Xiaomi nella lista nera degli Stati Uniti: perch e cosa comporta | Web Agency Brescia
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Xiaomi nella lista nera degli Stati Uniti: perch e cosa comporta

Xiaomi nella lista nera degli Stati Uniti: perch e cosa comporta

Xiaomi nella lista nera degli Stati Uniti: perch e cosa comporta


L’amministrazione Trump ha inserito anche Xiaomi nella lista nera delle aziende che si ritiene abbiamo legami con l’esercito cinese. Gli effetti del provvedimento sono sostanzialmente due: non sono ammessi investimenti in Xiaomi da parte di aziende ed altri soggetti statunitensi, e gli investitori americani dovranno cedere le loro partecipazioni entro l’11 novembre 2021. Il provvedimento non incide invece sui rapporti commerciali tra Xiaomi e le aziende americani come avviene nel caso di Huawei.

Alla domanda se Xiaomi si viene così a trovare nella stessa situazione in cui versa Huawei nel mercato smartphone bisogna quindi rispondere di no: i servizi Google non sono a rischio, non è a rischio la fornitura di componenti. Non a seguito di questo provvedimento quanto meno – a scanso di equivoci, al momento, non si ha notizia di mosse per adottare ulteriori provvedimenti che potrebbero comportare questi effetti.

Sintetizzando al massimo: esistono due liste nere, Xiaomi è finita in quella del Dipartimento della Difesa che blocca gli investimenti da parte delle società americane, Huawei è presente in entrambe, anche in quella del Dipartimento del Commercio che sottopone ad esplicita autorizzazione la possibilità di intrattenere rapporti commerciali con le aziende americane.

Per contestualizzare il nuovo ordine esecutivo è utile ricordare che:

  • Una legge statunitense del 1999 imponeva al Dipartimento della Difesa di redigere una lista delle società possedute e controllate dall’esercito cinese. Il provvedimento è rimasto inattuato per molti anni
  • Il Pentagono ha iniziato a compilare la lista nel 2020 inserendo le prime 20 aziende, tra cui Huawei
  • Il provvedimento adottato ieri dall’amministrazione Trump ha esteso ulteriormente la lista includendo altre 9 aziende

La lista nera in cui è stata inserita Xiaomi racchiude aziende che operano nel settore aerospaziale, dell’aviazione, della chimica, delle telecomunicazioni e delle infrastrutture. Un’inclusione che a prima vista può sembrare incoerente viste le attività di cui si occupano gli altri soggetti della lista – Huawei si occupa anche di infrastrutture di rete e non principalmente di smartphone, a differenza di Xiaomi. È pur vero che nel terzo trimestre 2020 Xiaomi ha registrato un record di fatturato nei mercati esteri riconducibile ai prodotti IoT, ai servizi internet e che l’idea che l’esercito cinese possa utilizzare aziende produttrici di smartphone come strumento di spionaggio è sempre stato un leitmotiv dell’amministrazione Trump.

Sugli effetti del provvedimento si è detto – di fatto vengono penalizzati gli investimenti americani in Xiaomi e nelle altre aziende della lista – ma non sarà sfuggita la tempistica: la misura arriva a pochi giorni dalla scadenza della Presidenza Trump – il passaggio di consegne a Biden è fissato per il 20 gennaio. È un ultimo segnale che l’amministrazione uscente vuole dare alla Cina, ma anche un provvedimento adottato dopo poco meno di due settimane di distanza dalla conclusione (dopo ben sette anni di negoziati) dell’importante Accordo globale sugli investimenti siglato tra Cina e Europa, dal quale secondo diversi commentatori politici ad uscire rafforzata è proprio la Cina. Biden ha in numeri per governare con l’appoggio di tutto il Congresso, potrebbe quindi anche decidere di azzerare i provvedimenti dell’amministrazione uscente, ma non è detto che questo avverrà in ogni campo. Non è affatto scontato che i rapporti tra USA e Cina miglioreranno di colpo con la nuova amministrazione.

Xiaomi fa pervenire in redazione la seguente dichiarazione che si riporta integralmente:

Xiaomi ha sempre rispettato la legge e agito in conformità con le disposizioni e i regolamenti delle giurisdizioni dei Paesi in cui svolge la propria attività. La Società ribadisce che fornisce prodotti e servizi per uso civile e commerciale. Conferma inoltre di non essere posseduta, controllata o affiliata all’esercito cinese e di non essere una “Società militare comunista cinese” come definita dal NDAA. Xiaomi intraprenderà azioni appropriate per proteggere gli interessi della Società e dei suoi azionisti e sta esaminando anche le potenziali conseguenze di questo atto per avere un quadro più completo del suo impatto sul Gruppo. Ci saranno ulteriori annunci, se e quando Xiaomi lo riterrà opportuno.

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