Diritto alla disconnessione, l'Europa accelera | Web Agency Brescia
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Diritto alla disconnessione, l’Europa accelera

Diritto alla disconnessione, l'Europa accelera

Diritto alla disconnessione, l’Europa accelera


La cultura del “sempre online” presenta gravi rischi, ne sono conviti i deputati del Parlamento Europeo che hanno approvato a larga maggioranza (476 voti a favore, 126 contrari e 83 astensioni) una nuova proposta di legge sul diritto alla disconnessione che deve essere ora valutata dalla Commissione. Se approvata, comporterà che tutti gli Stati membri, anche tramite accordi collettivi con le parti sociali, dovranno dotarsi di apposite norme attuative.

L’obiettivo è garantire che tutti i lavoratori che usano strumenti digitali per svolgere le proprie mansioni abbiano il diritto a non essere connessi al di fuori dell’orario di lavoro. In aggiunta, la normativa dovrebbe stabilire in maniera dettagliata i requisiti minimi per il telelavoro e disciplinare dettagliatamente condizioni e orari di lavoro dei cosiddetti lavoratori digitali.

UN DIRITTO SCONTATO?

A chi è fuori del mondo del telelavoro, così come a chi sta muovendo solo ora i primi passi in questa particolare modalità di svolgimento delle mansioni lavorative, complice la pandemia, può sembrare scontato il principio che stabilisce fuori dell’orario di lavoro non si lavora, e addirittura eccessiva la battaglia degli europarlamentari che chiedono che il diritto alla disconnessione sia riconosciuto come diritto fondamentale.

In realtà con nel telelavoro il confine tra l’inizio e la fine del turno di lavoro diventa molto più sfumato, rispetto a quanto accade con un lavoro che implica il recarsi ogni giorno in ufficio timbrando un cartellino. Con il telelavoro si entra in una zona grigia la cui definizione, per ora, viene affidata agli accordi tra datore di lavoro e dipendente; una regolamentazione dettagliata del telelavoro diventa quindi determinante per un equilibrio tra vita professionale e vita privata.

COSA VUOL DIRE AVERE IL DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE?

Riconoscere il diritto alla disconnessione come diritto fondamentale dell’individuo significa dare al dipendente (digitale) la possibilità di astenersi da mansioni lavorative come telefonate, gestione delle email e altre comunicazioni digitali al di fuori dell’orario di lavoro (definizione che va estesa anche ai periodi di ferie e ad altre forme di congedo). Il tutto senza che questo implichi conseguenze negative nei rapporti con il datore di lavoro, ad esempio discriminazioni, critiche e nei casi più gravi licenziamenti.

GLI ECCESSI DEL TELELAVORO


Diritto alla disconnessione, l'Europa accelera

Un lavoratore sotto pressione a causa di orari troppo lunghi e della possibilità di restare sempre connessi con l’ufficio. È questo che si vuole evitare, come sottolinea il relatore della proposta di legge, Alex Agius Saliba:

Non possiamo abbandonare milioni di lavoratori europei che sono stremati dalla pressione di essere sempre connessi e da orari di lavoro troppo lunghi. Ora è il momento di stare al loro fianco e dare loro ciò che meritano: il diritto di staccare la spina. Questo è vitale per la nostra salute mentale e fisica. È tempo di aggiornare i diritti dei lavoratori in modo che corrispondano alle nuove realtà dell’era digitale.

A sostegno di questo scenario infausto per i lavoratori digitali il Parlamento Europeo cita un paio di significativi dati emersi in uno studio di Eurofond:

  • chi lavora da casa ha più del doppio delle possibilità di lavorare oltre le 48 ore settimanali massime rispetto a chi lavora nella sede del datore di lavoro
  • il 30% dei telelavoratori ha dichiarato di lavorare nel proprio tempo libero tutti i giorni o più volte alla settimana. Questa percentuale scende al 5% nel caso di chi lavora in ufficio

Alla luce della pandemia che ha determinato un aumento del telelavoro (circa il 30% in più, secondo il Parlamento Europeo), considerato che l’emergenza sanitaria è tutt’altro che risolta e che, anche quando lo sarà, tante aziende continueranno a preferire forme di lavoro a distanza, una regolamentazione della materia, coordinata a livello europeo, è quanto mai necessaria.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Il diritto alla disconnessione non nasce oggi con la proposta del Parlamento Europeo. In Italia, che quanto meno in questo periodo sta dimostrando di apprezzare non poco questa forma di lavoro, il primo tentativo di riconoscimento del diritto risale alla legge 81 del 2017 che riguarda (anche) le misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato. Più nello specifico in relazione al lavoro agile (che, per chiarezza, comprende anche forme di lavoro diverse dal telelavoro in senso stretto) l’art. 19 afferma:

L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.

L’accordo è quello tra datore di lavoro e dipendente per disciplinare il lavoro agile, ed al momento è questo il principale anello debole dell’impianto normativo. Manca infatti una legge generale che fissi i principi che i datori di lavoro devono rispettare. A voler sottilizzare, il testo della legge non parla espressamente di diritto alla disconnessione, ed è una mancanza non solo formale. Tutto è lasciato alla contrattazione tra le parti. Diverso sarebbe lo scenario se l’Italia fosse chiamata ad attuare la proposta di legge dell’Europa.

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