Oceana accusa Amazon di produrre milioni di chili di rifiuti di plastica all'anno | Web Agency Brescia
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Oceana accusa Amazon di produrre milioni di chili di rifiuti di plastica all’anno

Oceana accusa Amazon di produrre milioni di chili di rifiuti di plastica all'anno

Oceana accusa Amazon di produrre milioni di chili di rifiuti di plastica all’anno


Oceana, la più grande organizzazione internazionale no profit dedicata esclusivamente alla conservazione degli oceani, punta in dito conto Amazon accusandola di essere responsabile della produzione, lo scorso anno, di circa 211 milioni di chili di rifiuti in plastica da imballaggio. Amazon ha prontamente respinto le accuse affermando che si tratta di un quantitativo esagerato.

La società di Jeff Bezos, ha infatti dichiarato di aver utilizzato lo scorso anno circa un quarto degli imballaggi stimati da Oceana che corrispondono comunque a oltre 52 milioni di chili di plastica. Amazon, tuttavia, non ha condiviso informazioni sul suo impegno relativo all’uso di plastica totale, né tramite un portavoce né nel suo più recente rapporto sulla sostenibilità pubblicato lo scorso settembre.

Questo il commento di un portavoce dell’organizzazione Oceana:

“Anche il quantitativo inferiore rivendicato da Amazon relativamente agli imballaggi sarebbe comunque un’enorme quantità di rifiuti di plastica – abbastanza da girare intorno alla terra più di cento volte sotto forma di cuscini d’aria e causare problemi molto seri per gli oceani”.

Oceana accusa Amazon di produrre milioni di chili di rifiuti di plastica all'anno

La caratteristica che rende la plastica un materiale da imballaggio molto ricercato da aziende come Amazon la rende allo stesso tempo anche un grosso problema per gli oceani: è facile da spostare perché è molto leggera. Significa che basta un raffica di vento un po’ più forte per portare detriti in mare. Una volta che la plastica finisce nelle acque, va ad aggiungersi a quella già presente e sempre più spesso viene ingoiata da pesci e da tante specie marine come delfini, balene, capodogli e tartarughe. Tutte microplastiche che finiscono anche nelle nostre pance.

Oceana è preoccupata dal fatto che, aumentando sempre più le persone che fanno acquisti online, aumenterà di conseguenza anche la plastica utilizzata. Dato che Amazon non ha rilasciato informazioni pubbliche sul suo impatto ambientale derivato dalla plastica, Oceana ha provato a stimarlo, per questo c’è una notevole discrepanza tra le sue cifre e quelle che Amazon afferma di aver effettivamente utilizzato.

Oceana accusa Amazon di produrre milioni di chili di rifiuti di plastica all'anno

Per raggiungere la stima di 211 milioni di chili, l’organizzazione ha raccolto i dati dagli analisti del settore relativi alla quantità di plastica da imballaggi utilizzati in tutto il mondo dalle aziende, ed ha ipotizzato il quantitativo di Amazon rapportandolo alla sua quota di mercato dell’e-commerce.

Oceana ha basato la sua proiezione su uno studio pubblicato all’inizio di quest’anno secondo cui si stimava che l’11% dei rifiuti di plastica globali finisse negli ecosistemi acquatici. Quello studio, tuttavia, è più generico e non si limita ai soli rifiuti di imballaggio.

Secondo quanto affermato da un portavoce, Amazon ha adottato diverse misure per ridurre la quantità di spazzatura proveniente dai suoi pacchi. Tra queste, l’invio di prodotti direttamente nella loro confezione originale piuttosto che messi in altri pacchi di plastica o cartone. L’azienda, inoltre, afferma di aver tagliato oltre 900.000 tonnellate di materiale da imballaggio dal 2015 e nel 2019 ha sviluppato un cuscino di carta imbottito come alternativa riciclabile a quello in plastica.

Oceana accusa Amazon di produrre milioni di chili di rifiuti di plastica all'anno

Oceana ritiene che Amazon possa fare ancora di più per ridurre i rifiuti prendendo come buon esempio quanto fatto dalla società in India dove ha annunciato di aver eliminato la plastica monouso per il confezionamento dei pacchi nei suoi centri logistici. Lo scorso ottobre, ricordiamo, Amazon ha deciso di eliminare del suo store gli oggetti in plastica monouso. Tutte le vendite dei prodotti “incriminati” saranno bloccate a partire dal prossimo 21 dicembre e toccherà tanto i venditori quanto ai fornitori.

Amazon, inoltre sta modificando l’intera filiera (“Climate Pledge”) per arrivare entro il 2040 a consumare energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili e ad azzerare le emissioni, puntando a completare una spedizione su due a impatto zero entro il 2030. Si chiama Shipment Zero, ed è l’ambizioso progetto che prevede anche lo sfruttamento di energia da fonti rinnovabili, bio-carburante per gli aerei e packaging riciclabile.

Lo scorso novembre, ricordiamo, era stata l’Enviromental Audit Commission britannica a contestare ad Amazon – così come ad altri importanti rivenditori online – il fatto di non aver fatto la loro parte raccogliendo e riciclando, in questo caso, i prodotti elettronici.

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