Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp | Web Agency Brescia
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Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp

Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp

Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp


La bufera che si è scatenata su WhatsApp in seguito all’annuncio dell’aggiornamento dei termini di servizio e della privacy sembra avere la coda lunga: nonostante i tentativi di chiarimento da parte dell’app di messaggistica più scaricata al mondo, in pochi giorni milioni di utenti hanno iniziato a esplorare le possibili alternative, soprattutto Signal e Telegram.

Come evidenziano i dati infatti, la prima ha superato i 50 milioni di download su Play Store – guadagnandone 7,5 milioni in soli quattro giorni – e la seconda naviga abbondantemente sopra i 500 milioni di download, avendo accolto 25 milioni di nuovi utenti nell’ultima decina di giorni.

Certo, rispetto ai 2 miliardi di utenti che costituiscono la base di WhatsApp si tratta di una goccia nel mare, ma qualche preoccupazione da parte dell’app di messaggistica che fa capo a Mark Zuckerberg evidentemente c’è, se si è deciso di far slittare la data ultima per l’accettazione dei nuovi termini di tre mesi, dall’8 febbraio al 15 maggio.

LA BASE UTENTI UNO DEI FATTORI


Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp

Il numero di utenti d’altronde è un fattore da tenere in seria considerazione, perché rappresenta uno dei punti di forza delle app di messaggistica: quelli raggiunti da WhatsApp ad esempio costituiscono una massa critica, e questo fa sì che moltissime persone continuino ad usarla, proprio perché tutti i loro contatti ce l’hanno.

Le alternative dunque, seppure al momento di dimensioni ridotte, ci sono: e quindi questo articolo nasce per presentare qualcuna delle applicazioni di messaggistica istantanea disponibili negli store digitali, con un occhio di riguardo per le due che al momento sono sulla cresta dell’onda, e uno sguardo anche a qualche altra magari meno nota.

D’altronde, anche se non avete intenzione di cambiare app o di provarne altre, informarsi può sempre tornare utile e, dopotutto, sapere è potere.

TELEGRAM


Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp

In termini di download, una delle app di cui si parla moltissimo in questi giorni è Telegram: seconda app di messaggistica più diffusa in Italia, fu lanciata nel 2013 dai fratelli Nikolaj e Pavel Durov ed è gratuita. Per archiviare i dati non si appoggia alla memoria dei dispositivi degli utenti, ma si serve di un cloud con sincronizzazione istantanea. Questa è una delle funzionalità più comode, perché Telegram può essere usata su più dispositivi sempre sincronizzati, anche se lo smartphone è lontano, e si trovano tutte le conversazioni e i file sincronizzati senza alcuno sforzo.

Utile anche perché, a differenza di WhatsApp che richiede di modificare manualmente l’impostazione dedicata, permette di default di risparmiare spazio nella memoria dello smartphone. È possibile inviare un numero illimitato di contenuti, ognuno fino a 2 GB.

Per accedere al servizio non è necessario esporre il numero di telefono, quindi c’è un vantaggio in termini di riservatezza, e sono disponibili due tipi di chat: quelle classiche, con cifratura client-server, e quelle segrete, con cifratura end-to-end, che come in quelle di WhatsApp protegge i messaggi durante il loro “viaggio” da uno smartphone all’altro rendendoli visibili solo ai sui due terminali dove si tiene la conversazione.

Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp

Proprio per questo motivo quelle classiche possono essere visualizzate su tutti i dispositivi, mentre quelle segrete solo da quello da cui sono state avviate; in queste ultime c’è anche la possibilità di inviare messaggi che si autodistruggono dopo un tot di tempo.

I gruppi possono contenere fino a 200.000 membri, ma ci sono anche i canali, introdotti nel 2015, che hanno capienza illimitata, possono essere sia pubblici che privati e soprattutto sono pensati per diffondere informazioni da uno (l’amministratore) a molti. Presente anche la possibilità di chiamare e videochiamare, anche se al momento solo one-to-one.

Una novità degli ultimi giorni riguarda la monetizzazione, che sarà introdotta nel 2021 per pagare le infrastrutture e gli stipendi degli sviluppatori, dato che la base utenti è diventata sempre più consistente. La novità riguarda gli utenti business o power user, che potranno ricevere delle funzionalità in più a pagamento, e sarà inserita una piattaforma pubblicitaria nei canali. Per gli utenti normali non cambierà nulla: continueranno ad aver accesso alle solite, apprezzate funzionalità gratis, e la pubblicità non arriverà nelle chat.

Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp

Per quanto riguarda la privacy, Telegram conserva messaggi, foto, video e documenti su server. I dati conservati sono crittografati e le chiavi crittografiche sono conservate in altri data center, mentre per le chat segrete non sono conservati i log. Per gli utenti europei, i dati sono conservati in data center di terze parti nei Paesi Bassi, che Telegram prende in affitto; ma i server e le reti dentro i data center sono di proprietà di Telegram, quindi i dati non vengono condivisi con le strutture, ed essendo crittati anche gli ingegneri locali non possono accedervi.

Ci sono però alcuni metadati, non molti in verità, che vengono utilizzati da Telegram contro lo spam e per migliorare il servizio; mai in nessun caso per profilazione o pubblicità. Sono l’indirizzo IP, i dispositivi utilizzati e la storia dei nomi utente, che vengono tenuti al massimo 12 mesi. Questi dati possono essere condivisi con Telegram Group Inc (nelle Isole Vergini Britanniche) e Telegram FZ-LLC a Dubai, secondo le clausole di contratto approvate dalla commissione Europea.

