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NFT: cosa sono i token non fungibili di cui tutti parlano

NFT: cosa sono i token non fungibili di cui tutti parlano

NFT: cosa sono i token non fungibili di cui tutti parlano


Dalla GIF di un gatto che lascia dietro di sé una scia arcobaleno al primo tweet della storia, passando per un quadro digitale composto da 5mila immagini, ma anche video e brani musicali: oggi in Rete tutto ciò che si crea si può vendere “sotto forma” di NFT.

Un acronimo che non vi suonerà nuovo (è stato da molti definito l’argomento del mese) e che avrete sicuramente letto in relazione a due note personalità che hanno amplificato a dismisura il fenomeno: Jack Dorsey, fondatore e CEO di Twitter, che ha di recente venduto all’asta il suo primo tweet come NFT per la modica cifra di 2,9 milioni di dollari, e l’onnipresente Elon Musk, estimatore accanito delle criptovalute, che ha prodotto un brano di musica elettronica come NFT (dal titolo omonimo) che metterà presto in vendita.

Sono in realtà migliaia i nomi associati a questa nuova “ossessione”. Quello degli NFT, infatti, è un mercato che sta crescendo a un ritmo vertiginoso: nel 2020 il giro d’affari complessivo ha toccato i 250 milioni di dollari, circa il quadruplo rispetto all’anno precedente, come riportano i dati di NonFungible Corporation e dell’Atelier Bnp Paribas.

Prima di sviscerare il significato racchiuso dentro a queste tre inflazionatissime lettere, occorre fare una premessa: il termine “NFT” sta rimpallando sulle testate di tutto il mondo, ma le definizioni attribuitegli sono molteplici e spesso fuorvianti. Con gli NFT, noti anche con il vezzeggiativo “Nifties“, alcune testate fanno riferimento agli stessi oggetti digitali venduti, mentre altre (noi adotteremo questa linea) al “gettone” digitale conservato su blockchain che corrisponde al media venduto e che ne certifica la proprietà e l’autenticità.

Ma cosa sono esattamente gli NFT? E come funzionano?

INDICE

C’ERANO UNA VOLTA I CRYPTO-GATTINI


NFT: cosa sono i token non fungibili di cui tutti parlano

In principio furono i gattini. Il fenomeno dei NFT non è nuovo e la sua genesi è saldamente ancorata a una popolarissima “mania”: era il 2017 quando lo studio canadese Dapper Labs sviluppò CryptoKitties, un gioco basato sulla blockchain Ethereum che consente ai giocatori di acquistare, allevare e rivendere gattini virtuali, ognuno dei quali è unico (con un genotipo e fenotipo propri), di proprietà degli utenti e dotato di un valore che varia in base all’andamento del mercato (nel 2018 un Kitty è stato venduto per 140mila dollari). Il gioco ha causato un aumento delle transazioni su Ethereum tanto da arrivare a coprire il 25% del traffico della piattaforma e a generare un giro d’affari equivalente a 19,6 milioni di dollari in poco tempo dal suo rilascio.

COSA SONO GLI NFT


NFT: cosa sono i token non fungibili di cui tutti parlano

Ma cosa sono, nello specifico, gli NFT? L’acronimo del termine Non-Fungible Token, tradotto “token non fungibili”, significa un insieme di informazioni digitali presenti all’interno di una blockchain che conferisce diritti e caratteristiche a un determinato soggetto. Per semplificare, si tratta di un token crittografato associato a un media che, una volta acquistato, diventa un attestato di proprietà e di autenticità registrato in una blockchain.

Per capirne più approfonditamente il senso, occorre soffermarsi sul significato del termine “fungibile” e del suo contrario: un bene fungibile è un’unità intercambiabile con un’altra del medesimo valore, ad esempio una banconota da un dollaro. Al contrario, un elemento infungibile è dotato di un sua specifica individualità economico-sociale che non ne consente la sostituzione con un altro. Dunque, un token non fungibile è di per sé unico nel suo genere, non intercambiabile e insostituibile.

Può essere registrato con un NFT qualsiasi tipologia di media, dalla musica ai video, passando per i testi, le opere d’arte, le foto, addirittura anche le GIF e i meme. Una volta acquistatone il NFT, il media continua a circolare liberamente in rete, ma i suoi diritti diventano di proprietà dell’acquirente. Il token acquistato è dunque una certificazione del media o opera digitale, non l’opera stessa. I NFT attribuiscono dunque a una creazione digitale tutti i diritti che avrebbe fisicamente come opera, come la rarità, l’autenticità e la proprietà.

