come avveniva prima della transizione precedente, quando IBM confezionava i processori della famiglia G – basati su architettura RISC PowerPC – in base alle esigenze di Apple.

Ricordiamo tutti che il divorzio tra la casa di Cupertino e IBM è avvenuto a partire dal 2006, quando Apple annunciò la transizione verso le soluzioni x86 di Intel. La goccia che fece traboccare il vaso, in quel caso, fu il fatto che IBM non riuscì mai a realizzare il tanto atteso G5 a 3GHz, per non parlare dei problemi termini e di consumi che impedirono ad Apple di portare sul mercato dei MacBook dotati della versione mobile di G5.

L’azienda di Cupertino si trovò quindi nella situazione di non poter aggiornare regolarmente la propria lineup e di non poter fornire il livello di prestazioni desiderato ai suoi clienti, fatto che la portò a concretizzare la transizione verso le soluzioni Intel, decisamente più appetibili al tempo.

Ovviamente il salto non avvenne da un giorno all’altro; lo scenario Intel era sempre stato tenuto in considerazione come un piano B, al punto che OS X venne sviluppato sin dalle origini anche con il pieno supporto ai chip Intel in mente. Alla WWDC del 2005, Jobs annunciò la storica transizione, assieme alla presentazione di Rosetta, il software pensato per fare da ponte tra il mondo PowerPC e quello x86, in quanto permetteva l’emulazione del vecchio codice sull’hardware più recente.

Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno

In questo passaggio si andavano a perdere tra il 20% e il 50% delle prestazioni nell’esecuzione dei programmi pensati per PowerPC, fatto che portò alla necessità di sfruttare il meno possibile questa opzione, in favore della riscrittura di tutti i software più importanti in modo che potessero essere eseguiti nativamente sulle nuove CPU.

Con il supporto Intel arrivò anche Boot Camp, il software che permise – per la prima volta in maniera ufficiale – ai Mac e MacBook di ospitare sia OS X che Windows, garantendo quindi il massimo della compatibilità software e le prestazioni derivanti dall’esecuzione nativa del sistema operativo di Microsoft.

Tutto ciò ci ha portato ad oggi, o meglio agli ultimi anni, quando Apple si è nuovamente trovata a dover fronteggiare una situazione simile a quella dei primi anni 2000. Lo sviluppo delle nuove soluzioni Intel – specialmente le più recenti – è stato spesso travagliato e non ha portato i miglioramenti che l’azienda di Cupertino desiderava per i suoi prodotti, anche a causa delle difficoltà riscontrate da Intel nel passaggio a processi produttivi più evoluti di quello a 14 e 10nm.

Nel corso degli ultimi anni, Apple ha più volte rimandato l’aggiornamento della linea MacBook Pro a causa dei ritardi accumulati da Intel sulla propria tabella di marcia; insomma, nulla di diverso rispetto a quanto già sperimentato.

Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno

Eccoci quindi al motivo per cui, dal punto di vista dell’azienda, la transizione verso Apple Silicon rappresenta uno dei passi più importanti per il futuro della casa di Cupertino. Ora cade un altro legame, cessa un vincolo allo sviluppo di nuovi prodotti, in quanto sarà lei stessa a decidere la sua tabella di marcia, senza dover più fare affidamento su soluzioni di terze parti.

Dal punto di vista dei prodotti, questo significa che tutti i Mac dotati di SoC Apple Silicon saranno equipaggiati con l’hardware necessario a eseguire il tipo di compiti che la casa madre ha previsto per ogni modello, senza dover fare i conti con l’impossibilità nell’implementare un determinato acceleratore grafico, un particolare hardware per la decodifica di file multimediali, uno specifico motore neurale e così via.

A partire da questa generazione, i Mac diventano computer in grado di specializzarsi in determinati compiti con molta più efficacia, grazie alla presenza di componenti cucite su misura per le loro esigenze. Durante la presentazione di ieri abbiamo visto come Apple abbia dato un bel boost di potenza a MacBook Air, specialmente per quanto riguarda le prestazioni grafiche, rendendolo quindi molto più attrattivo che in passato.

APPLE SILICON: DAL PUNTO DI VISTA DELL’UTENTE


Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno

E se invece guardassimo alla stessa situazione dal punto di vista dell’utente?

Beh, in quel caso tutto cambia, in quanto la nuova generazione di hardware porta con sé tanti dubbi e incertezze che potranno essere dissipati solo dopo averli testati con efficacia. Il passaggio a Apple Silicon, infatti, porta con sé alcune importanti rinunce, come ad esempio la scomparsa di Boot Camp.

L’impossibilità di installare Windows in maniera nativa, infatti, può rappresentare un problema per tutti quei professionisti che sfruttavano entrambi gli ambienti di lavoro e che traevano vantaggio dall’esecuzione nativa dell’OS Microsoft, ai quali non basta poterlo utilizzare su una macchina virtuale.

Basti pensare -ad esempio – a quanto è difficile trovare una scheda d’acquisizione video che dialoghi in maniera corretta con macOS, o ancora all’assenza di molti programmi professionali che possono essere fruiti solo in ambiente Windows. La rimozione di Boot Camp apre quindi qualche dubbio sotto il profilo della versatilità dei nuovi Mac con Apple Silicon: riuscirà Apple a convincere gli sviluppatori che ora è giunto il momento di realizzare le versioni macOS delle proprie applicazioni?

