Apple, Google e Amazon spengono Parler, social che ha accolto i rivoltosi pro-Trump | Web Agency Brescia
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Apple, Google e Amazon spengono Parler, social che ha accolto i rivoltosi pro-Trump

Apple, Google e Amazon spengono Parler, social che ha accolto i rivoltosi pro-Trump

Apple, Google e Amazon spengono Parler, social che ha accolto i rivoltosi pro-Trump


Dalle stelle alle stalle in meno di 24 ore: così si potrebbe riassumere la vita di Parler, app che ieri mattina figurava come la più scaricata sugli iPhone statunitensi, e che invece a fine giornata diceva già addio alla sua breve esperienza sugli store e sugli smartphone degli utenti.

Per capire cosa sia successo bisogna prima di tutto spiegare cosa sia Parler: in Europa, infatti, l’app non è ben conosciuta, avendo piuttosto riscontrato successo al di là dell’Oceano Atlantico, specie da parte dei sostenitori dell’ex Presidente Trump. In pratica, visti i controlli sempre più serrati su Facebook e Twitter e i relativi ban imposti dalle piattaforme social – lo stesso tycoon ne è stato “vittima” – attivisti e simpatizzanti si sono riversati proprio su Parler, app che per farsi spazio sul mercato ha sin da subito fatto suo il motto della “libertà di parola“.

Risultato: essendo ormai impossibile fare propaganda pro-Trump su Facebook e Twitter, c’è stato un riversamento di massa proprio su questa nuova piattaforma. Un successo insperato, rapidissimo. Così come rapidissimo è stato anche il suo crollo, visto che per bloccare i post inneggianti alla violenza, la diffusione di fake news e di teorie complottiste Apple e Google hanno tagliato il problema alla radice: non potendo moderare i commenti, hanno estromesso l’app dai rispettivi store. Motivo ufficiale? Parler non ha fatto abbastanza per filtrare i contenuti. E anche Amazon si è dissociata, rifiutandosi di fornire il servizio di web hosting su AWS.

É charo che Parler non dispone di un processo efficace per conformarsi alle regole di Amazon. Amazon fornisce tecnologia e servizi ai clienti di tutto lo spettro politico e continuiamo a rispettare il diritto di Parler di determinare autonomamente quali contenuti consentirà sul suo sito. Tuttavia, non possiamo fornire servizi a un cliente che non è in grado di identificare e rimuovere efficacemente i contenuti che incoraggiano o incitano alla violenza. Amazon.

Così è partita la battaglia politica: da una parte i big della rete, tra cui Apple che aveva dato 24 ore di tempo a Parler per un repulisti approfondito dell’app, non avvenuto in modo efficace e completo. Dall’altra la proprietà dell’app, che contrattacca affermando che queste decisioni sono anticoncorrenziali e che non sono state prese in modo equo. Twitter, ad esempio, aveva tra gli hashtag di tendenza una frase violenta nei confronti dell’ex Vice Presidente Pence – “colpevole” di aver preso le distanze da Trump – senza tuttavia essere stato ripresa né da Apple, né da Google o Amazon.

Insomma, per Parler siamo a un bivio: o abbassa i toni e accetta di controllare con maggior cura i contenuti pubblicati, o sarà la fine della sua (breve) vita. Su App Store non è più disponibile, così come sul Play Store (ma l’APK è sempre reperibile). Il problema ancor più grave è il web hosting: finché Amazon non tornerà a fornire gli strumenti e i servizi per poter essere online, l’app e la sua controparte web saranno del tutto inutilizzabili.

E intanto c’è chi chiede alle piattaforme social di non eliminare i post sull’attacco al Congresso, considerati preziose prove di ciò che è successo nella giornata di follia. La proposta viene dal Senatore Mark Warner, che avrebbe già contattato Apple, Facebook, Google, Telegram, Twitter e la stessa Parler, nonché i principali operatori telefonici statunitensi.

Il Campidoglio è una scena del crimine“, ha spiegato il Senatore, dunque tutto ciò che è correlato ai tragici eventi andrebbe considerato come prova. In particolare, sarebbero molti i contenuti condivisi sui social dai rivoltosi presenti all’interno dell’edificio. Le parti chiamate in causa si sono più volte rese disponibili ad offrire tutte le informazioni in loro possesso sulla vicenda, da fornire alle autorità competenti appena ne verrà fatta formale richiesta.

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