Per utilizzare un parallelismo analogico, un NFT corrisponderebbe a una copia autografata di un oggetto, una sorta di pezzo da collezione, ma in versione digitale.

DUE TIPI DI TOKEN NON FUNGIBILI


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Esistono due distinti standard di NFT. Il primo e più diffuso, noto come LRC721, è caratterizzato dal tratto dell’unicità. Significa che un singolo contratto vale un token: un’opera venduta attraverso questo standard corrisponde dunque a un elemento unico.

Il secondo standard, denominato LRC1155, si contraddistingue per il fatto che un contratto valga più token. In questo caso, è come se la proprietà si dividesse tra più soggetti, come nel caso delle stampe a tiratura limitata.

COME FUNZIONANO


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Gli NFT si basano sulla blockchain, una tecnologia di condivisione che consente la conservazione e la trasmissione di informazioni o transazioni fungendo da vero e proprio “registro digitale”, nota soprattutto per i Bitcoin ma utilizzata in numerosi altri ambiti.

Per quanto riguarda il funzionamento degli NFT, la tecnologia blockchain utilizzata è la medesima di quella dei Bitcoin. Diversamente dalle criptovalute, però, gli NFT non possono essere scambiati direttamente tra loro. Questo perché, come già spiegato, non esistono due token non fungibili identici, cui corrisponda il medesimo “valore”.

Numerosi sono gli attributi degli NFT. Essi sono indivisibili, non possono cioè essere suddivisi in denominazioni più piccole ed esistono dunque unicamente come oggetto intero. Sono inoltre indistruttibili: i dati dei token non fungibili, essendo archiviati sulla blockchain tramite smart contract, non possono essere distrutti né rimossi. E sono verificabili: le opere d’arte digitali, ad esempio, possono essere ricondotte al loro creatore e dunque autenticate senza alcuna esigenza di verifica da parte di terzi.

La compravendita di NFT può avvenire utilizzando diverse valute, come i dollari o gli euro, dal momento in cui le blockchain sono fondamentali per attestare la loro autenticità ma non per il loro scambio. Negli ultimi mesi, si sono affacciati sul mercato numerosi marketplace di NFT, vere e proprie piattaforme di compravendita di token non fungibili, come Nifty Gatewat, OpenSea, Known Origin e molte altre.

UNA NUOVA FORMA D’ARTE


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Se è vero che gli NFT possono essere associati a qualunque (o quasi) contenuto digitale, è soprattutto nel mondo dell’arte che il fenomeno si è affermato. Secondo il portale Crypto.art, a novembre 2020 le vendite di opere d’arte basate sugli NFT hanno raggiunto quota 1,5 milioni di dollari, a gennaio 2021 hanno superato i 10 milioni, ma il vero rialzo ha interessato il mese di marzo, quando sono schizzati a 120 milioni di dollari. Un’opera digitale in NFT, conservata in blockchain, è firmata digitalmente dall’artista ed è dunque unica e rara rispetto alle copie che circolano in rete.

I case history sono innumerevoli ed emblematici. Lo scorso 11 marzo, un’opera di Mike Winkelmann, artista digitale noto con il nome d’arte di Beeple, è stata battuta all’asta per 69 milioni di dollari da Christie’s, rendendolo il terzo artista vivente più quotato dopo Jeff Koons e David Hockney.

L’opera “Everydays – The First 5000 Days“, un collage di cinquemila “quadri” digitali realizzati dall’artista, ha sollevato un vento di rivoluzione nel mercato dell’arte: non è soltanto la prima opera NFT ad essere venduta dalla storica casa d’aste, ma la sua vendita segna inoltre l’ingresso ufficiale di un “oggetto digitale” nel circuito dell’arte tradizionale.

Lo stesso Beeple in un comunicato ufficiale ha dichiarato:

“Di sicuro questa vendita segnerà l’inizio di un nuovo capitolo della storia dell’arte, quella della Digital Art”

Acquistando l’opera di Beeple, un soggetto noto con lo pseudonimo di Metakovan (proprietario di Metapurse, uno dei principali fondi di NFT al mondo), ha comprato nient’altro che un file JPEG collocato in un portafoglio digitale reso unico da uno smart contract address fatto di pixel e byte, che è stato “minted”, ovvero coniato. Non ha quindi acquistato la proprietà fisica di un oggetto, come avviene abitualmente durante le vendite di opere d’arte, ma la proprietà digitale.