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Sul tema app arrivano comunque anche delle notizie rassicuranti, in quanto ora Mac, iPhone e iPad parlano la stessa lingua e ciò significa che la libreria di app mobile sviluppata in questi anni è pronta a sbarcare anche su Mac senza alcuno sforzo in fase di conversione. Con Big Sur, infatti, i Mac con Apple Silicon (quindi non quelli con processori Intel) avranno accesso ad un catalogo di applicazioni più ampio e questo potrebbe rappresentare un vantaggio importante per alcune categorie di utenti.

Basti pensare alla possibilità di utilizzare app bancarie, app social, servizi di messaggistica, giochi, strumenti di editing foto e video più leggeri (eh si, anche questi possono essere utili e più intuitivi, rispetto a strumenti più professionali), servizi di streaming video, giochi e app dedicate alla domotica, tutte accessibili anche da un ambiente desktop. Se quindi Apple Silicon introduce dubbi per quanto riguarda la rimozione di Boot Camp, la sua versatilità potrebbe essere utile in altri campi.

Restando nel campo delle applicazioni, Apple ha garantito che Big Sur su Apple Silicon presenterà completa compatibilità con tutto il software già presente su macOS, questo grazie all’inclusione di Rosetta 2. A differenza della prima versione, il nuovo software di traduzione è in grado di tradurre il codice delle applicazioni in fase di installazione, rispetto al supporto JIT (Just in Time, quindi effettuato in tempo reale) della precedente versione. Ciò significa che, dopo l’installazione, l’applicazione dovrebbe essere eseguita nativamente, in quanto tutto il suo codice è stato già adattato alla nuova piattaforma.

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Apple suggerisce che le prestazioni delle app pensate per x86 non dovrebbero risentire troppo del passaggio a Apple Silicon, al punto che Craig Federighi suggerisce che – grazie alle prestazioni di Metal e di M1 – alcuni software che fanno largo uso della GPU potrebbero persino girare meglio che su Mac con processore Intel. Affermazioni senza dubbio interessanti, ma che dovranno essere confermate o smentite dai primi test pubblici.

In attesa che tutto il software venga convertito – e che i Mac con Intel vengano dismessi -, troveremo le Universal App (un nome che non ci è del tutto nuovo) a risolvere eventuali problemi di compatibilità. Apple ha infatti previsto che su App Store (ma anche sul web, sotto forma di classici pacchetti di installazione, quindi nessun timore di restare legati esclusivamente allo store) vengano distribuiti dei bundle che includono il codice delle versioni per Apple Silicon e per processori Intel, in modo che venga installato solo il codice necessario all’esecuzione nativa, senza che l’utente debba quindi fare i conti con più versioni separate della stessa app o con Rosetta 2.

C’è poi il tema delle già citate performance/Watt, ovvero la possibilità di poter utilizzare dei MacBook in grado di garantire un buon livello prestazionale, accompagnato da consumi ridotti. I primi numeri snocciolati da Apple lasciano intendere che i MacBook con Apple Silicon sono in grado di raddoppiare l’autonomia rispetto alle versioni Intel che li precedevano. Ovviamente non teniamo in considerazione il dato delle 17/18 ore di utilizzo in sé, ma il fatto che questi numeri siano doppi rispetto a quelli precedenti.

Apple, infatti, è sempre molto precisa nella stima dell’autonomia dei suoi dispositivi in un dato scenario, quindi possiamo prendere i rapporti come veritieri. Le ore di utilizzo effettive, invece, variano profondamente in base ai compiti svolti, quindi è bene non aspettarsi che le 17/18 ore annunciate siano valide per tutti. Probabilmente non lo saranno per nessuno, ma ciò che possiamo ipotizzare è che la durata dei nuovi MacBook sia realmente su un altro livello rispetto a quella dei modelli attuali.

UN FUTURO IMPORTANTE E RISCHIOSO


Apple Silicon il futuro di Apple: da desktop a smartphone, andata e ritorno

Naturalmente non ci addentriamo nell’elencare i moltiplicatori menzionati da Apple in sede di presentazione, anche perché l’azienda non ha avuto l’accortezza di specificare esattamente quali erano le caratteristiche dei prodotti testati e quali le piattaforme di benchmark utilizzate (quelli di CPU Monkey li avete visti?).

Ciò che possiamo dire è che questa transizione si presenta più interessante che in passato, in quanto compie un movimento più coraggioso, passando dallo status quo del mondo x86 verso la totale incognita di quello ARM applicato al mondo desktop. Senza dubbio ci troviamo davanti ad un possibile cambio di paradigma per l’intero settore; come detto prima, Apple non è la prima e non è l’unica ad aver guardato con interesse a questo mondo, tuttavia è la sola a farlo mettendoci la faccia, ovvero adottando queste soluzioni sui suoi prodotti di punta, mentre per gli altri si tratta di esperimenti e alternative secondarie.

Nel giro di 2 anni tutto il listino MacBook e Mac sarà popolato da M1 e dai suoi successori, anche sulle soluzioni di fascia più alta come iMac, iMac Pro e forse persino su Mac Pro. Non ci resta che attendere poche settimane per avere i dettagli dei primi test e per capire se la strada imboccata da Apple sia realmente quella giusta.

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