The Ancient Gods Part Two la degna conclusione di DOOM Eternal | Web Agency Brescia
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The Ancient Gods Part Two la degna conclusione di DOOM Eternal

The Ancient Gods Part Two la degna conclusione di DOOM Eternal

The Ancient Gods Part Two la degna conclusione di DOOM Eternal


The Ancient Gods Part Two è la conclusione perfetta di quello che è probabilmente il progetto di maggior successo partorito da id Software dai tempi di Quake III Arena, o giù di lì. I ragazzi della software house texana sono riusciti a portare a compimento la trama della campagna single player in modo glorioso e appagante, pur con tutti i limiti che il genere “eroe d’azione spaccone più o meno solo contro tutti” impone, ma soprattutto hanno migliorato ulteriormente un gameplay che già era il fiore all’occhiello del titolo. Come abbiamo visto nella prima parte, non è semplicemente una collezione di mappe aggiuntive farcite da qualche cutscene, ma i nuovi avversari e la nuova arma speciale introducono meccaniche di gioco inedite, che costringono il giocatore a restare sempre sul chi vive, ottimizzare l’impiego del proprio arsenale e sudare ancora di più per conquistare la vittoria.


The Ancient Gods Part Two la degna conclusione di DOOM Eternal




Games
29 Ott


Come per la Part One, The Ancient Gods Part Two in concreto consiste di tre livelli, anche in questo caso belli ampi e dal design ineccepibile, più un quarto che tuttavia è “solo” il combattimento con il boss finale. Con la sua avventura che giunge alla conclusione, pare che il Doom Slayer non abbia più molto tempo per collezionare dischi e pupazzetti: qui si va dritti al sodo, e le fasi di esplorazione servono semplicemente a connettere le varie arene in cui si svolgono i combattimenti (e, più importante, a prendere dimestichezza con la mobilità aerea, tecnica essenziale per padroneggiare i livelli di difficoltà più impegnativi). Pochi segreti da scoprire, tranne l’occasionale vita aggiuntiva o le munizioni per il BFG.

DEMONI SEMPRE PI AGGUERRITI


The Ancient Gods Part Two la degna conclusione di DOOM Eternal

Fortunatamente, non è che ci sia tutto questo tempo per rimuginare: i combattimenti sono ancora più affollati, caotici e oltraggiosi di quelli della prima parte, che già rappresentavano un passo avanti notevole rispetto al gioco standard. Il grande pregio del gameplay è che non fa mai tempo a diventare troppo ripetitivo: id centellina sapientemente tutte le novità, come avversari e la nuova arma speciale, in modo da dare al giocatore giusto il tempo di assimilarle per poi aggiungerne un’altra. Tutto il sistema spinge il giocatore ad affinare la tecnica del cambio rapido di arma, e a trovare le migliori sinergie per massimizzare i danni e ridurre i tempi di caricamento. In altre parole: fare affidamento sulla rotellina centrale del mouse non è più sufficiente per dominare i livelli di difficoltà più alti.

Questo accento sul “quick switching”, come si dice in gergo era già chiaro qualche mese fa con l’uscita del primo DLC: la sensazione è quasi che id non avesse previsto che i giocatori avrebbero scoperto questa tecnica così avanzate e dall’efficacia devastante, ma che sia stata rapida a rispondere, e invece di trattarla come un bug da risolvere abbia deciso di costruire delle sfide adatte a questo tipo di approccio. Del resto, è con i giochi di id Software che sono nate tecniche come il bunny hopping, lo strafe jumping e il rocket jumping…

Insomma, il combattimento rimane una vera goduria, e ogni novità ha un grado bilanciato di difficoltà e originalità. Soprattutto nelle fasi finali del DLC, storia, level design e combattimenti lavorano in tandem per rendere bene l’idea di una battaglia atavica ormai giunta al suo culmine, che coinvolge eserciti di più mondi, creature grandi come palazzi e civiltà lontane; e inevitabilmente tutto porta all’epico combattimento finale, con protagonista assoluto e indiscutibile il nostro taciturno eroe.

Mi è piaciuta molto l’idea dei game designer di proporre (occhio, SPOILER) quella che sostanzialmente è una versione iper potenziata del Marauder, uno degli avversari più difficili e fastidiosi da sconfiggere già in versione normale – figuriamoci quando può evocare altri demoni e si cura quando colpisce il giocatore. La sfida è adeguata: il combattimento è difficile ma non impossibile, dura abbastanza ma non diventa noioso, e il sistema di checkpoint evita di ripartire da zero in caso di errore fatale..

QUANTO COSTA, QUANTO DURA, VALE LA PENA?


The Ancient Gods Part Two la degna conclusione di DOOM Eternal

In totale il nuovo DLC non è troppo lungo: si finisce in tre o quattro ore senza saltare le cutscene, se non si muore mai. Certo, è un gran bel se: uno dei grandi pregi di tutto DOOM Eternal è la scalabilità della difficoltà, e ci vuole un bel po’ di pratica prima di riuscire a superare i combattimenti a livello Nightmare. Anche per chi gioca regolarmente, intendiamoci, per via delle nuove meccaniche introdotte.