Beeple (b. 1981)

EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS

token ID: 40913

wallet address: 0xc6b0562605D35eE710138402B878ffe6F2E23807

smart contract address: 0x2a46f2ffd99e19a89476e2f62270e0a35bbf0756

non-fungible token (jpg)

21,069 x 21,069 pixels (319,168,313 bytes)

Minted on 16 February 2021. This work is unique.

“Al momento in cui la creazione digitale viene acquisita, l’acquirente riceve il file con l’opera che incorpora un insieme di informazioni tra cui l’ora della creazione, le dimensioni, la tiratura e il track record di eventuali vendite, comprensive di prezzo e dei possessori precedenti”, scrive Forbes.

In realtà l’associazione tra arte e tecnologia blockchain non è una novità e si rispecchia nel genere della crypto-art, affermata già da qualche anno, nel cui merito tuttavia non scenderemo.

MA A COSA SERVONO?


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La reazione iniziale di chiunque si approcci per la prima volta al curioso mondo degli NFT è quella di domandarsi che senso abbia acquistare – e di conseguenza rivendicare – la proprietà di un file, dal momento in cui esso può comunque essere copiato e “consumato” da tutti. Non abbiamo risposte univoche alla domanda, resta il fatto che nell’universo aleatorio e intangibile della rete, gli NFT rappresentano un modo per assegnare valore e autenticità (ma anche appartenenza) agli “oggetti” in essa presenti. Così facendo, viene per la prima volta introdotto il concetto di esclusività e di rarità nel mondo online.

E di esclusività – sebbene piuttosto fine a se stessa – si tratta, dato che con l’acquisto di un NFT ci si appropria del file di un oggetto digitale e dei metadata che dimostrano che si possiede tale oggetto.

Sicuramente, con la creazione di un NFT collegato a un file destinato a diventare popolare, si spalanca la possibilità di “catturare” il valore dei contenuti virali.

I RISCHI


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Come intuibile, anche il luccicante mondo degli NFT cela le sue spinosità. I rischi che possono sopraggiungere con il loro impiego sono molti, in primis quello dei furti di opere d’arte digitali. Come riporta MalwareBytes, di recente gli hacker hanno violato gli account di alcuni utenti presenti sul marketplace digitale Nifty Gateway e hanno rubato opere d’arte per un valore di migliaia di dollari, successivamente rivendute su Discord o Twitter come NFT. Questo è possibile perché la blockchain è progettata per prevenire la contraffazione, ma non il furto: se qualcuno ruba un NFT e lo rivende, la blockchain registrerà la vendita in modo irreversibile.

In altri casi, alcuni artisti hanno segnalato che le loro opere sono state rubate e rivendute sulle piattaforme di compravendita di NFT a loro insaputa e senza autorizzazione, rendendosene conto addirittura molto tempo dopo l’accaduto. Le persone che hanno creato l’NFT hanno probabilmente “copiato” l’opera d’arte dai siti web degli artisti.

C’è poi un altro aspetto da non trascurare, quello cioè legato all’impatto ambientale degli NFT: non potendo prescindere dalla blockchain, un sistema notoriamente dispendioso dal punto di vista energetico, anche i token non fungibili risultano essere automaticamente poco sostenibili.

MODA O RIVOLUZIONE?


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Non è ancora chiaro quali scenari si delineeranno allo spegnersi dell’hype sollevato dagli NFT. Quel che è certo è che il clamore e i numeri vertiginosi che accompagnano la loro ascesa fanno inevitabilmente pensare a una bolla speculativa che potrebbe esplodere con la stessa facilità con cui si è generata, come successo recentemente con il caso GameStop.

È altrettanto vero che, specialmente nel mondo della digital art, molti artisti digitali potrebbero trovare negli NFT una nuova, concreta opportunità remunerativa, vedendo riconosciuto il valore del proprio lavoro che tenderebbe altrimenti a smarrirsi nell’etere a causa dell’estrema facilità con cui può essere copiato e diffuso. Discorso diverso per media come GIF, meme e post social, la cui mercificazione suona ai più inevitabilmente bizzarra e poco sensata.

Rivoluzione o moda passeggera che sia, il fenomeno degli NFT attira molti e ne scontenta altrettanti. Non ci resta che aspettare di scoprire cos’ha in serbo il futuro per loro.

VIDEO

Altre fonti consultate per la stesura dell’articolo:

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