Proprio a causa della dislocazione in vari server, finora Telegram non è mai stata forzata a fornire tali metadati alle autorità. Per rispondere alle domande degli utenti UE, è stato anche predisposto un GDPR bot.

Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp

Però c’è anche un’altra faccia della medaglia: se è vero che in questo momento Telegram è una delle piattaforme che forniscono più tutele alla protezione dei dati degli utenti, è anche vero che queste caratteristiche fanno gola anche a chi è interessato ad attività che in altre piattaforme porterebbero a una denuncia penale. Una su tutte è ad esempio il revenge porn, che è solo un tassello di un fenomeno chiamato pornografia non consensuale, molto radicata nel Telegram italiano dove a fine 2020 risultavano attivi 89 tra gruppi e canali di questo tipo. Il più seguito con 997k utenti unici iscritti.

Non solo: c’è anche un lato pedopornografico, dove i minori vengono contattati tramite messaggi privati e convinti a diffondere materiale che riguarda loro o i coetanei. Da tenere in conto, soprattutto se si parla di minori, che c’è anche la possibilità di attivare la funzione “persone vicine a te” che permette di unirsi a gruppi di prossimità e utenti vicini che l’abbiano attivata. Fattori che vanno tenuti in conto, soprattutto considerato che l’età minima per installare l’app è 16 anni.

Il fatto è che, proprio in virtù della privacy, Telegram non esegue nessuna richiesta relativa a chat e gruppi, mentre interviene su set di sticker, canali e bot perché pubblici; l’idea alla base è di non censurare le opinioni espresse pacificamente e bloccare invece ad esempio bot e canali legati al terrorismo.

A questo proposito, Facebook invece ha inaugurato un programma pilota sulle immagini intime condivise senza autorizzazione, introducendo un protocollo per riconoscerle ed evitarne la condivisione. In ogni paese c’è un partner a cui rivolgersi, in Italia si chiama PermessoNegato.

SIGNAL


Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp

La seconda è app di cui si è parlato parecchio è Signal: si tratta di un software gratuito e open source gestito da una fondazione no-profit che fa della sua bandiera l’assoluta sicurezza delle conversazioni. Fu rilasciata nel 2014 da un esperto di crittografia in seguito alla sensibilizzazione sul tema della privacy dovuta alle rivelazioni di Edward Snowden sull’NSA, e recentemente ha avuto l’endorsement anche di Elon Musk.

Anche in questo caso si parla di end-to-end, e in più ci sono anche ulteriori protocolli di crittografia. A differenza di WhatsApp e di Telegram memorizza pochissimi metadati, quindi in questo caso gli unici dati che la Open Whisper Systems dichiara di conservare nei suoi server sono quelli che indicano la data della creazione dell’account e l’ultimo accesso alla piattaforma.

Le chat quindi sono protette anche nel caso in cui i suoi utenti dovessero finire sotto indagine, e l’azienda non può consegnarle perché nemmeno gli sviluppatori possono accedere. Se si vuole aggiungere un ulteriore livello di sicurezza, per ogni conversazione si può anche recuperare un codice da confrontare con la persona con cui si sta parlando. Anche qui ci sono chiamate e videochiamate one-to-one, chat segrete e messaggi a tempo.

Se parliamo di monetizzazione, nel caso di Signal si basa sulle donazioni degli utenti, un po’ come faceva WhatsApp all’inizio. Nel 2018 Brian Acton, cofondatore proprio di WhatsApp poi fuoriuscito in seguito all’acquisizione da parte di Facebook, ci investì 50 milioni.

VIBER, WIRE, THREEMA


Telegram, Signal ma non solo: ecco le migliori app alternative a WhatsApp

Ci sono poi altre app che svolgono funzioni analoghe ma sono magari meno conosciute:

  • Viber, fondata in Israele nel 2010, è stata acquisita da Rakuten 4 anni dopo. È dotata di crittografia end-to-end, permette di effettuare chiamate e videochiamate di qualità, inviare messaggi, foto, video e condividere luoghi con altri utenti Viber a costo zero, ma anche di contattare utenti esterni all’app tramite la funzione a pagamento Viber Out (utile soprattutto per le chiamate internazionali). I gruppi possono contenere fino a 250 persone e ci sono oltre 1 miliardo gli account attivi in tutto il mondo.
  • Wire è un’app gratuita creata dagli svizzeri di Wire Swiss GmbH. Anche in questo caso si parla di open Source, crittografia end to end, e proprio come Telegram non necessita di un numero di telefono per completare l’iscrizione.
  • Threema infine è l’unica della lista a pagamento: costa 3,99 euro una tantum e offre un doppio livello di crittografia. Come Signal non conserva metadati e come Wire e telegram non necessita di un numero di telefono. A fronte di questo pagamento si ottengono quindi privacy e sicurezza a livelli molto alti.

Tirando le somme non è tutto bianco o tutto nero, ogni app ha i suoi pro e contro, sia oggettivi che soggettivi, e variano anche a seconda delle esigenze personali. In ogni caso si rincorre sempre un delicato equilibrio tra sicurezza, privacy e base di utenti.

Quello che è certo è che le alternative non mancano e ognuno è libero di scegliere: queste erano solo alcune delle alternative più popolari, se usate qualcosa di diverso fatecelo sapere nei commenti, in modo da poter ampliare ulteriormente la discussione e la conoscenza condivisa.

BIBLIOGRAFIA DELLE FONTI

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