Apple Car, una storia infinita: cosa sappiamo finora | VIDEO | Web Agency Brescia
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Apple Car, una storia infinita: cosa sappiamo finora | VIDEO

Apple Car, una storia infinita: cosa sappiamo finora | VIDEO

Apple Car, una storia infinita: cosa sappiamo finora | VIDEO


In confronto all’infinita, contorta, imprevedibile storia della Apple Car, che non ha ovviamente ancora un epilogo, la Divina Commedia sarebbe un’Instagram story.

L’automobile della Mela, da anni in fase di progettazione e da altrettanto tempo in balìa delle indiscrezioni di stampa, di recente ha fatto di nuovo parlare di sé per l’accordo Apple-Hyundai sulla produzione dei veicolo, sfumato dopo circa un mese di trattative in parte confermate da fonti vicine al gruppo coreano.

Ma facciamo un passo indietro. Pare che Steve Jobs avesse iniziato a “sognare” l’auto nel lontano 2008, come raccontato qualche anno fa da Tony Fadell, uno dei padri dell’iPod e fondatore di Nest, in un’intervista a Bloomberg. Un’idea rimandata a quando le tecnologie per innovare le automobili fossero state più soddisfacenti.

La vera e propria saga dell’Apple Car ebbe però inizio nel 2014, quando a Cupertino iniziò a serpeggiare il nome in codice “Project Titan”, un misterioso progetto “titanico” seguito da un team di circa mille dipendenti incaricati di studiare il primo veicolo elettrico e autonomo a marchio Apple, con l’ambizioso obiettivo di metterlo in commercio entro la fine del decennio.

Quello stesso anno la Mela aveva iniziato a insidiarsi nell’abitacolo delle auto dei suoi clienti con CarPlay (QUI il nostro video di prova di Apple CarPlay e Android Auto wireless), il primo software che permette di gestire alcune funzioni dell’iPhone sul display del proprio veicolo. Coincidenza o strategia, questo è il dilemma: fu davvero un caso che le voci della prima macchina della Mela fossero giunte in concomitanza al lancio del primo prodotto dedicato al mondo automotive?

In breve tempo il mormorìo si fece insistente e fu avvalorato da una mossa che non passò inosservata: Apple avviò silenziosamente una fase di reclutamento di personalità affermate nel mondo dei motori, tra manager e ingegneri. Dopo aver ingaggiato ex impiegati di Tesla e di altri noti produttori di auto, nel 2015 fu la volta di Doug Betts, proveniente dal Gruppo FCA.

Nel frattempo in rete iniziarono a susseguirsi foto di rendering, fake news e rumors mai confermati. Nel 2016 il progetto sembrò subire un ridimensionamento dovuto a visioni discordanti all’interno del team progettazione: auto autonoma o semi-autonoma? Quale linguaggio di programmazione usare per realizzare il software del pilota automatico? Obiettivi ambiziosi e dispersivi, un gruppo di lavoro troppo ampio e una visione poco chiara di cosa Apple volesse in un veicolo: tutto questo appesantì il progetto, rendendolo di difficile realizzazione.

NUOVI MANAGER E SCANDALI


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Quando Apple Car sembrava ormai parcheggiata, ecco apparire il nome di Bob Mansfield, dirigente veterano dell’azienda, a cui fu affidato il compito salvifico di far virare Titan Project verso acque più sicure. Mansfield limò le aspirazioni di Titan, ridusse il team e tracciò confini più nitidi del progetto, focalizzandolo sulla produzione di un software per auto a guida autonoma da impiantare su veicoli costruiti dalle case automobilistiche.

Nel 2017 trapelarono nuovi dettagli sul progetto: Apple depositò un documento di 41 pagine al California Department of Motor Vehicles – l’equivalente della nostra motorizzazione – per ottenere il permesso per avviare test su strada di veicoli a guida autonoma. Quello stesso anno, il CEO Tim Cook uscì allo scoperto e confermò di aver messo a cantiere sistemi di guida autonoma, che definì un tema per loro molto importante, nonché il “più grande e complicato progetto di sistema di Intelligenza Artificiale mai affrontato prima”.

