Due mesi di Apple MacBook Pro 13 con M1, evoluzione che profuma di rivoluzione | Web Agency Brescia
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Due mesi di Apple MacBook Pro 13 con M1, evoluzione che profuma di rivoluzione

Due mesi di Apple MacBook Pro 13 con M1, evoluzione che profuma di rivoluzione

Due mesi di Apple MacBook Pro 13 con M1, evoluzione che profuma di rivoluzione


Sono passati tre mesi dal lancio ufficiale dei nuovi MacBook e Mac Mini (la nostra recensione) con processore Apple Silicon M1 e circa due mesi dal momento in cui il nuovo MacBook Pro da 13 pollici è atterrato sulla mia scrivania. Due mesi in cui ho utilizzato questo piccolo mostriciattolo come mio notebook principale, 8-10 ore di lavoro ogni giorno, riempiendolo di qualsivoglia file e maltrattandolo come qualsiasi altro portatile utilizzato fino ad oggi.

Non gli ho risparmiato nulla, dal fotoritocco al montaggio video, conversioni, ingrandimenti, trasferimenti di intere librerie di foto e decine di tab costantemente aperte su Chrome, insomma, proprio tutto quello per cui è pensato questo prodotto. Due mesi in cui ho cercato davvero di capire se e cosa fosse cambiato con i nuovi SoC ARM e soprattutto se un utilizzo sul medio-lungo periodo avrebbe confermato le prime ottime impressioni espresse anche nella recensione di MacBook Air. Cosa ne è uscito? Quali sono le mie considerazioni?

SOMMARIO

QUESTIONE DI FEELING


Due mesi di Apple MacBook Pro 13 con M1, evoluzione che profuma di rivoluzione

Avete assolutamente ragione, esteticamente questo MacBook Pro 13 non è cambiato di una virgola, ed è forse la critica più grande che posso muovere nei confronti di Apple. Mi sarebbe piaciuto un notebook con cornici più sottili? Senza la touchbar e con una webcam e un paio di connettori in più? Sicuramente sì. I bordi del display spessi oltre un centimetro nel 2021 sono anacronistici, la touchbar, almeno per quanto mi riguarda, resta un’entità parallela, quasi inutilizzata e su un prodotto di questo tipo continuo a sentire la mancanza di un lettore di schede di memoria, oltre che di un paio di USB-C in più.

Allo stesso tempo però continuo a pensare che Apple abbia preso la strada giusta lasciando tutto così com’era lo scorso anno, e quello precedente, e quello ancora prima. Quando l’utente apre la scatola e configura questo MacBook Pro si sente a casa, al sicuro, come se nulla fosse cambiato, nemmeno dentro la scocca. E proprio questo era lo scoglio da superare con la prima implementazione dei nuovi chip, dare la sensazione che nulla fosse cambiato e che i nuovi prodotti possano fare tutto quello che facevano i vecchi, come e meglio dei vecchi.

Due mesi di Apple MacBook Pro 13 con M1, evoluzione che profuma di rivoluzione

Come avvolti in una sorta di comfort zone che Apple ha costruito con il tempo e che è certamente uno dei punti di forza dei suoi prodotti. Compri un MacBook e sai che comunque l’esperienza a cui hai accesso è quella, punto. Proprio per questo motivo non mi soffermerò più di tanto sulla qualità costruttiva e sui materiali utilizzati, dopotutto vi ho già detto che non cambia nulla e probabilmente vi basta sapere questo.

Spendo invece due parole sulla tastiera perchè può essere che molti degli interessati all’acquisto di questo prodotto siano attualmente in possesso di un precedente modello con meccanismo a farfalla: quello, per intenderci, che è stato dismesso per i molti problemi legati all’usura. La nuova tastiera qui presente, detta Magic Keyboard, riprende il meccanismo a forbice e ricorda tantissimo nel feedback la Magic Keyboard venduta con gli iMac.

La corsa è buona e la sensazione offerta alla pressione è decisamente più meccanica e meno tattile rispetto alla versione della tastiera tanto discussa negli anni scorsi. Non è probabilmente la migliore tastiera per notebook in assoluto, ma sicuramente rientra tra le prime 3 o 4. Rimangono alcuni difetti e uno di questi è certamente l’usura del rivestimento dei tasti che si consuma con estrema facilità. Dopo due mesi di utilizzo i tasti premuti più di frequente presentano infatti già una porzione più levigata, evidentemente consumata.

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Sempre apprezzato, invece, l’enorme e precisissimo touchpad, che rimpiango praticamente ogni volta che per un motivo o per l’altro mi ritrovo tra le mani una soluzione Windows. Non dico che potete tranquillamente dimenticare a casa il mouse, ma ve lo sto dicendo, e a meno che non dobbiate montare un video o ritoccare delle foto non ne sentirete assolutamente la mancanza.

A TUTTO ARM


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Com’è utilizzare un notebook con piattaforma ARM? La risposta è molto semplice: se non sapessi che qui dentro c’è il nuovo M1 andrei immediatamente a complimentarmi con Intel. Come ho detto sopra, infatti, Apple ha pienamente compiuto la sua missione e il passaggio da una piattaforma x64 ad una ARM non pesa affatto, anzi, il contrario. L’adozione di questi nuovi chipset ci lascia estrema libertà nella scelta dei software da utilizzare, merito di Rosetta 2 ma ci arriviamo tra poco, garantendo allo stesso tempo prestazioni ottime, temperature contenute e una silenziosità invidiabile.

