Trump: con il ban dai social crolla del 73% la circolazione di fake news sulle elezioni | Web Agency Brescia
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Trump: con il ban dai social crolla del 73% la circolazione di fake news sulle elezioni

Trump: con il ban dai social crolla del 73% la circolazione di fake news sulle elezioni

Trump: con il ban dai social crolla del 73% la circolazione di fake news sulle elezioni


Il 2021 è cominciato con un avvenimento epocale per gli Stati Uniti, ovvero l’assalto a Capitol Hill che – con i suoi morti e feriti – ha mostrato le tante debolezze del sistema America. Oltre ai risvolti politici, l’evento ha anche dato origine ad un precedente importante per quanto riguarda il mondo dei social media, visto che ha portato al ban (in alcuni casi solo ad una sospensione a tempo indeterminato) degli account direttamente legati al presidente uscente degli Stati Uniti, Donal Trump.

Oggi, a quasi due settimane dall’accaduto, cominciamo ad avere una misura degli effetti del ban, grazie all’analisi del comportamento delle piattaforme social portata avanti dalla società di ricerca Zignal Labs, i cui risultati sono stati condivisi sulle pagine virtuali del The Washington Post. Il dato sintetico più rilevante è questo: crolla del 73% la circolazione di fake news legate ai presunti brogli elettorali di cui era stato accusato il presidente eletto Biden.

Il dato è aggregato tra tutte le principali piattaforme social, tra cui Facebook e Twitter, e mette in risalto quanto sia efficace la macchina della disinformazione che trova dei forti sostenitori negli account di elevato profilo, come ad esempio quelli presidenziali. Nel dettagli, si è passati da una media di oltre 2,5 milioni di menzioni – legate al tema dei brogli – ad appena 688.000 nella settimana successiva al ban di Trump.

Trump: con il ban dai social crolla del 73% la circolazione di fake news sulle elezioni

La grande battuta d’arresto è stata registrata proprio in occasione del blocco degli account direttamente collegati al presidente uscente, i quali hanno rappresentato per diversi mesi il principale megafono che ha amplificato il fenomeno a dismisura. Tutto ciò è dovuto al fatto che una grande fetta dei sostenitori di Trump avesse l’abitudine di condividere automaticamente ogni contenuto da lui (dal suo team) postato, dando il via ad una diffusione capillare di argomenti in grado di plasmare a proprio piacimento l’evoluzione del dibattito sul web. La massa di sostenitori, infatti, crea un’enorme camera di risonanza nella quale anche il più piccolo messaggio trova vasta e immediata diffusione su tutti i canali.

Il blocco operato dai social nei confronti degli account presidenziali – o strettamente collegati – ha di fatto tagliato il problema alla radice, portando a crolli verticali del 95% per quanto riguarda la circolazione di alcuni hashtag particolarmente cari ai suoi sostenitori, come #FightforTrump e #HoldTheLine, oltre alla frase March for Trump. Nel complesso l’azione intrapresa ha avuto effetti immediati per quanto riguarda la circolazione di contenuti basati su fake news, ma viene anche fatto notare come ciò abbia avuto anche qualche risvolto indesiderato. Il più comune riguarda l’ancor più stretta radicalizzazione di chi era già fortemente schierato, visto che la chiusura degli account legati a Trump ha dato maggior vigore alla propria posizione.

Trump: con il ban dai social crolla del 73% la circolazione di fake news sulle elezioni

Intanto i sostenitori – e lo stesso presidente uscente – hanno cercato una nuova casa su piattaforme alternative, ma con poco successo. emblematico è il caso di Parler, passata da zero a cento in pochissime ore, per poi essere completamente oscurata dal web a causa della completa assenza di moderazione. Calano anche le interazioni legate a contenuti condivisi da Qanon, anche se il rapporto di Zignal evidenzia un aumento delle menzioni nei confronti del leader Q (+15%). Secondo il rapporto non sembra trattarsi di menzioni di sostegno, ma del semplice coinvolgimento in un maggior numero di post collegati ai fatti di Capitol Hill.

In definitiva l’analisi di Zignal ci permette di trarre diverse conclusioni. La prima è che la velocità di diffusione dei contenuti sulla rete ha raggiunto livelli incredibili, specialmente quando questi vengono spinti da account considerati credibili e attendibili. Allo stesso tempo, l’evoluzione della vicenda ci mostra come la rete abbia memoria corta e che certi argomenti riescano a restare sulla cresta dell’onda solo se sostenuti da meccanismi in grado di alimentarli in continuazione: bastano pochi giorni di stop ed ecco che la bolla si sgonfia, dimostrando le reali dimensioni dei fenomeni in questione.

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