20€ per 4 ore di gioco potrebbero sembrare un po’ tantini, ma è giusto fare un paio di considerazioni: intanto, il Year One Pass (sostanzialmente equivale all’upgrade alla Deluxe Edition) costa 30€ e include entrambi i DLC, quindi è altamente improbabile che qualcuno paghi la sola Part Two a prezzo pieno. E poi c’è il replay value, che è alto proprio per via della difficoltà modulabile. Sono previsti anche tre super combattimenti opzionali, chiamati Escalation Encounter, che offrono una sfida particolarmente intensa e terranno impegnati anche i giocatori più smaliziati (tranne naturalmente Zero Master che l’ha finito tutto a Nightmare senza mai morire poche ore dopo la disponibilità su Steam).

DOOM ETERNAL, UN ANNO DOPO

Insomma, The Ancient Gods Part Two è promosso a pieni voti, ma più in generale è tutto il progetto DOOM Eternal che si è rivelato un grande successo: il reboot del franchise di cinque anni fa era già andato piuttosto bene, ma la sensazione è che con Eternal id Software sia riuscita a produrre un titolo molto più maturo e al passo coi tempi, affinando sia il gameplay sia il multiplayer sia la gestione della community – anche attraverso scelte coraggiose, come quella di non includere il deathmatch tradizionale e abbandonare l’editor integrato di mappe. Detta in altre parole, DOOM 2016 aveva avuto l’intuizione giusta, DOOM Eternal ha centrato l’esecuzione.

A un anno e pochi giorni di distanza dal lancio, DOOM Eternal è un gioco ancora attuale, che anche se non è in cima alle classifiche globali come succedeva nell’Epoca d’Oro di id Software ha una nutrita schiera di appassionati: il multiplayer è popolato e il giocatore è invogliato a perseverare grazie alla meccanica degli eventi e delle personalizzazioni puramente estetiche, mentre i fan del single player possono continuare a migliorarsi con i livelli più alti di difficoltà, i Master Level e le tantissime mod.


The Ancient Gods Part Two la degna conclusione di DOOM Eternal




Games
17 Mar


Insomma, la gente gioca, il titolo è seguito anche su Twitch e piattaforme di streaming analoghe, ci sono meme, cosplay, cover della colonna sonora su YouTube, fan art e tanto altro, e il supporto di id Software è stato finora attento e puntuale. id ha dimostrato di avere ancora qualcosa da dire nello sviluppo dei motori grafici 3D, di saper ascoltare la propria community e di avere l’onestà di tornare sui propri passi quando qualcosa non veniva apprezzato (per esempio il sistema anti-cheat Denuvo). È un bel passo avanti rispetto agli altri progetti recenti della software house, tra cui i due Rage, che proprio a causa di una longevità inadeguata sono finiti presto nel dimenticatoio.

Certo, non tutto è stato perfetto. La rottura con Mick Gordon, compositore della fantastica OST di DOOM 2016, lascia un po’ l’amaro in bocca. Ed è giusto sottolineare anche che negli ultimi mesi nella community dei giocatori più “hardcore” ed esperti c’è un po’ di fermento: l’accusa è che fin dal primo DLC il gioco sia stato reso più facile da alcune modifiche dell’AI che muove i demoni, che vengono giudicati meno aggressivi di prima e più riluttanti a usare le loro mosse speciali. È possibile che id abbia deciso di semplificare alcuni aspetti pur di “fare spazio” alle nuove meccaniche, favorendo un po’ i nuovi giocatori? Per ora non ci sono commenti ufficiali.

IL FUTURO DEL FRANCHISE


The Ancient Gods Part Two la degna conclusione di DOOM Eternal

The Ancient Gods Part Two rappresenta la fine dal punto di vista dei DLC e della storia, ma DOOM Eternal è tutt’altro che finito. A fine anno scorso, id spiegava che quest’anno dovrebbero arrivare la famosa modalità Invasion promessa ancora prima dell’uscita del gioco, che permette di controllare i demoni della campagna di un altro giocatore, e importanti ampliamenti della Battlemode, tra cui nuovi demoni giocabili, nuove mappe e una riorganizzazione delle classifiche e della gestione del multiplayer competitivo. Dal punto di vista tecnico, è previsto un upgrade next-gen per le console, mentre su PC la questione ray tracing rimane più in sospeso, purtroppo.

Al di là del gioco in sé, il successo di Eternal lascia ben sperare per il futuro del Doom Slayer. Il percorso narrativo iniziato nel 2016 si è concluso con quest’ultimo DLC, ma ciò non significa che non ci siano opportunità per raccontare altre storie in questa stessa ambientazione: del resto, i vari flashback visti durante la campagna possono essere spunti per nuove avventure, e nulla vieta nemmeno di andare più avanti nel futuro. Il personaggio è stato inquadrato sostanzialmente come un essere soprannaturale e, beh, eterno, antico come l’universo stesso e pronto a rientrare in azione se le circostanze lo richiedessero.


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Games
07 Feb


Comunque vada, è bello testimoniare il ritorno in forma smagliante di una delle software house più influenti della storia dei videogiochi, che negli ultimi anni aveva un po’ perso la rotta, tra progetti validi ma un po’ “off topic”, scommesse perse e giochi che semplicemente non erano quel granché, almeno una volta superato l’hype iniziale. A questo punto mi rimane solo una domanda: quando tocca a Quake?

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