Questo passaggio di architettura si sarebbe potuto rivelare molto critico soprattutto in termini di compatibilità dei software, e se così non è stato il merito è solo e soltanto di Apple. Grazie ad un enorme lavoro di ottimizzazione si è trovato un modo per far girare praticamente tutti i programmi precedentemente disponibili per macOS anche sulle nuove piattaforme mantenendone intatta l’esperienza d’uso. Per quanto l’elenco si stia popolando molto velocemente sono infatti ancora relativamente pochi, in percentuale, i software tradotti e in grado di girare nativamente sui Mac M1; e parafrasando una nota pubblicità, è il caso di dire che per tutto il resto c’è Rosetta 2.

Grazie a questa sorta di traduttore istantaneo, tutte le app non ancora nativamente compatibili con i nuovi chip ARM vengono “convertite” alla prima apertura in modo che il codice possa essere digerito dall’M1 e, da quel momento in poi, possa girare senza alcun problema. Per farvi capire quanto sia efficace e ottimizzato questo processo posso tranquillamente affermare che alcune di queste app girano meglio qui che in ambiente x64 e senza che ciò richieda un particolare sforzo da parte del processore e un conseguente maggiore dispendio energetico. Detto in parole povere, non vi accorgerete di nulla e continuerete ad usare il vostro MacBook come se nulla fosse, anche se sotto la scocca è avvenuta una vera e propria rivoluzione.

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Le prestazioni sono ottime. Andate a rivedere la recensione del MacBook Air e vi confermo tutto quanto detto e scritto, con una ulteriore aggiunta. Il sistema di dissipazione del Pro 13 non è fanless; sotto la scocca trova posto una ventola che consente al notebook di girare a frequenze elevate per più tempo e quindi di avere prestazioni migliori in tutti quei task che richiedono l’impegno costante e prolungato del chipset. Un esempio può essere quello di una conversione video o di un render particolarmente complesso.

Manca ancora una grafica discreta e credo proprio sia giusto così, sia per non rischiare con le temperature sia per mantenere una certa distanza, di prezzo e di prestazioni, dai modelli superiori che arriveranno. La GPU integrata funziona comunque molto bene e garantisce performance nettamente superiori alle precedenti integrate Intel. Si può pure giocare, scendendo ovviamente a forti compromessi nel livello di dettaglio, anche con titoli graficamente complessi come gli ultimi Tomb Raider.

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Quello che davvero mi ha sorpreso e convinto in tutte queste settimane è però l’incredibile gestione della memoria che porta ad avere un sistema reattivo e stabile in praticamente ogni situazione. Non si dovrebbe fare e non dovrei nemmeno dirvelo, forse, ma non riavvio il MacBook Pro da oltre un mese e nonostante ciò non mi ha mai dato problemi. Considerate che in questo istante, come per il 98% del tempo, ho aperto due browser con una ventina di tab, Telegram, Whatsapp, Trello, Word, Spotify, le note, il calendario, Photoshop e l’App Store. L’accesso alle app, il multitasking, l’apertura dei file, sono tutte operazioni che vengono portate a termine in un lampo e il merito è sicuramente anche della nuova RAM unificata a cui CPU e GPU possono accedere in contemporanea e con una velocità elevatissima.

Nonostante questi “maltrattamenti” MacBook Pro 13 resta fondamentalmente sempre un ghiacciolo. In queste settimane non mi è mai capitato di sentire la superficie del notebook calda, perlomeno in corrispondenza della tastiera, che è poi il punto critico con cui veniamo a contatto in ogni momento. Ma anche le volte in cui mi è capitato di utilizzarlo a letto o sul divano, appoggiato sulle gambe, non ho mai notato un surriscaldamento degno di tale nome.

A mio modo di vedere, quindi, MacBook Pro 13 è un po’ il notebook di cui ti puoi dimenticare, nel senso che ti dà talmente pochi problemi che non ci pensi; è lì, sai che c’è e che se ti serve ci puoi fare affidamento. Si finisce quasi per darlo per scontato, tanto scontato che mi è capitato di dimenticarlo sul tavolino del salotto e ricordarmene solo arrivato in ufficio e aperto lo zaino.

WATT DA VENDERE


Due mesi di Apple MacBook Pro 13 con M1, evoluzione che profuma di rivoluzione

A tutto quello che abbiamo detto finora si aggiunge poi il capitolo autonomia che è sicuramente un altro degli aspetti che mi hanno assolutamente convinto. La cosiddetta giornata lavorativa è praticamente da dare per scontata. Per non arrivare a sera con MacBook Pro 13 e i suoi 58Wh occorre far partire una serie di conversioni video o di render in loop per tutta la giornata. Con un utilizzo lavorativo anche abbastanza pesante si arriva sempre all’ora di cena con almeno il 20% di carica residua, ma la flessibilità è talmente tanta che non siamo mai stati così vicini ad un iPad come concetto ed esperienza d’uso.

In qualsiasi momento potete prenderlo, aprirlo, usarlo un’oretta o due, chiuderlo, abbandonarlo sulla scrivania e dopo 3-4 ore tornare ad aprirlo e tutto sarà ancora lì, immediatamente a vostra disposizione, proprio come fareste con un tablet. E con questo utilizzo spot potete andare avanti anche per giorni perché il draining in stand-by è praticamente nullo.

Cosa posso rimproverargli? Forse la mancanza della ricarica rapida, ma sinceramente con una autonomia così gestirsi la ricarica è davvero l’ultimissimo dei problemi. Vi capiterà talmente di rado di rimanere a secco, o quasi, che l’unica vostra preoccupazione sarà ricordarvi dove avete lasciato l’alimentatore l’ultima volta. Fortunatamente si carica tramite Type-C e nel caso in cui vi troviate in questa situazione non dovrebbe essere difficile recuperare un caricatore compatibile.

LO COMPREREI?


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. E credo che ogni aggiunta sia semplicemente superflua.

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