Nel 2018 uno spiacevole episodio sconvolse Cupertino e l’opinione pubblica: Xiaolang Zhang, un ingegnere cinese ex dipendente Apple, fu accusato dall’FBI di aver prelevato dagli uffici di Apple segreti industriali relativi al progetto della vettura, con l’intento di rivenderli a Xiaopeng Motors, giovane marchio in orbita ad Alibaba che quell’anno si era presentato al mondo con una serie di prototipi elettrici a guida autonoma sfidando Tesla. Durante le indagini, l’FBI rivelò che il progetto dell’auto si trovava in stadio avanzato e non sperimentale, al contrario delle credenze comuni. Da quel momento, Cook restrinse ulteriormente le maglie della riservatezza e mascherò ancora di più le attività inerenti Project Titan.

Dopo alcuni mesi di calma piatta, prese il via una campagna acquisti destinata a protrarsi nel tempo. Tra i più emblematici, il rientro in azienda dell’ex Vice President Hardware di Apple, Doug Field. Il manager aveva lasciato Apple nel 2013 per seguire come responsabile la produzione di Tesla Model 3, l’auto che ha avvicinato l’azienda di Elon Musk al mercato “medio”, molto più accessibile al pubblico rispetto ai veicoli di alta gamma cui era abituata la casa. Nella sua seconda vita in Apple, Field fu chiamato ad affiancare Bob Mansfield su Project Titan: un tentativo di avvicinare la tanto agognata Apple Car all’industrializzazione?

Quello stesso anno, Apple rubò da casa Tesla anche uno dei suoi più importanti senior designer, Andrew Kim. Le assunzioni vennero viste come una sfida aperta lanciata non solo all’azienda di Musk, ma a tutte le case automobilistiche che si stavano impegnando nello sviluppo di modelli elettrici. Non solo: parve subito chiaro il messaggio che Apple, anche senza dichiarazioni e annunci ufficiali, stava dimostrando di lavorare a progetti di pari portata rispetto ai più quotati produttori automobilistici. Ad oggi, i dipendenti “soffiati” a Tesla sono quasi a quota mille.

All’inizio del 2019 ci fu un nuovo colpo di scena: Apple licenziò 190 dipendenti della divisione “autonomous systems”, verosimilmente per moderare gli investimenti sul progetto e concentrare le forze su altri comparti dopo un periodo segnato da ricavi al ribasso. In estate i fari si riaccesero sul progetto: la casa della Mela acquistò una startup che progettava sistemi per la guida autonoma e che aveva da poco cessato le attività.

LO STATO DELL’ARTE


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Ma a che punto siamo ora? Con il 2020, nonostante la pandemia di Covid-19 abbia rallentato il motore economico del globo, Project Titan è ribalzata agli onori delle cronache: Apple avrebbe affinato il sistema di guida automatica con meccanismi basati su sensori da affiancare al sistema LiDAR per il telerilevamento di oggetti. Questa tecnologia scansionerebbe l’ambiente circostante in modalità tridimensionale e potrebbe avvalersi dell’ausilio di una fotocamera ad infrarossi per rilevare ostacoli improvvisi sulla carreggiata. Le indiscrezioni provengono da Appleinsider, che ha trovato un brevetto della Mela all’interno dell’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti d’America intitolato “Sistema per il rilevamento del range di oggetti”.

Secondo i report del registro automobilistico della California, nel 2020 Apple ha fatto percorrere ai suoi veicoli autonomi 18.805 miglia in California, molti di più rispetto ai numeri del 2019 (7.544).

A dicembre 2020, Elon Musk fa una rivelazione clamorosa su Twitter: nel 2017, l’imprenditore sudafricano avrebbe proposto a Tim Cook la cessione di Tesla a un decimo del valore di mercato; un invito che sarebbe stato declinato dal numero uno di Apple.

2021: INIZIO COL BOTTO


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Per gli affamati di notizie sulla Mela morsicata, il 2021 inizia con il botto. A gennaio, un nuovo rapporto esclusivo di The Verge racconta che Apple nella prima metà del 2020 aveva avviato alcune trattative con la startup Canoo, specializzata nel settore dei veicoli a batteria. Secondo quanto riporta la fonte, si sarebbe discusso di varie opzioni che vanno dall’investimento all’acquisizione, trattative che si sono tuttavia interrotte.

Sempre a gennaio arriva un’indiscrezione bomba: Apple avrebbe discusso con Hyundai sulla possibilità di lavorare insieme per sviluppare un’auto elettrica, in uscita nel 2027. Una notizia che viene confermata da un portavoce del costruttore coreano, secondo cui Apple avrebbe discusso con Hyundai anche dello sviluppo della batteria.

