Pandemia fa rima con ricchezza. Come il settore tech ha tratto profitto dalla crisi | Web Agency Brescia
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Pandemia fa rima con ricchezza. Come il settore tech ha tratto profitto dalla crisi

Pandemia fa rima con ricchezza. Come il settore tech ha tratto profitto dalla crisi

Pandemia fa rima con ricchezza. Come il settore tech ha tratto profitto dalla crisi


Prendiamo due numeri, e confrontiamoli: 410 miliardi contro 363 miliardi. I primi sono espressi in dollari, ed è il valore dell’ultimo aiuto che il Governo degli Stati Uniti ha stanziato per assistere la popolazione americana, impoverita dalla pandemia. I secondi sono sempre dollari, e sono i soldi finiti nelle tasche dei nove uomini più ricchi d’America dal 5 marzo 2020 al 5 marzo 2021, grazie alla pandemia. E stiamo parlando sempre dei soliti noti: Jeff Bezos di Amazon, Elon Musk di Tesla (con sorpassi e contro sorpassi in cima alla classifica dei più ricchi del mondo), Mark Zuckerberg di Facebook, Sergey Brin e Larry Page di Alphabet, Bill Gates e Steve Ballmer (ex) di Microsoft, Larry Ellison di Oracle e Michael Dell di… beh, di Dell.

Insomma, quasi la stessa cifra (miliardo più, miliardo meno) che esce dalle casse dello Stato ed entra nelle tasche dei big del tech, decisamente arricchitisi nel primo anno della crisi socio-sanitaria che ha colpito il mondo intero. Tutti guadagni nati dal boom delle azioni delle loro rispettive società, nonché dal cambio delle abitudini delle persone che sempre più si stanno affidando all’e-commerce ed alle piattaforme online per lavorare, studiare o rilassarsi.

Business is business o stonatura? Non abbiamo nessuna intenzione di dare una risposta, ma solo di riportare i fatti e le considerazioni di chi negli Stati Uniti ci vive e ci lavora. Come Il Senatore Bernie Sanders, che al Washington Post ha detto:

Dal mio punto di vista, non possiamo più tollerare che miliardari come Jeff Bezos, Mark Zuckerberg ed Elon Musk diventino oscenamente ricchi in un momento di sofferenza sociale ed economica senza precedenti.

Ed ecco che torna di moda l’idea di Elizabeth Warren di smembrare i colossi del mondo tech, così come già avvenuto decenni prima con le grandi aziende ferroviarie. Si tratterebbe dunque di attuare nuovamente una strategia già nelle corde della democrazia statunitense per riequilibrare i poteri economici (e non) tra le forze del mercato. Ed è caldeggiata bipartisan la politica di applicare una patrimoniale ai colossi del web. Perché sono proprio le società che operano sulla rete ad occupare i primi posti della classifica delle più profittevoli (ad Apple, Facebook, Amazon, Netflix, Microsoft e Google si deve il 60% dei profitti delle società incluse nell’indice S&P 500), dopo aver scalzato negli anni precedenti giganti del calibro di Exxon e Walmart. Cloud, vendite online, videoconferenze e pubblicità hanno contribuito non poco a creare il divario con il resto del mondo.

C’è spazio anche per le accuse: se da un lato i guadagni sono stati di enormi proporzioni, altrettanto non può dirsi per le offerte e gli atti filantropici per combattere il virus ed aiutare la popolazione. Nel 2020 Jeff Bezos ha donato 150 milioni di dollari, ovvero lo 0,26% di quanto guadagnato durante la pandemia, Mark Zuckerberg e Sergey Brin 104 milioni di dollari a testa (0,36% e 0,24% rispettivamente), ed Elon Musk ha fatto anche peggio, con 5 milioni (0,004% di quanto accumulato nei mesi del lockdown). Più generoso è stato Bill Gates, che con la sua fondazione ha elargito 1,75 miliardi di dollari in aiuti, pari al 7,3% della sua nuova ricchezza.

Credits immagine d’apertura: Pixabay

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