L’intesa, la cui sigla era prevista per il 17 febbraio, prevedeva la costruzione dell’auto nello stabilimento di Kia in Georgia o in un nuovo impianto statunitense costruito ad hoc, con una stima di 100mila veicoli prodotti all’anno a partire dal 2024. Cupertino avrebbe investito nel progetto 3,6 miliardi di dollari (circa 3 miliardi di euro).

Dopo un mese di fitte speculazioni, in cui era emersa una certa riluttanza dei coreani a stringere un accordo con un partner ingombrante come Apple, ecco arrivare la smentita ufficiale da parte di Hyundai (fiutata poco prima da un rapporto di Bloomberg): non c’è nessuna trattativa in corso con Apple, ergo il matrimonio – almeno per ora – non s’ha da fare.

Non è chiaro se a costringere il colosso americano a fare un passo indietro sia stata la rumorosa fuga di notizie o se, invece, sia stato Hyundai a non voler ricoprire il ruolo di semplice fornitore di Apple. Nella dichiarazione, il gruppo ha ammesso di aver ricevuto richieste di collaborazione per lo sviluppo di auto elettriche a guida autonoma da varie società, ma ha sottolineato che al momento le discussioni sono allo stato embrionale e non è stata ancora presa alcuna decisione. Secondo voci di stampa, dopo la sospensione degli accordi con Hyundai, la casa della Mela morsicata avrebbe contattato sei produttori di auto giapponesi per sviluppare il progetto.

È di questa settimana la notizia di un presunto interesse di Nissan nei confronti della produzione della vettura di Apple, come lasciato intendere dal numero uno della casa giapponese, Makoto Uchida, durante la presentazione dei risultati trimestrali.

APPLE CAR, UN PROGETTO (QUASI) SICURO


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Che la Apple Car in futuro non sarà più una chimera, ma un prodotto posizionato sul mercato, è ormai (quasi) sicuro. Il progetto rimane, però, ancora nebuloso e non è chiaro se Apple voglia portare la manifattura del veicolo in-house – mossa che lo stesso Sergio Marchionne in passato definì ad alto rischio – o limitarsi allo sviluppo di software dedicati all’Intelligenza Artificiale da inserire in un modello prodotto da una casa automobilistica. Una tesi, quest’ultima, che si è rafforzata sempre di più nell’ultimo periodo.

Tirando le somme delle speculazioni che si sono inseguite a lungo emerge che il vantaggio competitivo di Apple Car – in grado di renderla rivoluzionaria rispetto ai veicoli dei competitor – è la batteria: anni di studi e ricerche avrebbero portato Apple a ideare una batteria caratterizzata da maggiore durata, costi ridotti ed elevata sicurezza.

Quel che è certo è che per un’azienda tecnologica debuttare e avere successo nell’universo delle auto elettriche non è affar semplice: in passato anche Dyson aveva in cantiere grandi progetti nel settore della mobilità elettrica, tanto da voler investire oltre 2 miliardi di euro per la produzione di veicoli a batteria. Un investimento che non ha mai visto la luce: il produttore di aspirapolveri ha infatti rinunciato al progetto a causa dei suoi ingenti costi di realizzazione.

DATA DI USCITA CERCASI


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Ma quando debutterà sul mercato la Apple Car? Il noto analista Ming-Chi Kuo, che aveva in passato eletto il biennio 2023-25 come possibile momento di uscita dell’attesissima vettura, ha di recente rimandato la questione al 2025-27, con un eventuale al 2028.

Come riporta MacRumors, la fase di sviluppo del veicolo sarebbe ancora alle fasi preliminari e le specifiche non sarebbero note. In un comunicato, Kuo ha specificato:

“Per via di cambiamenti nel mercato dei veicoli elettrici/veicoli a guida autonoma e per gli alti standard di qualità richiesti da Apple, non saremmo sorpresi se la data di lancio fosse rimandata al 2028 o anche dopo”.

Sempre a dicembre, il quotidiano taiwanese Economic Daily News, citando come fonti due aziende elettroniche locali, sosteneva che l’Apple Car potrebbe arrivare sul mercato addirittura quest’anno, mentre Reuters prevede che sia il 2024 l’anno di debutto della Apple Car.

Un vecchio saggio diceva che con la pazienza si vince tutto. E noi ne abbiamo da vendere.

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